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Non Putin, ma Larry Fink: la crisi energetica mondiale progettata da BlackRock, cui Biden obbedisce

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Contenuto originale di Visione TV
Sveglia, bambini: non è stato Putin a far esplodere il prezzo del gas, precipitando il mondo nella peggiore crisi della storia. Seriamente: scartate subito l’idea che sia stata la guerra in Ucraina a fare da detonatore. Tutto era già stato deciso a tavolino due anni prima. Dalla Casa Bianca? Ma no: dal santuario della grande finanza, rispetto a cui i poteri sottostanti – da Biden a Ursula von der Leyen – si limitano a fare da zerbino. È quanto emerge dalla precisa ricostruzione fornita su “Global Research” da un analista come William Engdahl, docente di “rischio strategico” e autore di bestseller su petrolio e geopolitica.
Nome e cognome dell’uomo che ha dato il via alla crisi: Larry Fink, il Ceo di BlackRock. Attenzione: come ricordato da Franco Fracassi, BlackRock – insieme a Vanguard e State Street – compone il Tridente del sommo potere mondiale. I tre maxi-fondi d’investimento, soci l’uno dell’altro, sono infatti presenti (insieme o separatamente) nell’azionariato di qualsiasi cosa conti davvero, nel mondo. Tradotto: potendo investire o disinvestire a comando, vantano un infinito potere di ricatto. Sono loro a decidere chi sale e chi scende, quando e a quale prezzo. Risultato: inutile rivolgersi alle istituzioni, se il vero sovrano non ha patria e domina i Cda delle maggiori multinazionali, in ogni settore.
In questo schema c’è sempre un bambolotto di pezza, maneggiato per aprire le danze: nella fattispecie, risponde al nome di Greta Thunberg. Missione apparente: salvare il mondo, magari con l’aiuto dei noti benefattori di Davos. Vero obiettivo: costruire il più grande business della storia, cioè la migrazione finanziaria degli investimenti verso il presunto “green”, sulla base del dogma scientista – targato Onu – secondo il quale sarebbe essenzialmente l’uomo a surriscaldare la Terra. Un pianeta dove l’anidride carbonica viene presentata come un male catastrofico, cui rimediare subito e senza discussioni, anche emarginando gli scienziati – Premi Nobel inclusi – che denunciano questa tesi come una colossale montatura, basata su assiomi non scientifici e modelli previsionali taroccati.
Creato il “frame”, la forma-pensiero resa obbligatoria dal pensiero unico, ecco la zampata a cronometro del vero monarca: l’editto con cui BlackRock, nel 2020, annuncia l’agenda tassativa dell’ormai inderogabile svolta energetica. Come accelerarla? Semplice: facendo in modo che le fonti fossili risultino, di colpo, sempre meno accessibili e sempre meno convenienti. Il resto è cronaca: qualcuno, alla Casa Bianca, induce Kiev a stracciare gli accordi di Minsk e spinge l’Ucraina verso la Nato, al punto da provocare infine l’inevitabile reazione russa (con tutto il corredo previsto fin dall’inizio, dalle sanzioni ai sabotaggi dei gasdotti, per arrivare al terremoto socio-economico europeo fatto esplodere con il caro-bollette).
«La maggior parte delle persone – sintetizza “Global Research” – è sconcertata dalla crisi energetica globale, con i prezzi del petrolio, del gas e del carbone che salgono simultaneamente e costringono persino alla chiusura di importanti impianti industriali (chimica, alluminio, acciaio)». Per Biden e l’Ue, tutto è dovuto alle azioni militari di Putin in Ucraina: una litania recitata in coro dai grandi media. Peccato che si tratti di una bufala. «La crisi energetica è il frutto di una strategia lungamente pianificata dai circoli aziendali e politici occidentali per smantellare le economie industriali in nome di un’agenda verde distopica», sottolinea il newsmagazine geopolitico canadese. «E tutto questo risale a ben prima del febbraio 2022», quando cioè la Russia era ancora ben lontana dal lanciare la sua operazione militare in Ucraina.
La lucida ricostruzione di Engdahl si basa su fonti aperte: i fatti sono sotto gli occhi di tutti, anche se nessuno – nel mainstream – vuole vederli. L’atto d’inizio è datato gennaio 2020, alla vigilia della grande paralisi Covid. Dall’altro del suo portafoglio-investimenti da 7 trilioni di dollari, Larry Fink ha inviato ai colleghi di Wall Street e ai Ceo delle grandi aziende una lettera storica: “A Fundamental Reshaping of Finance” (una rimodellazione fondamentale della finanza). L’annuncio: è inderogabile una svolta radicale per gli investimenti aziendali, il business dovrà necessariamente diventare “verde”. Scriveva il profeta Fink: «Nel prossimo futuro – e prima di quanto la maggior parte si aspetti – ci sarà una significativa riallocazione del capitale, perché il rischio climatico è un rischio di investimento».
In una lettera separata ai clienti di BlackRock, il capo del maggior fondo d’investimento del pianeta ha presentato la nuova agenda per il trasferimento dei capitali: il colosso globale sarebbe uscito da molti investimenti ad alto contenuto di CO2 come quelli basati sul carbone, che resta la maggiore fonte di elettricità per gli Stati Uniti e molti altri paesi. Non solo: Fink annunciava che avrebbe «esaminato i nuovi investimenti in petrolio, gas e carbone» per determinare la loro compatibilità con la “sostenibilità” dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite. Scontato l’esito della “ricognizione”: BlackRock avrebbe iniziato subito a disinvestire nelle fonti fossili. Messaggio chiaro, dalle conseguenze planetarie: aziende e governi che dovessero restare ancorati au tradizionali approvvigionamenti energetici «incontreranno un crescente scetticismo da parte dei mercati e un costo del capitale più elevato».
Da quel momento, è diventato sacro il nuovo verbo dei cosiddetti “investimenti Esg” (ambiente, società e governance) che penalizzano produttori e distributori di carbone, petrolio e gas. Mega-aziende, completamente sottoposte all’immenso potere di BlackRock, State Street e Vanguard. È il Tridente, ancora una volta, a rimodellare il mondo secondo i suoi interessi e travolgendo tutto, multinazionali e agende governative. «Fink è stato anche in grado di convincere quattro membri del Cda di Exxon Mobil a porre fine alle attività di petrolio e gas della società». Sottolinea Engdahl: «La lettera di Fink del gennaio 2020 era una dichiarazione di guerra della grande finanza contro l’industria energetica convenzionale».
Di BlackRock conta anche il curriculum, nel settore “gretino”: il fondo è stato uno dei fondatori delle task force climatico-finanziarie in ambito Onu. Nel 2019 ha sottoscritto la dichiarazione del Vaticano che sostiene i regimi di tariffazione del carbonio. E l’anno seguente è pure entrato a far parte di Climate Action 100, una coalizione di quasi 400 gestori di investimenti che controllano 40 trilioni di dollari. «Con quella fatidica lettera del gennaio 2020, Larry Fink ha avviato un colossale disinvestimento, da trilioni di dollari, nel settore globale del petrolio e del gas». Curioso: «Quello stesso anno, Fink è stato nominato membro del Board of Trustees del World Economic Forum di Klaus Schwab, cioè il nesso politico e aziendale dell’Agenda 2030 “Zero Carbon” delle Nazioni Unite».
Nel giugno 2019, ricorda sempre Engdahl, il World Economic Forum e il Palazzo di Vetro hanno firmato un accordo strategico di partenariato per accelerare l’attuazione dell’Agenda 2030. «Il Wef dispone di una piattaforma di intelligence strategica che include i 17 obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030». Un anno dopo la “dichiarazione di guerra”, Fink ha rincarato la dose: in una lettera del 2021, destinata ai Ceo, il boss di BlackRock ha raddoppiato l’attacco a petrolio, gas e carbone. Considerando «quanto sarà centrale la transizione energetica per le prospettive di crescita di ogni azienda», ha scritto, «chiediamo alle aziende di divulgare un piano su come il loro modello di business sarà compatibile con un’economia a impatto zero». Come dire: datevi una mossa, o potremmo sempre ritirare il nostro supporto finanziario.
Quelli di Fink non sono consigli, sono ordini: impartiti da chi è sicuro di vincere sempre. «Dove va BlackRock, gli altri seguiranno», ha chiarito un dirigente del colosso finanziario in una recente conferenza sull’energia. Riassume “Global Research”: «In soli due anni, entro il 2022, circa 1 trilione di dollari è uscito dagli investimenti nell’esplorazione e nello sviluppo di petrolio e gas a livello globale. L’estrazione del petrolio è un’attività costosa e l’interruzione degli investimenti esterni da parte di BlackRock e di altri investitori di Wall Street segna la morte lenta del settore». La guerra all’economia, lanciata dall’Operazione Covid, ha letteralmente preso il volo con l’arrivo di Joe Biden alla Casa Bianca.
Già, Biden: un ingranaggio importante, nella catena della crisi mondiale pilotata dal Tridente finanziario, con manovre molto evidenti anche in Europa. Larry Fink è stabilmente nel board di Davos: organismo che Ursula von der Leyen lasciò nel 2019 per assumere la presidenza della Commissione Ue. «Il suo primo atto importante a Bruxelles è stato quello di portare avanti l’agenda Zero Carbon. Ciò ha imposto importanti tasse sul carbonio e altri vincoli su petrolio, gas e carbone, nell’Ue, ben prima delle azioni russe del febbraio 2022 in Ucraina». Riassume Engdahl: «L’impatto combinato della fraudolenta “agenda Esg” di Fink nell’amministrazione Biden e della follia Zero Carbon dell’Ue sta creando la peggiore crisi energetica e inflazionistica della storia».
Per un’impresa simile, ovviamente, non si può prescindere dalla Casa Bianca: l’operazione infatti è scattata solo dopo lo sfratto di Trump. Ma le premesse, scrive ancora Engdahl, risalgono al 2019, quando Fink incontrò – a porte chiuse – l’incolore Biden, il quale gli avrebbe detto: «Sono qui per aiutare». Illuminato sulla via di BlackRock, il futuro presidente si sarebbe sbilanciato con il seguente annuncio: «Ci sbarazzeremo dei combustibili fossili». Non ancora insediato, ma già reduce dalla “vittoria” alle presidenziali ottenuta con favore delle tenebre, nel dicembre 2020 lo stesso Biden ha designato un oscuro funzionario, Brian Deese, quale “assistente del Presidente e direttore del Consiglio Economico Nazionale”. Chi è, Deese? Ovvio: un uomo di Fink, per anni responsabile globale degli “investimenti sostenibili” di BlackRock.
Già sotto Obama, proprio Deese aveva svolto un ruolo-chiave nella stesura dell’accordo sul clima di Parigi nel 2015. Cinque anni dopo, lo stesso Deese «ha tranquillamente plasmato la guerra di Biden all’energia, catastrofica per l’industria petrolifera e del gas». È stato l’insider di BlckRock a fornire a Biden le misure anti-petrolio varate già nel primo giorno della sua presidenza, nel gennaio 2021. «Ciò includeva la chiusura dell’enorme oleodotto Keystone Xl, che avrebbe portato 830.000 barili al giorno dal Canada fino alle raffinerie del Texas». Altro capolavoro: interrompere qualsiasi nuova impresa energetica nell’Artico. «Biden ha anche aderito all’accordo sul clima di Parigi redatto da Deese, che Trump aveva annullato». Poi magari uno pensa: siamo nei guai perché Putin ha invaso il Donbass. Per eventuali dubbi, è inutile rivolgersi alla Casa Bianca: meglio citofonare direttamente a BlackRock.
GIORGIO CATTANEO


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