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Con Costantino II scompare un pezzo di storia greca

#18Gennaio  #Mondo 

Contenuto originale di LO_SPECIALE
Sovrano effettivo del suo Paese per soli tre anni, dal 1964 al 1967, Re Costantino di Grecia pagò, per tutta la vita, errori che fu comodo, per tanti, fa ricadere sulle sue spalle. Salito al trono nel 1964, a nemmeno 24 anni, per la prematura morte del padre, Re Paolo I.
Paolo di Grecia era riuscito a guidare il suo Paese con notevole acume politico e conclamate capacità diplomatiche, nei difficilissimi anni del secondo dopo guerra e della guerra civile che insanguinò la Penisola tra il 1945 ed il 1948. Costantino non ebbe la capacità – e, del resto, non era suo compito di Re costituzionale – di gestire la complicata situazione di una debole democrazia che vedeva una classe politica non sempre all’altezza, gestire la “cosa pubblica” di uno Stato molto povero e bisognoso, soprattutto, di stabilità.
Una stabilità che i politici greci ebbero spesso difficoltà a garantire, con una costante contrapposizione tra conservatori e “progressisti”, dimostrata dal troppo frequente ricorso alle consultazioni elettorali, da cui spesso uscivano maggioranze risicatissime di quello e quel partito.
Se gli anni ’50, grazie specialmente agli aiuti degli Stati Uniti, con il Piano Marshall, poté essere garantito un importante sviluppo economico della Grecia, gli anni ’60 portarono ad un notevole e rallentamento di tale processo ed ad una importante crisi economica che aggravò la già accennata instabilità politica. Piaccia o no, unico elemento di stabilità restava la Monarchia che, tra l’altro, era quella più “economica” tra le Case reali europee.
L’evolversi degli avvenimenti portò, al principio del 1967, ad una ulteriore crisi politica che il Re cercò di risolvere indicendo nuove elezioni politiche, dopo una stagione turbolenta di governi incapaci di ottenere la fiducia in parlamento, e proteste popolari. Le elezioni erano previste per il maggio del 1967 ma, al contempo, il Re – e questo fu forse il suo principale errore – non mancò di contatti con le forze armate, che ritenne di dover preavvisare riguardo un eventuale loro intervento nel caso di un colpo di mano comunista, di cui si ventilava. Restava, in ogni caso, che nulla sarebbe accaduto se non dietro indicazione diretta del Sovrano. Di contro, invece, proprio nell’approssimarsi del voto – per il quale si prevedeva un’affermazione delle forze centriste – una parte dei vertici militari agì “in proprio, scavalcando il Sovrano e parte delle stesse gerarchie militari stesse, sorprese dal golpe come lo fu il giovane Re.
All’alba del 21 aprile improvvisamente, le strade di Atene furono invase dai carri armati che, tra l’altro, circondarono anche la residenza privata della Famiglia Reale, isolandola, di fatto, dal resto del Paese. Solo, davanti al fatto compiuto, il giovane Costantino tentò di “cavalcare la tigre”, avviando una iniziale, difficilissima, convivenza con il nuovo regime. La sola concessione che il Costantino II ottenne, fu quella che venisse nominato a capo del nuovo esecutivo un civile. Fu scelto, quindi, come primo ministro, il magistrato Costantino Kollias, componente dall’Alta Corte di giustizia, la massima magistratura dell’ordinamento ellenico che, tra l’altro, era un monarchico convinto. Si trattava però solo di un paravento, ed il Re lo comprese ben presto, allorché il potere effettivo iniziò ad essere esercitato dall’uomo forte del nuovo regime che si andava affermando, il colonnello Giorgio Papadopoulos. Fu costui che formalizzò il colpo di Stato, proponendo al Re una serie di decreti che avrebbero stravolto la Costituzione, di fatto abolendola, e che prevedevano la sospensione delle elezioni e della Costituzione stessa, nell’attesa di una nuova. Questi decreti, però, non vennero mai firmati da Costantino, che non solo li respinse, ma rifiutò anche l’ipotesi di modifica della carta costituzionale vigente; gettando, con ciò in grave imbarazzo la nuova Giunta che, però, non poteva certo procedere alla defenestrazione del Re, tra l’altro popolarissimo in Grecia, sia per essere il primo, vero, Re ellenico (era nato ad Atene e parlava il greco come prima lingua, compreso il dialetto ateniese), a differenza dei suoi predecessori, che avevano mantenuto evidente la loro origine anglo-danese sia per avere ottenuto, nelle Olimpiadi di Roma, la medaglia d’oro nelle gare di vela. Di qui, il continuo professare la fedeltà alla Corona da parte dei golpisti, a fronte di un sempre più irritato Costantino che, praticamente da subito, iniziò a manovrare per un “contro golpe”.


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