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World Economic Forum al via: Elite occidentale impaurita

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Contenuto originale di LE VOCI DI DENTRO
Le recessioni cicliche degli ultimi vent’anni (complici 11 settembre, Subprime, Pandemia e Ucraina) hanno stravolto non poco l’economia occidentale. Mentre i paesi cosiddetti emergenti, Cina e India su tutti, sono emersi e sono realtà consolidate. Ed è questo che segnerà non poco il World Economic Forum in corso a Davos.
Non a caso, queste sono le parole d’ordine di Borge Brende, presidente del Wef: “collaborazione in un mondo frammentato (…) nel contesto geopolitico ed economico più complesso degli ultimi decenni”.
Come fa notare Contropiano, il World Economic Forum è da sempre stato il punto di incontro della élite planetaria, il posto ideale per misurare lo stato di salute di una mondializzazione a trazione Usa ormai assediata su tutti i fronti e per molti versi costretta alla ritirata.
E forse anche per questo vogliosa di rendere una Europa sempre più vecchia ed impoverita, sempre più una propria maxi-colonia. Proprio per affrontare realtà in ascesa. E la penetrazione in Ucraina, utile grimaldello anche per tentare di sfondare in Russia, è soltanto l’ultima prova di ciò.
Kenneth Rogoff, professore dell’Università di Harvard e frequentatore abituale del Wef parla di “un’era di shock multipli, dove potremmo essere a un punto di svolta per l’economia globale”.
Il World Economic Forum e le preoccupazioni della élite occidentale
Il WEF sa bene che postulati come la libera circolazione delle merci e dei capitali e quello dello sviluppo tecnologico funzionale ad essi, sono diventati quasi sbiaditi ricordi. Fotografie in bianco e nero di un mondo ormai superato. Si pensi anche a roba come il WTO.
Il mondo e l’economia mondiale vivono una nuova divisione in due blocchi. Se da un lato abbiamo ancora l’occidente (ovvero Usa, Europa, Giappone, Corea del sud e Giappone) avente sempre come fulcro gli Usa , dall’altro abbiamo l’Asia e l’America latina. Ma il fulcro non è più la Russia, bensì la Cina. Con l’India che fa il doppio gioco e sogna il sorpasso ai cinesi. Mentre l’Africa cerca ancora di emergere e dire la sua, ma è ancora una colonia. Questa volta asiatica, soprattutto cinese.
Inoltre, lo stesso capitalismo rampante americano è in grossa difficoltà, messo indubbio da problemi come inflazione galoppante ed emergenza climatica. Lo stesso dollaro ormai non è più l’unica moneta per gli scambi internazionali. Una frattura incentivata dal ripetuto e ossessivo ricorso alle sanzioni da parte di USA ed Unione Europea contro i paesi emergenti e quelli considerati rivali.
World economic forum al via: anche CEO preoccupati
Un indicatore delle preoccupazioni sull’economia di oggi è rappresentata dalle ansie del mondo dell’industria e dell’impresa. NelI’ambito del 26esima Annual Global Ceo Survey, il 40% dei CEO teme per l’impatto delle sfide del prossimo decennio.
A suonare l’allarme è la curata dalla PricewaterhouseCoopers. Si tratta di un’indagine condotta fra 4.410 Ceo in 105 Paesi e resa pubblica in apertura del Forum di Davos.
Le ragioni le elenca Bob Moritz, global chairman di PwC:
Un’economia volatile, inflazione ai massimi di decenni, la conflittualità geopolitica hanno contribuito a portare a un livello di pessimismo fra i Ceo che non si vedeva da un decennio
Insomma, al WEF l’élite occidentale cercherà risposte alle prossime sfide future. Ma il sentore è che somigli sempre più ai violinisti rimasti a suonare mentre il Titanic affondava…
Cos’è il World Economic Forum
Per quanti non lo sapessero, come spiega Wikipedia, il Forum economico mondiale (nome originale in inglese: World Economic Forum, conosciuto anche come Forum di Davos) è una fondazione senza fini di lucro con sede a Cologny, vicino a Ginevra (Svizzera), nata nel 1971 per iniziativa dell’economista ed accademico Klaus Schwab.
Lo scopo è quello di riunire esponenti di primo piano della politica e dell’economia internazionale con intellettuali e giornalisti selezionati, per discutere delle questioni più urgenti che il mondo si trova ad affrontare, anche in materia di salute e di ambiente.
Ci sono anche meeting in Cina e negli Emirati Arabi Uniti e diversi incontri a livello regionale.
Secondo i complottisti, è qui che l’élite occidentale decide le prossime mosse politiche da attuare e le impone ai governi nazionali dei paesi aderenti.
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