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Matteo Messina Denaro, dai pizzini quegli ordini ai suoi uomini | “Digli che io sono qua più di prima”

#23Gennaio  #Attualità 

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Il presente, ma soprattutto il passato anche quello più recente vissuto da Matteo Messina Denaro. A distanza di una settimana dall’arresto del boss di Cosa Nostra, il Corriere della Sera pubblica in un articolo stralci di conversazioni contenute in alcuni pizzini. Attraverso i suoi uomini Messina Denaro doveva far capire che nonostante il tumore al colon, ci fosse e fosse più forte di prima
Le calamite e i numerosi gadget che raffigurano scene del film Il Padrino, fanno parte di quella morbosità giornalistica e non solo, che riguardano la notizia delle notizie: Matteo Messina Denaro e la sua cattura avvenuta esattamente una settimana fa a Palermo.
Da allora sono stati trovati, sequestrati e perquisiti i suoi covi, le sue abitazioni e il suo “tesoro” visibile. E’ stata ritrovata la macchina acquistata in contanti dallo stesso capo mafia, e sono stati passati al setaccio e continuano ad essere controllati tutti quei luoghi che, soprattutto negli ultimi anni, lo hanno protetto, costruendo intorno a lui una fittissima rete di connivenze.
Ma agli inquirenti interessa anche e soprattutto il passato recente di Messina Denaro: con chi ha fatto affari? Chi era parte integrante del suo mandamento? Come comunicava il boss coi suoi uomini? E cosa ordinava loro? E in questa direzione proprio oggi il Corriere della Sera pubblica alcuni stralci di intercettazioni in cui si comprende bene il clima che si respirava nella zona di Castelvetrano, feudo del boss, dove continuava a comandare ‘iddu. Il suo potere era talmente incontrastato, che anche solo pensare, sussurrare che il capo fosse morto, poteva creare grossi problemi a qualcuno. E veniamo proprio alle intercettazioni pubblicate dal noto quotidiano.
Messina Denaro, le intercettazioni e i pizzini “Sono qua più di prima, anzi più di prima”
In una conversazione tra Piero Di Natale, uno dei principali affiliati del clan di Franco Luppino (luogotenente del boss), e Marco Buffa, cinquantenne inquisito per mafia e droga, Di Natale accusa Buffa di aver messo in giro voci su un presunto decesso del ‘padrino’. “Non parlare di questo fatto, perché già la notizia gli è arrivata…”, dice. Buffa reagisce così: “Non accusate a me perché vi vengo ad ammazzare tutti, io a te l’ho detto, ti ho detto ‘Secondo me è così’. Finisce a coltellate, non diciamo minchiate”. Ma perchè le voci corrono coì fretta? Perchè Messina Denaro nel novembre del 2020 aveva subito un intervento al colon presso l’ospedale Abele Ajello di Mazara del Vallo. Anche in quell’occasione la sua identità rispondeva a quella di Andrea Bonafede.
Dopo l’operazione il trasferimento a Campobello di Mazara. Dal comune trapanese il Padrino continuava a dettare le regole. La prova provata, nei pizzini come si evince, scrive ancora Giovanni Bianconi sul Corriere della Sera, in un’intercettazione di Di Natale “gli ha detto salutami a Sandrone e digli che io sono qua come prima, anzi più di prima”. E ancora viene fuori da un altro passaggio, la perentorietà e la sicurezza con cui Il boss distribuiva ordini “A questo l’ho messo qua, a questo l’ho messo da questa parte, tu se hai bisogno ti puoi rivolgere a questo, tu con questo se hai bisogno rivolgiti a questo… Io stavo svenendo per la serie di nomi che ci sono stati”.


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