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Il prestanome del boss di pente, il ‘vero’ Andrea Bonafede parla con i Pm: “I soldi per la casa me li ha dati lui”

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Contenuto originale di Internapoli.it
Starebbe parlando con i pm Andrea Bonafede, l’uomo che ha «prestato» l’identità al boss Matteo Messina Denaro. Con i magistrati avrebbe fatto mezze ammissioni dicendo di conoscere il capomafia fin da ragazzo e di essersi prestato a comprare, con i soldi del padrino, la casa in cui questi ha passato l’ultimo anno. L’immobile, in pieno centro abitato, a Campobello di Mazara, risulta intestato infatti a Bonafede. Il geometra risulta indagato per associazione mafiosa.
Oltre alla procurata inosservanza di pena pluriaggravata (e cioè la pioggia di ergastoli definitivi che macchiano in maniera indelebile la fedina penale di Messina Denaro), al geometra di 59 anni viene contestata l’associazione mafiosa.
La sua conoscenza con Messina Denaro risale al periodo della giovinezza, ma è di recente che i loro rapporti si sono rinsaldati per fare uno scatto di qualità. La carta d’identità era valida per altri tre anni con scadenza il 23 ottobre del 2026. Messina Denaro ha usato il documento per accedere alla clinica palermitana e non solo. Sono almeno due anni che il capomafia se ne va in giro per strutture sanitarie pubbliche e private. Nella casa di Campobello di Mazara è stato trovato uno scatolone con una sfilza di referti di esami specialistici e di laboratorio che non riguardano solo le gravi patologie epatiche per cui è stato prima operato e poi sottoposto alla chemioterapia. Ad esempio, ci sono i documenti per i suoi cronici problemi alla vista. Nessun medico si è accorto di nulla? Gli investigatori non ci credono, tanto che sarebbe già stato iscritto nel registro degli indagati un oncologo trapanese.
La sua vita è scivolata via per anni parallela a quella del boss. Hanno vissuto fianco a fianco nelle piccole e grandi faccende quotidiane, nella salute e nella malattia. Significa che c’è molto di più della sola carta d’identità con le sue generalità da geometra con la quale il latitante ha fatto accesso in cliniche e ospedali per curarsi. È vero, ha detto, la casa di vicolo San Vito è a lui intestata (fatto che non poteva negare), ma ha aggiunto una circostanza che complica la sua posizione. I soldi per comprarla glieli ha dati Matteo Messina Denaro. Sono circa 15 mila euro con cui lo scorso maggio, in concomitanza con il secondo intervento chirurgico eseguito alla clinica La Maddalena di Palermo, è stata perfezionata la compravendita. Questo conferma che il latitante ha comunque disponibilità di soldi in contanti.
L’autista di Matteo Messina Denaro
Intanto, è stata fissata per domani mattina, probabilmente nel carcere Pagliarelli di Palermo, l’udienza di convalida dell’arresto di Giovanni Luppino, agricoltore 59enne di Campobello di Mazara finito in manette lunedì scorso dopo aver accompagnato il boss Messina Denaro nella clinica palermitana i cui il capomafia doveva sottoporsi a delle cure. Luppino, che sarà interrogato dal gip, alla presenza del pm della Dda Piero Padova, è accusato di favoreggiamento e procurata inosservanza di pena. Al giudice dovrà spiegare i suoi rapporti con il padrino ricercato per trent’anni.


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