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Il crollo di Ferpi tra veleni, calo di iscrizioni e clamorosi addii

#18Gennaio  #Politica 

Contenuto originale di giornalisti.net
I segnali erano già chiari da diversi anni. Perdita di soci, nuove iscrizioni in costante calo e un numero consistente di morosi non più iscritti di fatto all’associazione. In poco più di 10 anni la Ferpi (acronimo di Federazione relazioni pubbliche italiana) nata nel 1970 per mano dei padri fondatori, da Alvise Barison a Guido de Rossi del Lion Nero, passando per Guglielmo Trillo, Claudio Maffei, Attilio Consonni e Toni Muzi Falconi, si è spenta registrando una imbarazzante mancanza di visione e di legittimazione esterna. Molti tra i più grandi comunicatori erano già usciti e in qualche caso non si sono mai iscritti. Difficile pensare che lo possano fare ora dopo un periodo così turbolento e una presidenza, quella di Rossella Sobrero, che ha portato l’antica comunità della comunicazione ai minimi storici con un calo vertiginoso di associati e a una forse irreversibile crisi di rappresentanza che l’ha vista assente da contesti dove avrebbe potuto giocare un ruolo molto importante.
Comin: «Grottesco incidente sul Comitato di saggi»
L’ultimo clamoroso quanto annunciato abbandono quello di Gianluca Comin, uno dei pezzi grossi e volti più noti del settore. L’ex capo della comunicazione di Telecom Italia ed Enel, ora titolale della Comin&Partners, ha preso carta e penna per annunciare agli attuali vertici la sua uscita dall’associazione. «Dopo quasi trent’anni di iscrizione ho rassegnato le mie dimissioni dalla Ferpi», ha riferito con un lungo post su Facebook. «Quanto accaduto nell’ultimo anno mi ha convinto che questa non è l’associazione a cui voglio partecipare. Gli scontri tra i candidati alla presidenza, una dirigenza che non ha saputo o voluto e guidare il momento pur complesso, i veleni assurdi tra persone che dovrebbero stimarsi, fino al grottesco incidente di un Comitato di saggi incaricato di valutare l’aggiornamento dello statuto e poi delegittimato, sono alcuni degli episodi che mi hanno portato a questa decisione».
Nell’ultimo mese sono oltre 100 i soci che hanno lasciato
A fare le spese della situazione sono stati i soci che denunciano ormai l’assenza di figure di spicco e la presenza di professionisti che utilizzano l’associazione per procacciarsi incarichi. Ora però la Ferpi rischia grosso. La delegazione di Milano, storica enclave dell’associazione, non ha retto l’urto e si è quasi sciolta. L’agonia potrebbe essere l’ultimo atto di ciò che rimane tanto più che nell’ultimo mese sono oltre 100 i soci che hanno lasciato l’associazione dopo che il delegato veneto Filippo Nani (ideatore di ben due blitz a luglio e a settembre 2022 per impedire le regolari elezioni dopo che la sua candidatura era saltata per un vistoso vizio di forma) ha approfittato della situazione di stallo per ricandidarsi.
Saltato il progetto di ricostruzione unitaria
Con questa azione è saltato anche il progetto di ricostruzione unitaria dell’associazione garantito da figure di spicco, e in qualche caso ex presidenti come lo stesso Comin, che l’ha guidata del 2007 al 2011, come Antonio Calabrò, Maria Criscuolo e Patrizia Rutigliano. Una mossa che non è per niente piaciuta al comitato dei saggi che si è dimesso dopo la candidatura di Nani. Di fatto in Italia il mercato dell’associazionismo della comunicazione è piuttosto frammentato e risponde molto poco alle esigenze reali dei tempi che stiamo vivendo. L’Italia è fanalino di coda rispetto a quanto accade in alcuni dei principali Paesi europei dove le realtà associative non sono solo ben rappresentate, ma incidono in modo rilevante nel mondo della comunicazione e delle istituzioni.


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