Parliamo di...

Un patrimonio di rapporti alla prova dei cambiamenti del sistema internazionale. Italia e Russia negli anni della transizione (1980-2000)

#19Gennaio  #RussiaeSpazioPost-sovietico  #Gorbačëv  #guerrafredda  #Italia 

Contenuto originale di Geopolitica.info
Una lunga tradizione di profondi rapporti culturali, economici, commerciali e anche politici ha storicamente connesso Italia e Russia.
La motivazione di questo legame speciale è stata rintracciata in una serie di fattori costanti che hanno plasmato in senso cooperativo e non competitivo le relazioni tra i due paesi. Sul piano internazionale, l’asimmetria dello status internazionale e la lontananza geografica dei due attori. Sul piano interno, la reciproca fascinazione prodotta dalle rispettive identità culturali, così come l’intensità degli scambi economici e commerciali. Tuttavia, la narrativa di una relazione privilegiata tra Italia e Russia, pur storicamente fondata, non deve sfociare nella semplificata raffigurazione di un rapporto quasi naturale tra i due paesi (Arbatova, 2011), indipendente dalle variabili domestiche e soprattutto dai cambiamenti intercorsi a livello internazionale (Natalizia & Morini, 2020).
Il presente articolo è un prodotto del progetto “La Russia nel contesto post-bipolare (RUSPOL). I rapporti con l’Europa tra competizione e cooperazione”, sviluppato da CEMAS Sapienza Univ. di Roma in collaborazione con Geopolitica.info, UNITELMA Sapienza e DISPI Univ. Genova con il sostegno con il sostegno dell’Unità di Analisi, Programmazione, Statistica e Documentazione Storica del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale. Le opinioni contenute nel progetto sono espressione degli autori e non rappresentano necessariamente le posizioni del MAECI.
La definitiva normalizzazione dei rapporti tra Roma e Mosca nel secondo dopoguerra avvenne dopo la morte di Stalin (1953), l’ammissione dell’Italia all’ONU (1955) e il comunicato congiunto sulla questione dei prigionieri italiani di guerra (1959). Ma fu il contesto internazionale della dètente a spianare la strada verso un dialogo più strutturato che si articolò soprattutto sul versante economico ed energetico, senza che questo mettesse in discussione la fondamentale cornice atlantica ed europea della politica estera italiana. La visita del presidente della Repubblica Giovanni Gronchi a Mosca (1960), la firma nello stesso anno del primo importante contratto di forniture petrolifere tra l’Ente Nazionale Idrocarburi (ENI) e il governo sovietico, l’accordo siglato tra la FIAT e i ministeri sovietici dell’industria e del commercio estero (1966), l’intesa raggiunta tra ENI e Cremlino per l’approvvigionamento ventennale di 6 miliardi di metri cubi (bcm) di gas sovietico al nostro Paese, costituirono le tappe principali della cooperazione tra i due paesi, nel contesto di un sistema internazionale che, pur attraversato dallo spirito della distensione, rimaneva ancora strutturalmente bipolare (Bettanin et al., 2015; Bettanin 2018).
Alla luce di queste linee di continuità che hanno tradizionalmente caratterizzato il dialogo tra i due paesi, quale chiave interpretativa può essere offerta delle relazioni tra Italia e Russia negli anni della transizione dalla Guerra fredda al sistema post-bipolare?
Gli anni Ottanta: discontinuità politica continuità energetica?
Il percorso dei rapporti italo-sovietici nel corso degli anni Ottanta appare diviso in due periodi nettamente distinti, legati all’evoluzione del quadro internazionale. Se nella prima metà del decennio, le tensioni della cosiddetta “seconda Guerra fredda” determinarono un irrigidimento della tradizionale posizione italiana di apertura verso Mosca, a partire dal 1985 l’affermazione della nuova leadership di Michail Gorbačëv, le riforme della perestrojka e il nuovo registro delle relazioni Est-Ovest consentì alla diplomazia italiana di rilanciare il suo consueto ruolo di avanguardia nei rapporti tra Occidente e Mosca.
All’inizio degli anni Ottanta, la rotta Roma – Mosca si adeguò prontamente ai nuovi equilibri internazionali segnati dalla ripresa della tensione tra le due superpotenze. Il sostegno ufficiale dell’Italia alla decisione statunitense di boicottare le olimpiadi estive di Mosca del 1980 (gli atleti italiani appartenenti ai corpi militari non presero parte alla manifestazione), così come la dura reazione italiana in seguito all’avvistamento di un sottomarino nucleare sovietico nelle acque del Golfo di Taranto (1982), disegnavano un deciso peggioramento nelle relazioni italo-sovietiche. Allo stesso tempo, la scelta del governo italiano di installare sul territorio nazionale i missili NATO Pershing e Cruise (1983), che suscitò violente proteste del Cremlino, unita alla partecipazione di contingenti italiani alla Forza Multinazionale in Libano, in una porzione di Mediterraneo tradizionalmente al centro degli interessi sovietici, riaffermavano la piena e inequivoca appartenenza dell’Italia al campo occidentale (Varsori 2022).
L’avvento di Michail Gorbačëv al Cremlino (11 marzo 1985) e il nuovo corso sovietico fondato su perestrojka, glasnot e distensione determinarono un cambiamento dell’approccio occidentale ai rapporti con l’URSS, pur con sfumature diverse tra gli Stati Uniti e i paesi dell’Europa occidentale. Se le amministrazioni di Ronald Reagan (1985-1988) e poi anche di George Herbert Walker Bush (1989-1992) rimasero costantemente divise tra un partito dei “falchi” e uno delle “colombe” in merito alle valutazioni da dare alle riforme sovietiche e al conseguente ritmo da imprimere ai rapporti con Mosca (Wulzer, 2021), i governi europei, invece, apparvero fin dall’inizio maggiormente convinti dell’opportunità di sostenere riforme interne e orientamenti internazionali del nuovo gruppo dirigente sovietico. Se nei primi anni della stagione gorbacioviana (1985-1986) fu soprattutto la Gran Bretagna a guidare il fronte più attento verso il Cremlino («a man the West could do business with», fu il famoso giudizio espresso da Margaret Thatcher su Gorbačëv prima ancora della sua nomina ufficiale), a partire dal 1987, quando il tema dei rapporti con l’Europa e con la Comunità Economica Europea (CEE) divenne centrale nella narrazione sovietica, toccò principalmente alla Repubblica Federale Tedesca rappresentare le ragioni dei paesi europei più favorevoli al dialogo con Mosca. In entrambi i casi, comunque, il governo italiano militò convintamente nel gruppo più aperturista verso il nuovo corso sovietico. Il presidente del Consiglio italiano Bettino Craxi visitò Mosca nel maggio del 1985, e dimostrò la convinzione che la leadership di Gorbačëv avrebbe potuto non solo aprire una nuova pagina nelle relazioni Est-Ovest, ma anche garantire un nuovo impulso al già vivace interscambio economico tra i due paesi. Il ministro degli Esteri Giulio Andreotti fu a Mosca nel febbraio del 1987, e accolse con soddisfazione le parole del leader sovietico che riconoscevano l’errore di aver fino a quel momento considerato l’Europa soltanto in termini di peso economico e non di ruolo politico (Guasconi, 2019). La lettura fortemente scettica offerta dall’ambasciatore italiano a Mosca Sergio Romano (1985-1989) sulle riforme introdotte dal nuovo leader sovietico, giudicate meramente cosmetiche e non in grado di produrre cambiamenti sostanziali nella politica estera dell’URSS, non incise sulla scelta di apertura operata dai governi italiani dell’epoca, che affondava le sue radici nello storico patrimonio di rapporti esistenti tra i due paesi e nella “finestra di opportunità” offerta dalla nuova fase delle relazioni internazionali. (Bucarelli & Pons, 2021).
L’andamento altalenante dei rapporti politico-diplomatici tra Italia e Russia nel corso degli anni Ottanta non può pertanto che essere considerato come un riflesso bilaterale delle profonde trasformazioni avvenute sul piano internazionale ed europeo durante il decennio. Occorre sottolineare però, come queste oscillazioni ebbero ripercussioni soltanto marginali sulle relazioni energetiche tra i due paesi. Nel corso degli anni Ottanta, infatti, in conseguenza anche del secondo shock petrolifero, le esportazioni di gas sovietico verso l’Europa occidentale crebbero ulteriormente, denotando uno scollamento tra il quadro politico globale e le ragioni di sicurezza energetica nazionali. L’Italia non fu estranea a questo sviluppo. Fu proprio a partire dall’inizio del decennio, infatti, che il gas sovietico cominciò a divenire un fattore strutturale sia dell’approvvigionamento italiano (20-35%) che delle esportazioni di Mosca in Europa occidentale (20-25%) (Prontera, 2020).
Gli anni Novanta: l’Italia come ponte tra Occidente e Russia?
La fine del sistema della Guerra fredda e la dissoluzione dell’Unione Sovietica inaugurarono una nuova pagina delle relazioni tra Italia e Russia, in cui i fattori tradizionali del rapporto, ereditati dal passato, si intrecciarono ad elementi nuovi legati mutato scenario internazionale. Nel decennio che vide la costruzione di quell’ordine liberale internazionale fondato sull’ottimistica previsione della globalizzazione inarrestabile di istituzioni, pratiche e valori usciti vincitori dalla lunga stagione del confronto bipolare, Roma e Mosca confermarono vivacità ed intensità del loro dialogo economico, culturale e politico. Sul piano internazionale, inoltre, il legame speciale tra i due paesi si tradusse nella posizione costantemente assunta dall’Italia a favore dell’engagement della Federazione Russa nella definizione della nuova architettura di sicurezza europea e dei meccanismi della governance globale (Diodato & Niglia, 2019). Mosca, dal canto suo, dimostrò di considerare l’Italia come partner indispensabile nei suoi rapporti con UE e NATO (Dubrovina, 2019).
Nel corso degli anni Novanta, in sostanza, si andò configurando una vera e propria partnership privilegiata tra i due paesi, fondata su un calibrato mix di fattori razionali (interessi politici, economici e commerciali), immateriali (tradizioni storiche e affinità culturali) e personali (la reciproca disposizione favorevole dei leader politici e dei principali decision-makers) (Arbatova, 2011).
Sul piano bilaterale, le relazioni tra i due paesi trovarono una cornice giuridica nel Trattato di Amicizia e Cooperazione concluso nel 1994 (Trattato di Amicizia e di Cooperazione tra la Repubblica Italiana e la Federazione Russa, 1996). Sul piano multilaterale, invece, l’Italia apparve costantemente in prima linea nel promuovere il dialogo tra Russia e comunità euro-atlantica. La diplomazia italiana, ad esempio, fu in prima fila nel percorso diplomatico che portò alla firma del NATO-Russia Founding Act (1997) e, in occasione della guerra in Kosovo, che costituì un primo spartiacque negativo nei rapporti tra NATO e Russia e in cui l’Italia si schierò a sostegno delle scelte statunitensi, il nostro Paese si spese comunque per mantenere sempre aperto il canale di dialogo con Mosca nel Contact Group sui Balcani (Amadio Vicerè, 2019).
Nel corso degli anni Novanta, anche le relazioni energetiche tra Italia e Russia entrarono in una fase di consolidamento e accelerazione. Tale sviluppo fu determinato sia da ragioni politiche che economiche. Tra le prime, il nuovo clima dei rapporti tra Occidente e Federazione russa, che spinse gli Stati Uniti a superare le tradizionali preoccupazioni per una eccessiva dipendenza dell’Europa occidentale dalle forniture russe, e la convinzione che puntare sulle risorse russe avrebbe rappresentato uno strumento fondamentale per integrare Mosca nell’ordine liberale e per sostenere il processo di transizione politica e di modernizzazione economica del Paese. Tra le seconde, la valutazione italiana sulla maggiore stabilità ed affidabilità del fornitore russo rispetto agli altri partner energetici del Mediterraneo (Algeria e Libia), oltre che l’importanza fondamentale dell’export di gas per rimpinguare le sofferenti casse del bilancio russo. Nel 1996, ENI e Gazprom siglarono un’intesa per la fornitura di 8bcm l’anno di gas russo e nel 1998 conclusero un’ “alleanza strategica” che apriva ai due attori economici l’ingresso diretto nel mercato energetico della controparte. Il giorno precedente la firma dell’accordo, il presidente del Consiglio italiano Romano Prodi e il presidente russo Boris Yeltsin firmavano a Roma un Action Plan che definiva modalità e strumenti di implementazione delle disposizioni previste nel trattato del 1994.
Conclusioni
La fine della Guerra fredda consentì in un certo senso di mettere a sistema il patrimonio di rapporti tra Italia e Russia stabilito nel corso dei decenni precedenti. La partnership privilegiata consolidata negli anni Novanta avrebbe poi prodotto i suoi risultati più evidenti e significativi negli anni successivi. Sul piano politico, con l’istituzione del NATO-Russian Council a Pratica di Mare (2002) e, in generale, con l’atteggiamento di cautela e moderazione costantemente mantenuto dalla diplomazia italiana verso gli aspetti più spinosi e controversi dell’allargamento della NATO (Natalizia & Morini, 2020). Sul piano economico, con il memorandum d’intesa concluso tra ENI e Gazprom per la costruzione del gasdotto South Stream (2007) (Prontera, 2020) e con il deciso aumento dell’export italiano verso la Russia, sviluppi che fotografavano la piena complementarità delle due economie, quella russa fondata sugli idrocarburi e quella italiana forte di un settore manifatturiero altamente diversificato. (Di Maio, Sartori, 2018).
L’atteggiamento di ascolto e di attenzione alle ragioni di sicurezza della Russia e la valutazione positiva della dipendenza italiana ed europea dalle forniture di Mosca considerata come partner pienamente affidabile, rappresentarono nel corso degli anni Novanta così anche nel decennio successivo, pur con sfumature diverse a seconda dei governi in carica, una costante della politica estera italiana. Due nodi, uno geopolitico e l’altro energetico, che sarebbero poi venuti drammaticamente al pettine tra il 2014 e il 2022, negli anni della fase apertamente revisionista della politica estera russa culminata nell’invasione dell’Ucraina.
Punti chiave
⮚ La consolidata tradizione di rapporti tra Italia e Russia ha assunto dimensioni politiche ed economiche significative quando i mutamenti del sistema internazionale hanno aperto spazi di manovra alle iniziative dei due paesi, ed in particolare dell’Italia;
⮚ Nel corso degli anni Ottanta, relazioni politico-diplomatiche variabili in funzione del contesto internazionale, si accompagnarono a legami energetici sostanzialmente stabili;
⮚ Nel corso degli anni Novanta, la fine della Guerra fredda consentì al rapporto di assumere la fisionomia di una vera e propria partnership, ponendo tuttavia le basi per evoluzioni controverse, oggi cruciali per la sicurezza del nostro paese (in primis la dipendenza energetica).
Bibliografia
Bettanin, F. (2018). Un'inimicizia amichevole: l'Italia nella politica estera sovietica negli anni della distensione. In Ratti, L. & Wulzer, P. (a cura), Case Studies in International Security. Dalla guerra fredda alla crisi del nuovo ordine internazionale. Berna: Peter Lang, pp. 99-134.
Bettanin, F., & Prozumenščikov, M., & Roccucci, A., & Salacone, A. (a cura) (2015). L’Italia vista dal Cremlino. Gli anni della distensione negli archivi del Comitato centrale del PCUS 1953-1970. Roma: Viella.
Bucarelli, M., & Pons, S. (2021). Andreotti e Gorbaciov. Lettere e documenti (1985-1991). Roma: Edizioni di Storia e Letteratura.
Diodato, E., & Niglia F. (2019). Berlusconi "Il diplomatico" Populismo e politica estera in Italia. Cham: Palgrave Macmillan.
Dubrovina, O. (2019). Rapporti italo-russi negli ultimi 30 anni: lo sguardo dalla Russia, Mondo nuovo. Acta geopolitica. È tornata l’Italia?, 1(1), 253-264.
Guasconi, ME (2019). "Mantenere viva la distensione": cooperazione politica europea e dialogo est-ovest negli anni '80. De Europa, 2(2), 87-101.
Prontera, A. (2020). Italia, Russia e la Grande Riconfigurazione nelle Relazioni Energetiche Est-Ovest. Studi Europa-Asia. 73(4), 647-672.
Trattato di Amicizia e di Cooperazione tra la Repubblica Italiana e la Federazione Russa. (1996). Rivista di Studi Politici Internazionali, 63(4), 563-570.
Varsori, A. (2022). Dalla rinascita al declino. Storia internazionale dell’Italia repubblicana. Bologna: Il Mulino.Wulzer, P. (2021). La perestrojka sovietica nelle valutazioni dell’amministrazione Reagan. Spunti di ricerca. In S. Berardi, G. Caroli, G. Malgeri (a cura di), Tra storia internazionale e diplomazia parallela. Scritti in onore di Gianluigi Rossi. Roma: Aracne, pp. 435-445.


RSS - Mastodon