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La storia di Jacinda Ardern

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Anche la gestione della pandemia ha contribuito alla sua popolarità.
Nel 2020 Ardern decide fin dai primissimi casi in Nuova Zelanda di chiudere il Paese a ogni rapporto con l’esterno riuscendo così a evitare il numero di morti esorbitanti visto in altri Stati. Il suo pugno di ferro anti Covid finì dopo due anni sotto accusa causando proteste anche violente.
Ardern è inoltre celebre per le sue posizioni femministe, a favore dei diritti civili e ambientaliste. Ha reso gratis gli assorbenti nelle scuole, è stata la prima premier neozelandese a partecipare a un gay pride e nel 2019 ha promosso una legge che fissa il 2050 come anno entro cui raggiungere l’obiettivo di zero emissioni di anidride carbonica. La decisione ha reso la Nuova Zelanda uno dei pochissimi Paesi ad avere un obiettivo del genere fissato da una legge nazionale.
La premier ha portato anche sul piano personale le proprie battaglie. Nel 2018 si è presentata all’Assemblea generale dell’Onu con la sua bimba di pochi mesi in braccio, prima volta nella storia delle Nazioni Unite. E durante lo stesso anno ha incontrato la Regina Elisabetta con un mantello maori per ribadire la sua vicinanza alle popolazioni colpite dall’imperialismo.
Queste azioni le hanno permesso di varcare i confini nazionali con la sua popolarità. Oggi ha annunciato le sue dimissioni, citando il burnout come causa principale. “Non ho più energia nel serbatoio”, ha detto. Il suo mandato terminerà ufficialmente il 7 febbraio.


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