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Antisemitismo e complotti: la deriva di Kanye West arriva da lontano

#24Gennaio 

Contenuto originale di Facta
di Giuseppe Luca Scaffidi
Il 22 novembre del 2022, due giorni prima della Festa del Ringraziamento, Ye – pseudonimo che, a partire dall’ottobre del 2021, dopo che un tribunale di Los Angeles ha accolto la richiesta del cantante, è diventato a tutti gli effetti il nome ufficiale del rapper e producer statunitense Kanye West – ha partecipato a una cena nella residenza di Donald Trump a Mar-a-Lago, in Florida.
L’incontro ha fatto discutere per via dei suoi ospiti e del loro passato controverso: in compagnia di West, oltre all’ex presidente Trump, sedevano personaggi noti per le loro posizioni razziste e antisemite, tra cui il suprematista bianco Nick Fuentes. Nonostante la giovane età (24 anni), Fuentes ha fatto parlare di sé in più occasioni, principalmente a causa delle opinioni espresse e dei temi trattati nel suo podcast “America First with Nicholas J. Fuentes”.
Negli Stati Uniti, Fuentes può contare sul seguito di una platea molto fidelizzata, conosciuta come “Groyper Army” e composta soprattutto da troll nazionalisti e conservatori di estrema destra. Nel 2020 il canale YouTube di Fuentes è stato sospeso a causa delle ripetute violazioni delle regole sull’incitamento all’odio stabilite dalla piattaforma.
Considerato da più fonti come un negazionista dell’Olocausto, la scorsa estate ha commentato la decisione della Corte Suprema degli Stati Uniti che ha ribaltato la celebre sentenza “Roe v. Wade” , eliminando così la protezione federale del diritto all’aborto, e ha detto di considerarla l’anticamera di un «governo talebano cattolico – in senso positivo».
Non sono ancora chiare le circostanze dell’incontro: in un post pubblicato sul suo social network Truth, Trump ha scritto che West si sarebbe «presentato inaspettatamente con tre dei suoi amici», parlando di una cena «veloce e tranquilla».
Come ha scritto il giornalista Ronald Brownstein su The Atlantic, la cena è stata l’evento che «ha costretto il numero maggiore di politici repubblicani dagli eventi di Charlotesville nel 2017 a condannare pubblicamente quelle visioni estremiste».
Anche un trumpiano di ferro come Kevin McCarthy si è trovato costretto a criticare pubblicamente Fuentes, ma ha aggiunto che Trump «non sapeva chi fosse» quando lo ha incontrato.
La critica più rumorosa è stata quella di David Friedman – ambasciatore in Israele sotto la presidenza Trump – che, su Twitter, ha consigliato all’ex presidente di tenersi alla larga da «un antisemita come Kanye West e da una feccia umana come Nick Fuentes».
Le parole di Friedman si riferiscono al fatto che negli ultimi tempi West è balzato agli onori delle cronache per le sue posizioni antisemite: poco più di un mese prima dell’incontro a Mar-a-Lago, durante un’intervista con Chris Cuomo, ha fatto riferimento a una non meglio precisata «mafia mediatica clandestina ebraica».
Ma dove affonda le radici la deriva antisemita e complottista di Kanye West? Scopriamolo insieme.
L'antisemitismo di Kanye West
Dopo che la cena è diventata di dominio pubblico, la deriva antisemita di West non ha fatto che peggiorare: il 28 novembre, appena una settimana dopo Mar-a-Lago, Ye ha preso parte a una puntata di Timcast, il podcast condotto dallo youtuber ed ex reporter di VICE News Tim Pool, accompagnato da Nick Fuentes e dal commentatore di estrema destra Milos Yiannopoulos.
Durante l’intervista, il rapper ha fatto riferimento (senza nominarlo direttamente) al documentario Hebrews to Negroes: Wake Up Black America, un film del 2018 – celebrato dal cestista NBA Kyrie Irving, anch’egli noto per le proprie posizioni antisemite, con un tweet che gli è costato la sospensione dalla sua squadra, i Brooklyn Nets – contenente teorie antisemite sulla tratta degli schiavi e ipotesi negazioniste sull’Olocausto.
Il film, basato sull’omonimo libro scritto da Donald Dalton Jr. (che è anche il regista dell’adattamento), si rifà alle bizzarre idee propagandate dal movimento Black Hebrew Israelites , secondo cui i discendenti delle dodici tribù ebraiche si stabilirono in tutta l’Africa dopo la distruzione del Regno di Israele e, successivamente, furono venduti come schiavi.
«Ci sono credenze diverse sulle nostre linee di sangue, sai, come il documentario che Kyrie [Irving] ha pubblicato e in generale, l’America è stata lasciata all’oscuro e la storia è stata manipolata», ha dichiarato West durante l’intervista, menzionando la bizzarra teoria.
Il rapper ha rincarato la dose a dicembre, elogiando Adolf Hitler – che, a sua detta, avrebbe «inventato le autostrade e il microfono» – in un’intervista con il commentatore di estrema destra Alex Jones.
Qualche giorno dopo, intervistato dal fondatore dei Proud Boys – gruppo di estrema destra statunitense razzista e misogino – Gavin McInnes sulla piattaforma alt-right Censored.TV, West ha chiesto al popolo ebraico di «perdonare» Hitler e li ha incolpati per la cattiva reputazione del leader nazista.
Nel frattempo, il rapporto con i social network si è fatto complicato. Lo scorso 2 dicembre l’account Twitter di West, amico di lunga data di Musk, è stato sospeso per aver postato alcune frasi su Hitler e una foto con una svastica intrecciata a una stella di Davide. Non è la prima volta che Ye viene escluso da un social network per motivi simili.
A marzo scorso, Meta ha sospeso per ventiquattr’ore l’account Instagram del rapper a causa di alcuni post pieni di insulti razzisti contro l’attore e conduttore televisivo Trevor Noah. Sette mesi dopo, ad ottobre 2022, l’account è stato nuovamente limitato a causa della pubblicazione di alcuni screenshot di messaggi a sfondo antisemita scambiati con il rapper Sean Combs, conosciuto come Diddy. Nella conversazione, denunciata dall’American Jewish Committee, West ha accusato Diddy di essere controllato dagli ebrei.
E così West ha pensato che fosse arrivato il momento di farsi il suo social network. A ottobre, West ha annunciato un accordo per l’acquisto del discusso social network Parler, spazio frequentatissimo dalla cosiddetta alt-right (l’estrema destra americana nata e cresciuta online, che è riuscita a fare rete grazie ai gruppi di discussione su aperti su imageboard come 4chan, 8chan, Reddit). Annuncio che, al tempo, era stato confermato anche da Parlement Technologies, la società che possiede la piattaforma. Il social, tra le altre cose, ha avuto un ruolo importante nell’organizzazione dell’assalto a Capitol Hill e ha contribuito alla diffusione della teoria del complotto di QAnon.
West ha dichiarato che l’acquisizione di Parler rappresenterebbe un passo in avanti importante sul fronte della lotta contro ogni forma di censura sui social, dato che «in un mondo in cui le opinioni conservatrici sono considerate controverse, dobbiamo assicurarci di avere il diritto di esprimerci liberamente».
A dicembre però le trattative si sono fermate: Parlament Technologies ha fatto sapere che le parti hanno scelto di separarsi senza chiudere l’accordo.
Quando è iniziata la deriva antisemita di West?
Anche se durante lo scorso anno West ha tolto ogni dubbio sulle sue convinzioni antisemite, le sue dichiarazioni di questo tipo hanno alle spalle una storia decennale.
Nel 2013, intervistato dalla stazione radio di New York Power 105, pronunciò alcune parole ambigue che restituivano una visione degli ebrei stigmatizzante, sostenendo che le persone nere «non hanno lo stesso livello di conoscenze e rapporti che hanno gli ebrei». Due anni prima, durante un concerto in Inghilterra, avevano paragonato sé stesso a Hitler.
Negli ultimi mesi sono venute fuori altre testimonianze: ad esempio, secondo quanto dichiarato a Nbc da alcune persone che hanno lavorato con Ye, il rapper già sette anni fa avrebbe elogiato Hitler e rilanciato teorie del complotto sugli ebrei. Altre fonti vicine al cantante hanno raccontato a Cnn che West avrebbe pensato di dedicare il titolo del suo album del 2018, poi chiamato ‘Ye’, ad Hitler.
Fonti consultate dalla rivista americana Rolling Stone hanno affermato che West avrebbe espresso la propria fascinazione per Hitler e la Germania nazista quasi vent’anni fa, e che questa tendenza sarebbe ben nota tra le persone che lo frequentano abitualmente. Sempre stando alle testimonianze fornite a Rolling Stone, il rapper sarebbe un autentico feticista della propaganda nazista: in una riunione del 2015 avrebbe definito Hitler «un genio del marketing».
La ritirata dei brand
Nel frattempo il rapporto di West con molti marchi si è fatto difficile, sia per le dichiarazioni pubbliche che per una serie di questioni legali: a settembre 2022 è finito il legame lavorativo con GAP, famosa azienda di abbigliamento e accessori, per via di alcune accuse sui vincoli contrattuali. Il mese dopo anche Balenciaga, famosa casa di moda spagnola, ha interrotto ogni rapporto con il cantante tramite una decisione irreversibile presa dal gruppo Kering che controlla il marchio.
A strettissimo giro anche Adidas, un brand a cui, negli anni, Ye ha legato moltissimo la sua immagine – soprattutto grazie a una famosissima linea di sneakers – ha rescisso il contratto con un comunicato ufficiale pubblicato sul proprio sito, spiegando che «i commenti e le azioni compiute di recente da Ye sono inaccettabili, odiose e pericolose e violano i valori di diversità e inclusione, rispetto reciproco ed equità della nostra azienda».
L’azienda tedesca ha preso questo provvedimento come reazione a una frase che Ye ha pronunciato durante la sua ospitata al podcast Drink Champs, risalente al 16 ottobre scorso, schernendo il marchio: «Il fatto di me e Adidas è tipo: posso dire me**a antisemita e l’Adidas non può buttarmi fuori. E adesso? E adesso?». Durante la stessa puntata, West ha messo in discussione la versione ufficiale relativa all’omicidio di George Floyd da parte di Derek Chauvin, suggerendo che la sua morte fosse dovuta in realtà a un’overdose di fentanyl. Dopo queste dichiarazioni l’ex compagna di George Floyd, Roxie Washington, ha citato in giudizio Kanye West per 250 milioni di dollari.
Ye, un personaggio pubblico controverso da sempre
È difficile comprendere del tutto i motivi che hanno trasformato West in un manifesto dell’antisemitismo, del trumpismo e del nazionalismo bianco. Nell’arco di una manciata di anni, il rapper da 22 premi Grammy ha rappresentato tutto e il contrario di tutto. Lo stesso artista che nel 2005 sosteneva che George Bush doesn’t care about black people, «a George Bush le persone nere non interessano», pochi giorni dopo aver fatto parlare di sé per aver definito l’AIDS come uno strumento di controllo utilizzato dal governo nel testo della canzone Heard ’Em Say. E ha finito per sfilare alla Paris Fashion Week con la tristemente famosa maglietta “White Lives Matter”.
Nel 2013 finì al centro delle polemiche per aver indossato una giacca con una toppa raffigurante la bandiera confederata, simbolo ambiguo di discriminazione razziale nella storia degli Stati Uniti. Nel 2016, inspiegabilmente, proclamò in un tweet l’innocenza di Bill Cosby, l’attore al centro di un grande scandalo di abusi sessuali.
Due anni dopo, durante un’ intervista concessa al magazine TMZ, il rapper definì la schiavitù degli afroamericani una “scelta”. «Si sente parlare della schiavitù durata 400 anni; ma se è durata così a lungo parlerei più di una scelta», disse, scatenando una bufera di critiche.
Nell’ottobre dello scorso anno, West non ha perso occasione per tirare in ballo l’ennesima, assurda fantasia di complotto: durante un’intervista con l’anchorman di destra Tucker Carlson, ha accusato i media di aver cospirato per mantenere sovrappeso la sua collega Lizzo al fine di promuovere stili di vita «clinicamente malsani», trasformandola in una pedina strumentale al «genocidio della razza nera».
Il trumpismo e l’ossessione per la presidenza americana
Kanye West è anche affascinato dalla figura di Donald Trump e non da oggi: negli anni che hanno preceduto il grande spartiacque delle elezioni del 2016 West ha fatto riferimento al tycoon all’interno dei suoi testi in più di un’occasione.
La prima citazione è arrivata nel 2005, durante un freestyle del rapper sul canale YouTube Tim Westwood TV – il video è stato rimosso, ma il testo è ancora disponibile. West tornò a nominare l’imprenditore nel 2009 e nel 2010, rispettivamente in Flashing Lights (Remix) e in So Appalled .
Difficile dimenticare, poi, il clamore suscitato dal video di Famous e dalla sequenza in cui il rapper, omaggiando un famoso dipinto di Vincent Desiderio, si distende sul letto insieme ad attori chiamati a interpretare versioni nudiste di diversi personaggi noti, tra cui per l’appunto Trump.
Da parte sua, Trump non sembra aver sempre ricambiato l’interesse. Il magazine TMZ riporta che nel 2009 Trump espresse il proprio punto di vista sulla condotta riprovevole che West tenne in occasione degli MTV Music Awards, quando West interruppe la premiazione di Taylor Swift per il miglior video femminile dando vita a un siparietto ormai celebre (secondo TMZ, Trump definì l’atteggiamento di West «disgustoso»). Poi sembrò cambiare idea. Sei anni dopo, l’imprenditore augurò il meglio al cantante e alla sua futura moglie Kim Kardashian in vista del loro matrimonio.
Il 17 novembre del 2016, durante un concerto, Ye rivelò pubblicamente il proprio apprezzamento per Trump, guadagnandosi i fischi del pubblico. Meno di un mese dopo, Ye visitò la Trump Tower.
Nell’aprile del 2018, West pubblicò una serie di tweet in favore di Trump, definendolo un “fratello”; non pago, pubblicò una propria foto con il cappellino MAGA (“Make America Great Again”) firmato da Trump.
West ha dimostrato poi anche una strana passione per la Casa Bianca. La prima volta in cui Kanye ha ipotizzato una candidatura alla Presidenza degli Stati Uniti risale al 2015. L’ufficialità, però, è arrivata soltanto cinque anni dopo, con un annuncio via Twitter nel giorno dell’Indipendenza – anche se West era effettivamente in corsa in soli 12 Stati, avendo mancato la scadenza per l’adempimento delle pratiche in tutti gli altri. Gli elettori racimolati per il suo programma – a tratti delirante, nonché fondato in buona parte sul modello del regno di Wakanda reso noto dal cinecomic Black Panther – hanno superato di poco i 60mila voti.
In conclusione
Già nel 2013 Kanye West dichiarò che «i neri non hanno lo stesso livello di conoscenze e rapporti che hanno gli ebrei». E secondo alcune testimonianze fornite negli ultimi mesi da alcuni ex collaboratori di West, le sue simpatie filonaziste sarebbero cosa nota tra le persone che lo frequentano. Per quanto riguarda i complotti, Ye ne ha rilanciati pubblicamente diversi, dalle teorie propagandate dal movimento estremista Black Hebrew Israelites all’ipotesi di overdose da fentanyl per spiegare la morte di George Floyd. La deriva di uno dei rapper più di successo di sempre arriva da lontano.


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