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Il ruolo chiave dell'uomo che ha prestato l'identità a Messina Denaro: "L'ho aiutato per un anno"

#18Gennaio  #Mafia 

Contenuto originale di PalermoToday
Avrebbe ammesso di aver offerto il suo sostegno a Matteo Messina Denaro da circa un anno e anche di avergli permesso di acquistare la casa di vicolo San Vito, a Campobello di Mazara, che l'ex superlatitante ha utilizzato come l'ultimo dei suoi covi. Andrea Bonfede, quello vero, il geometra di 59 anni che ha messo a disposizione del capomafia le sue generalità, è adesso indagato per associazione mafiosa. Ed è una figura centrale nell'inchiesta per ricostruire i trent'anni di latitanza del boss.
E' stato interrogato la sera stessa dell'arresto di Messina Denaro e avrebbe reso alcune dichiarazioni, confermando di aver prestato la sua identità al boss e di averlo aiutato durante l'ultima fase della sua latitanza. Al momento è libero.
Non è chiaro se abbia intenzione di collaborare con i magistrati, ma gli accertamenti sul suo conto sono fondamentali per capire come abbia trascorso gli ultimi periodi il capomafia catturato lunedì scorso mentre si trovava alla clinica Maddalena, per sottoporsi alla chemioterapia.
Negli ultimi mesi il boss ha usato in tante circostanze l'identità presa in prestito da Bonafede e sul documento che ha presentato anche all'ospedale c'erano le generalità dell'indagato, ma con la sua fotografia. I carabinieri del Ros, coordinati dal procuratore Maurizio De Lucia e dall'aggiunto Paolo Guido, stanno cercando di capire come e se il documento sia stato falsificato.
Andrea Bonafede, quello vero, è una persona conosciuta a Campobello di Mazara, che è un piccolo centro con meno di diecimila abitanti: come nessuno si sia accorto dello "scambio" di persona, neppure al Comune, è oggetto di indagini.


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