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Vikings: Valhalla 2, recensione: su Netflix le nuove imprese dei vichinghi post Ragnar

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Contenuto originale di Il Notiziario
di Stefano Di Maria
I protagonisti di VIKINGS: VALHALLA sono tornati su Netflix con la seconda stagione, piene di promesse che hanno mantenuto a metà ma che ci sarà modo di rispettare nel terzo – già confermato – capitolo. Nessuna battaglia epica, stavolta, si respira piuttosto un clima di preparazione e attesa verso le avventure che i nostri eroi si preparano a vivere prossimamente. E noi con loro.
VICHINGHI: VALHALLA – LA TRAMA
In un passato di oltre mille anni fa, all’inizio dell’XI secolo, VIKINGS: VALHALLA narra le eroiche avventure di alcuni dei più famosi vichinghi mai esistiti: il leggendario esploratore Leif Eriksson (Sam Corlett), la sua impavida e tenace sorella Freydis Eriksdotter (Frida Gustavsson) e l’ambizioso principe del Nord Harald Sigurdsson (Leo Suter). La seconda stagione ritrova i nostri eroi poco dopo la tragica caduta di Kattegat, un evento che ha infranto i loro sogni e alterato i loro destini. Trovandosi improvvisamente fuggitivi in Scandinavia, sono costretti a mettere alla prova le loro ambizioni e il loro coraggio in mondi che vanno oltre i fiordi di Kattegat, approdando fino in Turchia.
VIKINGS: VALHALLA – LA RECENSIONE
Non c’è tempo di rimpiangere Ragnar & C. VIKINGS VALHALLA continua a respirare di vita propria, segue un suo percorso narrativo che attinge il minimo dalla serie originale: si pone come una narrazione più storica (tutti i personaggi sono realmente esistiti), con gli intermezzi onirici ridotti all’essenziale.
Anche in questa seconda stagione si parla di tensioni, fortissime, fra norreni, che si sono scissi in convertiti al cristianesimo e fedeli al dio Odino e al Valahlla. Il concetto di religione, dunque, ha una duplice valenza, mostrando come anche nella società norrena fosse motivo di guerriglie e scontri degni di quello che oggi chiameremmo il più profondo integralismo. In questo contesto, appare quasi anacronistica la vicenda degli intrighi di corte a Londra, una storia a se stante rispetto alle imprese vichinghe.
Lo sforzo produttivo c’è e si nota. Ogni aspetto della serie è curato nei minimi dettagli: dalle ricostruzioni storiche alla messa in scena delle imprese più ardite, dalla fotografia ai costumi, VIKINGS: VALHALLA convince. Anche grazie a un cast eccellente e a una scrittura che non ha pretese storiche ma nemmeno si abbandona alle fantasie più sfrenate. Resta però un fatto: la saga può consolare chi si sente orfano di Ragnar e dei suoi figli, ma non raggiunge l’epica della serie originale.
VOTO: 3 su 5
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