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Calci in pancia alla moglie incinta, in manette marocchino: “E’ mia e la picchia quando voglio”

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Contenuto originale di Il Primato Nazionale
Roma, 24 gen — «È mia moglie, la picchio quando voglio, tu non ti intrometti fra di noi… Gli faccio quello che voglio»: con queste parole di inaudita bestialità un marocchino giustificava le continue sevizie e gli abusi a cui sottoponeva la propria consorte, incinta di otto mesi, arrivandola a prenderla a calci in pancia. Un inferno che si è concluso ieri quando i carabinieri di Toano lo hanno arrestato ieri con l’accusa di maltrattamenti in famiglia e lesioni personali aggravate dallo stato interessante della donna.
Calci in pancia alla moglie incinta, arrestato marocchino
Per la moglie si è reso necessario il trasporto in ospedale di Sassuolo per accertare che la salute di madre e figlio non fosse compromessa: la prima prognosi è di 15 giorni per le lesioni riportate in seguito alle botte del marito, un impiegato di 40 anni. La sventurata vittima della sua furia, una casalinga di 32 anni, aveva chiesto aiuto alla madre inviandole su Whatsapp una foto in cui compariva con evidenti segni di trauma sul viso: lividi e graffi causati dalle sevizie del marocchino, che l’avrebbe colpita con schiaffi, pugni in faccia, tirandole i capelli e, fatto gravissimo calciandole la pancia.
E’ mia, la picchio quando voglio
La donna era subito accorsa in aiuto della figlia, incontrando l’ostilità del genero: «È mia moglie, la picchio quando voglio, tu non ti intrometti fra di noi… Gli faccio quello che voglio», così si sarebbe rivolto alla suocera mettendo bene in chiaro che la moglie, in quanto oggetto di sua proprietà, era tenuta a subire angherie e violenze senza fiatare. Alla madre di lei non sarebbe rimasto altro da fare che allertare e i soccorsi e chiamare il 112, che ha fatto intervenire una pattuglia dei carabinieri della stazione di Toano. I militari dell’Arma hanno quindi arrestato il marocchino, colto il flagranza di reato.
Ora la donna rimane sotto osservazione: il personale medico è al lavoro per accertarsi che le sevizie del marocchino non abbiano pregiudicato la salute del nascituro. Stando a quanto emerso finora dalle indagini, non si tratta di un caso di violenza isolato ma di una serie reiterata di abusi e maltrattamenti, spesso avvenuti di fronte ai due figli minorenni della coppia.
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Cristina Gauri


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