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Lotta alla crisi climatica: il 2023 si prospetta l’anno delle proteste radicali

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Contenuto originale di Valigia Blu
13 min lettura
Il round-up settimanale sulla crisi climatica e i dati sui livelli di anidride carbonica nell'atmosfera.
“Ci fermiamo”. Il 2023 è iniziato con l’annuncio a sorpresa di Extinction Rebellion, il movimento britannico che ha fatto della disobbedienza civile la sua azione distintiva per fare pressione sui governi e imporre al centro dell'agenda politica nuove politiche per contrastare il cambiamento climatico in tempi brevi.
Era la fine del 2018, quando centinaia di manifestanti nel Regno Unito hanno iniziato a bloccare con sit-in improvvisi i centri economici e politici di Londra. Decine e decine di persone, alcune delle quali avevano deciso di lasciare il proprio lavoro per dedicarsi praticamente a tempo pieno a Extinction Rebellion e all’attivismo climatico. Ad aprile 2019 le azioni di disobbedienza civile avevano coinvolto migliaia di persone che bloccavano il traffico trasformando ponti in giardini con alberi e fiori e organizzando assemblee pubbliche per strada. L’obiettivo finale era istituire un'assemblea dei cittadini sul "clima e la giustizia ecologica" per arrivare a soluzioni sia efficaci che giuste.
Da allora, XR (la sigla identificativa del gruppo) è diventato un nome sempre più familiare, quasi un marchio distintivo dell’attivismo climatico. Le loro forme di protesta hanno germogliato in tutto il mondo, dall’Australia all’Europa. Nel frattempo – eravamo alla vigilia della pandemia – in tutto il mondo iniziavano a consolidarsi i movimenti studenteschi e a essere sempre più partecipati gli scioperi globali per il clima.
Per questo, la svolta di XR – arrivata insieme all’annuncio di una mobilitazione di 100mila persone per circondare il parlamento britannico il prossimo 21 aprile – è giunta per certi versi inaspettata. Quel “ci fermiamo”, tuttavia, non è un abbandono dell’attivismo per il clima ma una presa di coscienza che, per quanto le azioni di disobbedienza civile abbiano posto la questione dell’emergenza climatica nell’agenda dei governi di tutto il mondo, non è cambiato nulla. Le emissioni continuano ad aumentare e il pianeta galoppa verso temperature sempre più elevate nella conservazione di un “sistema finanziario che dà la priorità ai profitti, un sistema mediatico che non riesce a informare con cognizione di causa e a chiedere conto al potere, governi che reprime il diritto di protestare contro le ingiustizie” – si legge nel comunicato di Extinction Rebellion.
Questo stato di cose impone l’abbandono ("temporaneo") della disobbedienza civile e di forme di protesta radicale per la costruzione di un movimento di massa che "realizzi una transizione verso una società equa che lavori insieme per porre fine all'era dei combustibili fossili. I nostri politici non lo faranno senza pressioni”. Una riflessione simile, scriveva Andrea Turco su Valigia Blu alcuni mesi fa, sta riguardando anche Fridays for Future in Italia.
Intanto, una nuova generazione di manifestanti ha preso il testimone di XR. Mentre i timori di un collasso climatico ed ecologico si fanno sempre più concreti, il 2023 si preannuncia come un anno di maggiore radicalizzazione ambientale, commenta Archie Bland sul Guardian.
Lo abbiamo visto nelle ultime settimane a Lützerath, un villaggio della Renania Settentrionale-Vestfalia, in Germania, dove migliaia di manifestanti stanno lottando da due anni contro lo sgombero dell’area e la demolizione del borgo per far posto all'espansione di una vicina miniera di carbone, di vitale importanza per fronteggiare la crisi energetica, secondo il ministro dell'Economia Robert Habeck.
Nel 2020 la Germania aveva annunciato la chiusura di tutte le centrali a carbone entro il 2038. Lo scorso autunno governo federale, governo statale e l’azienda energetica Rwe avevano concordato di anticipare la cessazione delle attività minerarie nella regione al 2030, ma questo accordo non riguardava Lützerath, i cui residenti hanno lasciato il villaggio a partire dal 2006 e sono stati reinsediati in altri distretti, mentre Rwe diventava la nuova proprietaria dei terreni sgomberati.
Nelle proteste di questi giorni i manifestanti hanno marciato nel fango e hanno fatto ricorso a tattiche utilizzate in questi anni dagli attivisti di Extinction Rebellion pur di fermare la demolizione del borgo, prevista proprio in questi giorni. Alcuni di loro sono entrati nei tunnel sotterranei e si sono spinti fino ai bordi della miniera. Tra questi anche l’attivista svedese Greta Thunberg che per ben due volte è stata fermata e allontanata dalle forze dell’ordine.
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In un discorso tenuto a Lützerath, Greta Thunberg ha definito “vergognoso” l'accordo tra governo e Rwe, mentre Fridays for Future ha posto l’accento sull’opacità dei Verdi, accusandoli di utilizzare la questione “della crisi energetica per legittimare la loro controversa decisione” su Lützerath. Thunberg ha anche evidenziato l’azione repressiva della polizia, sottolineando che “la protezione del clima non è un crimine”. Secondo il New York Times, negli ultimi giorni, più di 1.000 agenti di polizia sono intervenuti per allontanare i manifestanti per il clima che hanno accusato le forze dell’ordine di “violenza pura".
Ieri ho fatto parte di un gruppo che ha protestato pacificamente contro l'ampliamento di una miniera di carbone in Germania. Siamo stati bolliti dalla polizia e poi arrestati, ma più tardi quella sera siamo stati rilasciati. La protezione del clima non è un crimine. #LuetziBleibt #LuetziLebt #KeepItInTheGround #ClimateJustice — Greta Thunberg (@GretaThunberg) 18 gennaio 2023
Come spiega Ferdinando Cotugno su Domani, "la miniera di lignite forse non sarà fermata, ma il movimento ha rimesso in moto la sua capacità di mobilitazione e di attivazione simbolica" e potrebbe aprire un nuovo ciclo di manifestazioni per il clima. Per quanto Habeck abbia detto che Lützerath è un simbolo sbagliato, i manifestanti non potevano trovarne uno più chiaro per mobilitare azioni collettive su larga scala. «Lützerath è diventata il simbolo della battaglia contro i combustibili fossili in tutto il mondo», racconta a Cotugno un’attivista italiana che ha partecipato alla manifestazione in Renania. Per il movimento è una sconfitta sul piano pratico e un momento di rinascita su quello politico. Per i Verdi tedeschi il prezzo politico potrebbe essere, invece, altissimo.
Le forme di protesta radicale non si limitano alla Germania. In Francia, Italia e Svizzera sono state compiute azioni di sabotaggio contro le macchine per l'innevamento, impedendo alle stazioni sciistiche alpine di ripristinare le loro piste mentre un'ondata di caldo anomalo le trasforma in fango. Sempre in Francia, a dicembre, centinaia di attivisti hanno invaso il cementificio Lafarge nelle Bouches-du-Rhône, dove hanno tagliato cavi, distrutto finestre e sabotato l'inceneritore.
Negli Stati Uniti, comunità costiere, pescatori tradizionali, indigeni e attivisti stanno protestando da tempo per fermare la realizzazione di nuovi impianti per l’esportazione del gas naturale liquefatto (GNL). Lungo gran parte della costa del Texas e della Louisiana sono stati costruiti impianti petrolchimici, raffinerie, oleodotti e impianti per l'esportazione di gas e petrolio greggio.
“Siamo qui per proteggere le nostre case, i nostri mezzi di sostentamento e le nostre famiglie”, ha dichiarato a Politico Travis Dardar, un pescatore indigeno di gamberetti, alla guida dei manifestanti. “Aziende come la Venture Global costruiscono questi enormi impianti per l'esportazione di gas che riempiono di cemento le nostre zone di pesca, avvelenano i frutti di mare nelle nostre acque e rendono invivibili le nostre case”.
In altre parole, di fronte all’inazione e alla sordità di politica e istituzioni, cittadini e comunità locali hanno deciso di rompere gli indugi e agire in prima persona. Bloomberg ha raccolto le storie di un numero sempre crescente di persone che negli Stati Uniti stanno lasciando il proprio lavoro, molti di loro nel settore dell’industria dei combustibili fossili, per dedicarsi alla lotta al cambiamento climatico.
Infine, ci sono le azioni come quelle degli attivisti di Just Stop Oil, nel Regno Unito, e Ultima Generazione, in Italia.
A ottobre, due attiviste del gruppo Just Stop Oil hanno lanciato della zuppa al pomodoro contro la teca che custodisce il quadro "I Girasoli" di Vincent Van Gogh. Dopodiché hanno estratto di tasca della colla a presa rapida, si sono incollate con i palmi delle mani al muro e hanno detto ai visitatori presenti nella sala: “Cos’ha più valore: l’arte o la vita? Siete più preoccupati di proteggere un dipinto o di proteggere il nostro pianeta e la gente che ci vive?”.
Il gesto ha suscitato indignazione praticamente in tutto il mondo. In molti hanno definito l’azione controproducente dal punto di vista politico e mediatico perché oscurerebbe la nobiltà della battaglia che s’intende intraprendere, ovvero la lotta per contrastare la crisi climatica. Ma, come scriveva Fabio Deotto su Fanpage, commentando l’accaduto, queste reazioni sono indicative dell’efficacia del gesto che squarcia quel velo di “cecità selettiva” che applichiamo alla realtà:
“Ci scandalizziamo se la confezione di un'opera d'arte viene temporaneamente coperta, molto di più di quanto ci scandalizziamo del fatto che la crisi climatica stia provocando decine di migliaia di morti ogni anno, che gli Stati continuino a investire migliaia di miliardi in un settore che fa profitti accelerando il collasso del pianeta, che negli ultimi 50 anni la popolazione animale selvatica si è ridotta del 70%, che esistono tantissime soluzioni per scongiurare il collasso della civiltà umana, ma ancora si preferisce puntellare un sistema fossile incardinato sul profitto e sulla crescita”.
Nell’apparirci iconoclaste, queste azioni “ci piazzano uno specchio davanti e ci costringono a misurarci con i parametri sballati della nostra indignazione; stracciano quel velo resistente, fatto in buona parte di bias cognitivi e culturali, che ci impedisce di preoccuparci per la crisi climatica, e di individuare le avvisaglie di un problema troppo distribuito nello spazio e nel tempo, e troppo stratificato e interconnesso, per essere colto in tempo dai nostri cervelli poco allenati”, osserva Deotto.
Gli unici piani sui quali governi e istituzioni sanno relazionarsi con questi gesti di disobbedienza civile sono quelli del decoro e dell’ordine pubblico. Nel Regno Unito, 13 attivisti di Just Stop Oil sono finiti in carcere e il governo ha dato più poteri alla polizia per limitare le proteste che bloccano strade e infrastrutture.
In Italia, rischiano fino a cinque anni di carcere i tre attivisti del collettivo ecologista Ultima Generazione che hanno lanciato vernice lavabile sulla facciata del Senato per protestare contro il cambiamento climatico. Come scrive Lorenzo D’Agostino, “è la pena massima prevista per il reato di danneggiamento aggravato contestato agli attivisti, arrestati in flagranza e rilasciati in giornata, dopo la convalida dell’arresto. L’aggravante si applica quando il reato è commesso durante una manifestazione pubblica, ed è stata introdotta con il secondo decreto sicurezza varato da Salvini nel 2019. La polizia e la procura di Roma hanno scelto di contestare il reato di danneggiamento anziché quello di imbrattamento, che prevede nel peggiore dei casi un anno di reclusione”.
Alcuni giorni più tardi sono stati portati in questura altri due attivisti di Ultima Generazione che prima hanno coperto con vernice lavabile gialla il basamento della scultura “L.O.V.E.” di Maurizio Cattelan, più conosciuta come il dito medio, in piazza Affari a Milano, e poi hanno esposto uno striscione con la frase “Stop sussidi fossili”.
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Benché il gesto abbia suscitato la prevedibile ondata di indignazione, Maurizio Cattelan “ha benedetto” l’azione affermando che “il giallo è un colore che ho sempre amato”.
Un nuovo studio rivela: negli anni ‘70 e ‘80 Exxon aveva fatto (e ha tenuto nascoste) previsioni sul clima "incredibilmente" accurate
Un nuovo studio, a cura di Geoffrey Supran e Naomi Oreskes dell’Università di Harvard e Stefan Rahmstorf del Potsdam Institute, pubblicato su Science, ha mostrato che gli scienziati della Exxon avevano previsto con precisione il ritmo e la portata dei cambiamenti climatici più di 40 anni fa. È il primo studio a esaminare le prestazioni della modellazione climatica interna della Exxon e le collaborazioni dei suoi scienziati con ricercatori esterni. E fornisce una valutazione quantitativa di quanto i dirigenti dell'azienda potessero sapere dei rischi legati alla combustione di petrolio e gas e quando.
“Ora abbiamo prove inconfutabili che Exxon aveva previsto accuratamente il riscaldamento globale molta prima di iniziare a seminare dubbi e ad attaccare la scienza climatica. In sostanza, questi grafici dimostrano che Exxon non solo sapeva, ma sapeva con precisione”, ha commentato al Guardian l'autore principale dello studio, Geoffrey Supran.
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“Un conflitto di interessi scandaloso”: il CEO del gigante petrolifero degli Emirati Arabi nominato presidente della prossima conferenza sul clima COP28
Gli Emirati Arabi Uniti hanno annunciato che il sultano Ahmed Al-Jaber, a capo del gigante petrolifero statale Abu Dhabi National Oil Company (ADNOC), sarà il presidente della COP28, la prossima conferenza delle Nazioni Unite sul clima che si terrà a Dubai dal 30 novembre al 12 dicembre 2023. Al Jaber è anche ministro dell’Industria e della Tecnologia degli Emirati Arabi Uniti e inviato speciale per il cambiamento climatico. Sarà il primo amministratore delegato a presiedere una COP.
Una scelta che a molti attivisti climatici è parsa indicativa dell’orientamento che potrebbero prendere le azioni per il clima. “Non c’è posto per l’industria fossile nei negoziati globali sul clima”, ha commentato Tracy Carty di Greenpeace International che ha definito la nomina di Al Jaber “un pericoloso precedente” che mette “a rischio la credibilità degli Emirati Arabi Uniti e la fiducia che è stata riposta in loro dalle Nazioni Unite e dalle generazioni attuali e future”. “La nomina è uno scandaloso conflitto di interessi”, ha aggiunto Harjeet Singh, dell’organizzazione Climate Action Network International, mentre l’attivista ugandese per la giustizia climatica, Vanessa Nakate, ha detto: “Non possiamo avere un’altra Cop in cui gli interessi dei combustibili fossili possano sacrificare il nostro futuro per ottenere qualche altro anno di profitto”.
"Forse è arrivato il momento di non aspettare più le conferenze sul clima per agire", scrive Nature in un editoriale dello scorso 11 gennaio. “Le COP hanno dato slancio e fatto pressione per un'azione coordinata, ma l'influenza degli interessi del petrolio e del gas continuerà a limitare le loro ambizioni. Ecco perché un numero maggiore di paesi deve impegnarsi a porre fine allo sviluppo di nuovi giacimenti di petrolio e gas, sia autonomamente che collettivamente".
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Il 2022 è stato il quinto anno più caldo di sempre
Il 2022 è stato il quinto anno più caldo di sempre ed è stata l’estate con le temperature più alte mai registrate in Europa dall’età preindustriale. È quanto emerge dai dati diffusi da Copernicus, il Servizio per i Cambiamenti Climatici dell’Unione Europea.
L’aumento di temperatura non è stato uniforme in tutto il mondo. La Niña ha causato un abbassamento delle temperature nella regione del Pacifico, il che significa che l'Australia e il Sud America tendevano a essere più freddi della media nel 2022, mentre alcune parti dell'Europa occidentale, il Medio Oriente, l'Asia centrale e la Cina, la Nuova Zelanda, l'Africa nord-occidentale e il Corno d'Africa hanno avuto l'anno più caldo mai registrato. Le temperature hanno superato di oltre 2°C la media 1991-2020 anche in alcune zone della Siberia centro-settentrionale e lungo la penisola antartica. In particolare, l’Articolo e l’Europa stanno registrando un aumento delle temperature rispettivamente di quattro e due volte più veloce della media globale.
Inoltre, nel 2022, anche le temperature degli oceani hanno raggiunto livelli mai registrati dal 1958, da quando cioè vengono raccolti i dati, a dimostrazione dei profondi e pervasivi cambiamenti che le emissioni causate dall'uomo stanno apportando al clima del pianeta. Gli oceani più caldi contribuiscono a rafforzare i fenomeni meteorologici estremi, provocando uragani e tifoni più intensi e una maggiore umidità nell'aria che porta piogge più intense e inondazioni. Inoltre l'acqua più calda si espande, facendo salire il livello del mare e mettendo in pericolo le città costiere.
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ONU: “Lo strato di ozono terrestre sarà risanato entro i prossimi decenni”
Secondo un nuovo rapporto delle Nazioni Unite, il buco nell'ozono terrestre, un tempo il pericolo ambientale più temuto dall'umanità, sarà completamente recuperato entro il 2040 in tutto il mondo, entro il 2045 nell'Artico ed entro il 2066 nell'Antartico. Decisivo è stato il Protocollo di Montreal del 1989, un accordo internazionale che ha contribuito a eliminare il 99% delle sostanze chimiche che riducono lo strato di ozono, come i clorofluorocarburi (CFC) utilizzati come solventi e refrigeranti.
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USA, il Grande Lago Salato scomparirà entro 5 anni senza un "salvataggio di emergenza"
Secondo un rapporto della Brigham Young University, il Grande Lago Salato dello Utah sta correndo un “pericolo senza precedenti” e rischia di scomparire entro 5 anni senza un intervento massiccio di salvataggio. Il Grande Lago Salato è sceso a un livello preoccupantemente basso a causa della siccità, dovuta ai cambiamenti climatici, che sta colpendo gli Stati dell’Ovest.
Gli impatti sono enormi e diffusi. Il declino del lago minaccia le specie in estinzione e l'economia dello Utah: dall'industria mineraria all'agricoltura e alle attività ricreative, il Grande Lago Salato contribuisce all'economia annuale per 1,3 miliardi di dollari, secondo una valutazione dello Stato. Lo studio ha prefigurato danni economici tra 1,7 e 2,2 miliardi di dollari all'anno. E poi ci sono i danni per la salute. Quando i forti venti soffiano sul fondo del lago in via di siccità, sollevano minuscole particelle che possono essere inalate e danneggiare i polmoni e aggravare altre malattie, come asma, malattie cardiache e bronchite cronica.
“La triste realtà climatica del Grande Lago Salato – ha commentato Benjamin Abbott, professore di ecologia alla Brigham Young University e autore principale del rapporto – è un indicatore di ciò che sta accadendo o è destinato ad accadere in tutto il mondo in un pianeta che si sta riscaldando”.
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UK, gli agricoltori riceveranno proventi pubblici per proteggere l'ambiente e produrre cibo in modo più sostenibile
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Immagine in anteprima: Frame video Euronews via YouTube


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