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Chi è Salvatore Baiardo intervista a Giletti su Messina Denaro

#18Gennaio  #News 

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Chi è Salvatore Baiardo, il collaboratore dell’intervista di Giletti su Messina Denaro? È lui che ha fatto l’azzardata quanto indimostrata profezia di un ergastolo per l’imputato!
Dopo l’arresto epocale di Matteo Messina Denaro, la famigerata “Primula Rossa” di Cosa Nostra, il latitante più ricercato d’Italia e uno dei più pericolosi al mondo, ieri alla clinica La Maddalena di Palermo, un appassionato Salvatore Baiardo, che aveva aiutato i mafiosi Filippo e Giuseppe Graviano – in carcere dal 1994 e condannati per l’omicidio di don Pino Puglisi – nella loro latitanza nel Nord Italia, è stato protagonista di un’intervista di Massimo Giletti per Non è l’Arena di La7, diventata virale.
Baiardo, piemontese ma di origini siciliane, ha scontato quattro anni per favoreggiamento e riciclaggio di denaro per i fratelli Graviano. Negli ultimi anni è diventato un collaboratore di giustizia e ha ipotizzato a Giletti che la mafia siciliana sarebbe disposta a fare un accordo con lo Stato in cambio dell’abrogazione dell’ergastolo ostativo. Durante l’intervista nella puntata Fantasmi di mafia, ha lasciato intendere di sapere che Messina Denaro era gravemente malato, ed è stato arrestato nella clinica specializzata in cui si stava curando per un cancro al colon. Con voce appassionata, dichiarò a Giletti: “Tutto è possibile! Ma non chiedermi questo sugli attori della presunta e fittizia trattativa”.
Il giudice Giovanni Falcone propose nel 1991 agli Affari Penali del Ministero della Giustizia una misura di ergastolo ostativo per incoraggiare i mafiosi a collaborare. Chi fosse stato condannato all’ergastolo per vari reati, ma non avesse collaborato, sarebbe stato escluso da privilegi come la liberazione condizionale, il lavoro fuori dal carcere, i permessi e la semilibertà. La Corte Costituzionale ha dichiarato incostituzionale l’ergastolo ostativo nell’aprile del 2021 per contrasto con gli articoli 3 e 27 della Costituzione, che affermano rispettivamente che “tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge” e che “la responsabilità penale è personale. L’imputato non è considerato colpevole fino alla condanna definitiva. Le pene non devono essere di natura contraria all’umanità e devono essere finalizzate alla rieducazione del condannato”. Con grande passione, la Corte Costituzionale ha chiarito che nessuna persona deve essere sottoposta a trattamenti disumani.
La Corte costituzionale aveva concesso al Parlamento un anno di tempo per modificare la norma, ma il Parlamento non è riuscito ad approvare la nuova legge nemmeno dopo una proroga di sei mesi. Di conseguenza, alla data di scadenza, l’aborrita pratica dell’ergastolo ostativo sarebbe stata abolita. Fortunatamente, il governo Meloni è intervenuto, apportando alcune piccole modifiche, e ha approvato un decreto legge lo scorso autunno. Purtroppo, i detenuti per i reati più gravi, come mafia e terrorismo, sono stati esclusi dai “benefici penitenziari” introdotti. Attualmente in Italia sono 1.259 i detenuti che scontano l’ergastolo ostativo, pari al 70% di tutti gli ergastolani.
In quell’intervista Baiardo si rivolse con passione a Giletti, esclamando: “Forse, dico forse, potrebbe arrivare un regalo miracoloso! E se Matteo Messina Denaro si ammalasse improvvisamente e si offrisse di costituirsi, ottenendo un arresto clamoroso? Potrebbe essere l’occasione per mettere in galera qualcuno con una condanna all’ergastolo, senza alcuna fanfara! Sarebbe un’impresa incredibile per il governo, un regalo davvero notevole!”. Il collaboratore ha suggerito un possibile scambio di favori e il video si è rapidamente diffuso a macchia d’olio. Alcuni si sono spinti fino a definirlo una “profezia”, nonostante non ci siano prove a sostegno dell’affermazione.
Giorgia Meloni e il comandante generale dei Carabinieri Teo Luzi hanno entrambi negato con fermezza qualsiasi ipotesi che il governo Meloni abbia concesso benefici a mafiosi incarcerati come i fratelli Graviano quando hanno modificato l’ergastolo ostativo. In un’intervista a Quarta Repubblica, il premier Meloni ha dichiarato che dietro l’arresto di Messina Denaro non c’è stata alcuna trattativa tra Stato e criminalità. Il generale Luzi ha rafforzato questo sentimento parlando con Il Corriere della Sera. Ha dichiarato che lo straordinario risultato dell’arresto di Messina Denaro è il frutto di anni di indagini e di duro lavoro dedicato a tutte le vittime della mafia.


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