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Il tragico destino di Sofia Carlotta: sorella dimenticata di Elisabetta di Baviera

#17Gennaio  #StoriediReeRegine 

Contenuto originale di Vanilla Magazine
La tragica fine di Sofia Carlotta è spesso utilizzata come spunto per le serie tv come “Destini in fiamme” e “Più forti del destino”, anche se il suo personaggio non compare. Dunque conosciamo meglio il personaggio di Sofia Carlotta, la sorella più piccola della nota imperatrice d’Austria. Sofia Carlotta, la sorella minore della celebre Sissi, nasce nel castello di Possenhofen il 23 febbraio 1847 e in famiglia veniva chiamata Sopherl. In quanto a bellezza Sofia Carlotta era di poco inferiore alla sorella imperatrice e la sua parentela con la casa imperiale incoraggiava i possibili pretendenti.
Effettivamente Sofia Carlotta fece bene a rifiutare l’arciduca Luigi Vittorio dato che quest’ultimo si era reso protagonista di alcune vicende discutibili per l’epoca. A Vienna si spettegolava sulle tendenze omosessuali dell’arciduca che trovarono conferma in un fatto piuttosto increscioso avvenuto nella Kaiserbündl (la Sauna di Vienna, ancora oggi in funzione). Si vociferava che avesse tentato di avvicinare un ufficiale oppure che avesse cercato di avere un rapporto sessuale con un minorenne. Quale che fosse la verità Francesco Giuseppe decise di allontanarlo da Vienna, assegnandogli come residenza Kleßheim, nei pressi di Salisburgo.
A prescindere da ciò che realmente accadde, Luigi Vittorio rimase celibe per tutta la vita. Ma ben presto i gusti difficili di Sofia Carlotta sarebbero venuti meno. Il suo nuovo corteggiatore infatti era niente di meno che Ludwig II (conosciuto anche con il nome di Märchenkönig, il re delle favole, costruttore del castello di Neuschwanstein). Il re di Baviera le mandava lettere ed enormi mazzi di fiori, oppure si recava con il battello al Castello di Berg che si trova vicino a Possenhofen per andare a trovarla.
Sia Ludwig sia Sofia Carlotta adoravano la musica di Richard Wagner, e spesso nelle sue lettere Ludwig chiamava Sofia Carlotta “la mia Elsa” come la protagonista dell’opera romantica Lohengrin di Wagner. Ma questo corteggiamento un po’ fiabesco indispettiva la duchessa Ludovica che voleva che il re si dichiarasse apertamente o che lasciasse in pace la propria figlia. Dato che Ludwig non voleva fare nessuna delle due cose, la duchessa vietò lo scambio epistolare fra i due giovani.
Detto fatto! Il 23 gennaio 1867 il Münchner Neuste Nachrichten riportò la seguente notizia: “Come ci risulta da fonte sicura, Sua Maestà il re Ludwig II si è fidanzato con la principessa Sofia Carlotta, la figlia minore del duca Max in Baviera.”
La duchessa Ludovica si crogiolava nella felicità poiché Sofia Carlotta sarebbe stata la terza testa coronata dopo Sissi e Maria Sofia. Purtroppo queste aspettative non erano destinate a realizzarsi visto che c’erano dei segnali allarmanti che non facevano ben sperare per questa unione. Il re Ludwig infatti aveva delle strane e preoccupanti abitudini tra cui uno strano impulso alla solitudine, cavalcate in piena notte e soprattutto l’ossessione per le opere di Wagner.
La popolazione bavarese sperava che questo matrimonio mitigasse l’ossessione del re per le opere di Wagner e potesse far risparmiare le finanze dello stato. Anche Sofia Carlotta cominciava a nutrire il sospetto che Ludwig la vedesse non come la sua fidanzata in carne e ossa ma come la protagonista di un’opera di Wagner, considerandola dunque qualcosa di fantastico e irraggiungibile.
Oltretutto non appena si parlava di fissare la data delle nozze il re si infuriava e non voleva nemmeno sentir parlare di matrimonio. In questo contesto un po’ burrascoso Sofia Carlotta fece la conoscenza di Edgar Hanfstaengl, il figlio del fotografo da cui la sua famiglia si serviva.
I due ebbero un’accesa passione che terminò non si sa per quale motivo il 10 settembre 1867. Si può ipotizzare che forse la loro storia era stata per Sofia Carlotta una distrazione da un matrimonio che non prometteva nulla di buono.
Probabilmente il re di Baviera non è mai venuto a conoscenza di questa passione tra Sofia Carlotta e il fotografo, ma anche se lo avesse saputo quasi certamente gli sarebbe importato poco visto che Ludwig era omosessuale.
Il duca Max era stanco di questa situazione paradossale e riteneva che il re si dovesse decidere a fissare la data delle nozze. Per questo motivo scrisse al re di Baviera un ultimatum in cui lui stesso prendeva l’iniziativa fissando una data per le nozze non oltre il 28 novembre. Il re Ludwig II era indignato: come poteva un suo suddito rivolgersi a lui in questo modo?
Il 7 ottobre 1867 Sofia Carlotta ricevette una lettera dal re di Baviera in cui lui dichiarò che il loro fidanzamento era sciolto
La ragazza era ferita nell’orgoglio ma allo stesso tempo sollevata che questo fidanzamento si fosse sciolto. La duchessa Ludovica rimase oltraggiata di fronte a un simile comportamento e anche l’imperatore e l’imperatrice d’Austria dimostrarono indignazione nei confronti del re, tanto che Elisabetta invitò la sorella Sofia Carlotta a Vienna per distrarla un po’, ma la ragazza rifiutò.
Ludovica ora si doveva dare da fare per cercare un nuovo partito per la figlia Sofia Carlotta, visto che il sogno di vederla seduta sul trono di Baviera era ormai sfumato. La scelta ricadde su Fernando Filippo Maria, duca d’Alençon. Quest’ultimo era il nipote del re Luigi Filippo che nel 1830 era salito al trono di Francia come “re borghese” e fu destituito nel 1848 in seguito alla rivoluzione e alla proclamazione della Repubblica Francese.
Il giovane Fernando era un uomo attraente e la duchessa Ludovica non perse tempo inviando al giovane una foto di Sofia Carlotta. La fotografia ebbe il successo sperato e Ludovica decise di accelerare i tempi per cancellare quell’orribile offesa arrecata alla propria famiglia dal re di Baviera. Il 24 giugno 1868 Sofia Carlotta e Fernando Filippo Maria si fidanzarono ufficialmente: lei aveva vent’anni e lui ne aveva ventitré.
Il matrimonio venne celebrato poco tempo dopo il fidanzamento, il 28 settembre 1868, nel castello di Possenhofen in una sala che era stata trasformata in cappella. L’unione sembrava molto felice. La coppia visse per i primi tempi nella Bushy-House nei pressi di Londra e fu subissata di inviti per partecipare alle battute di caccia poiché Sofia Carlotta era un’eccellente amazzone proprio come la sorella Elisabetta.
Con l’arrivo del freddo e delle piogge, Sofia Carlotta cadde in un profondo stato di malinconia che si trasformò in vera e propria depressione. La depressione era forse una tara ereditaria della famiglia Wittelsbach poiché anche il nonno di Sofia Carlotta, il duca Pio in Baviera, ne aveva sofferto, anzi aveva passato gli ultimi anni della sua esistenza in totale solitudine. Di questa tara ereditaria ne soffrivano anche le sorelle di Sofia Carlotta. Maria Sofia e Matilde avevano alcuni episodi di crisi depressive, Elena soffrì di depressione dopo la precoce morte del marito e dei figli, la stessa Elisabetta non era immune a questa malattia. Il marito desiderava aiutarla a superare questa crisi scoprendo quali fossero le cause, ma purtroppo non ebbe successo. Visto che Sofia Carlotta era incinta sperava che con la nascita del bambino la depressione sarebbe sparita, ma non fu così.
Nemmeno la nascita della figlia Luisa Vittoria, avvenuta 19 luglio 1869, riuscì a strappare Sofia Carlotta dalla depressione, anzi la situazione si aggravò poiché nello stesso periodo avvenne la morte della duchessa d’Aumale che per Sofia Carlotta era stata una seconda madre.
A questo punto il duca d’Aumale, resosi conto della situazione, propose al duca d’Alençon di andare a Palermo nel Palazzo d’Orléans perché, secondo il duca d’Aumale, il clima cupo e freddo dell’Inghilterra non aiutava Sofia Carlotta a guarire mentre un clima più soleggiato e caldo avrebbe sicuramente giovato alla sua salute.
Una volta a Palermo Sofia Carlotta non volle nemmeno uscire di casa, ma appena riprese un po’ di forze si fece letteralmente conquistare dal clima siciliano e la depressione sparì del tutto. Purtroppo però questo soggiorno palermitano ebbe vita breve poiché i duchi d’Alençon appartenevano alla casa dei Borbone e per i siciliani i Borbone rappresentavano un brutto ricordo. Anche a Napoli i giovani duchi non erano ben visti per la stessa causa della Sicilia, e quindi dovettero ripiegare su Roma accettando l’invito del cognato Francesco II, ex re di Napoli e marito di Maria Sofia, sorella di Sofia Carlotta.
L’improvvisa partenza dalla Sicilia fece cadere nuovamente Sofia Carlotta in un profondo stato depressivo provocandole attacchi d’ansia. Sofia Carlotta e la sua famiglia andarono ad abitare a Palazzo Farnese, che ospitava non solo Maria Sofia con il marito ma anche la sorella Matilde, contessa di Trani. Fernando Filippo Maria pensava che la presenza delle sorelle avrebbe aiutato Sofia Carlotta a uscire dal suo stato depressivo.
Nel 1870 Sofia Carlotta e la sua famiglia lasciarono definitivamente Roma e nel 1874 venne offerta a Fernando Filippo Maria la corona del trono di Spagna, ma il duca rifiutò perché per accettarla avrebbe dovuto rinunciare alla cittadinanza francese.
Gli Alençon in questo periodo viaggiarono molto per l’Europa sia a causa della malattia di Sofia Carlotta sia per alcune conseguenze delle guerre che imperversavano in quel periodo. Infatti con lo scoppio della guerra franco-prussiana la famiglia visse nella patria natia di Sofia Carlotta, mentre il duca cercava di arruolarsi nell’esercito francese.
Il 18 gennaio 1872 a Merano nacque finalmente il tanto desiderato figlio maschio, battezzato con il nome di Emanuele Massimiliano Maria Oddone, la cui madrina al battesimo fu l’imperatrice d’Austria Elisabetta. Sofia Carlotta rimase a Merano per qualche tempo, poi seguì il marito a Vincennes perché il duca era stato arruolato come capitano nel 12° reggimento d’artiglieria. A Vincennes la depressione di Sofia Carlotta sembrò acqua passata. Sofia Carlotta si occupava dei figli, che vedeva crescere serenamente, e la situazione rimase invariata fino a quando il marito fu congedato insieme ad altri ufficiali dal 12° reggimento d’artiglieria. A questo punto Sofia Carlotta cadde di nuovo in depressione. La famiglia d’Alençon si trasferì a Parigi nella casa che si trovava nell’avenue Kléber, ma Sofia Carlotta non sembrava riprendersi dalla sua depressione. Questa volta sembrava addirittura più forte.
A quarant’anni Sofia Carlotta ebbe un’accesa e violenta passione con il Dottor Glaser di Graz, un uomo sposato. La loro tresca venne ben presto scoperta tanto che la moglie del medico era intenzionata a far scoppiare uno scandalo. I due amanti fuggirono a Merano dove vennero ritrovati e divisi. Questo evento portò Sofia Carlotta alla depressione, ancora una volta.
Fernando Filippo Maria era disperato, e decise di rivolgersi al cognato medico Carlo Teodoro per trovare una soluzione al problema di Sofia Carlotta. L’unico consiglio che Carlo Teodoro poté dargli era di far ricoverare la moglie in una clinica di un famoso neurologo, il professor Krafft-Ebing di Graz, che era specializzato nel trattamento delle “anomalie sessuali”.
Il ricovero in queste cliniche per le donne dell’epoca era pieno di pericoli perché spesso coloro che venivano rinchiuse in questi luoghi rischiavano di essere dichiarate malate mentali e interdette soprattutto da quegli uomini che volevano sbarazzarsi delle proprie mogli.
Per i Wittelsbach avere una figlia rinchiusa in una clinica era motivo di vergogna, tanto che per “giustificare” la permanenza della figlia in questa struttura tutti i membri della famiglia erano soliti dire che Sofia Carlotta soffrisse di “debolezza nervosa” dovuta a una conseguenza della scarlattina che aveva contratto. Il ricovero in questa clinica sembrò funzionare tanto che, una volta dimessa dalla struttura, Sofia Carlotta tornò per qualche tempo nella sua famiglia d’origine, all’apparenza guarita.
La guarigione era però solo un’illusione
Nel 1880 Sofia Carlotta diventò una fanatica religiosa, arrivando a entrare nel terzo ordine delle domenicane con il nome di Suor Maria Maddalena. Questo ordine era composto da laici e quindi le persone che ne facevano parte non dovevano prendere i voti e nemmeno vivere in convento. L’unica missione di questo ordine era occuparsi dei più bisognosi.
Sofia Carlotta si buttò a capofitto in questa missione anche se i membri delle famiglie Asburgo, Borbone e Wittelsbach non erano affatto felici di questa attività, che prevedeva fra le altre cose di occuparsi dei clochard lungo la Senna.
Il 4 ottobre 1895, nel castello di Mentelberg, Sofia Carlotta fece testamento e scrisse in che modo volesse essere sepolta. Innanzitutto voleva essere seppellita con indosso l’abito di una sorella del terzo ordine, e i suoi capelli (che erano lunghi e folti come quelli della celebre sorella) dovevano essere tagliati e bruciati, a meno che il marito non volesse conservarne una ciocca. Il funerale doveva essere molto semplice, niente fiori né musica, e la messa doveva essere celebrata da un domenicano. Sulla tomba doveva essere scritto: “Sofia Carlotta, duchessa d’Alençon, nata duchessa in Baviera, sorella Maddalena del terzo ordine penitenziale domenicano” con data di nascita e di morte.
Dal 3 al 6 maggio 1897 si teneva a Parigi una fiera di beneficenza organizzata dai conventi delle domenicane e Sofia Carlotta era stata una delle principali promotrici dell’evento. Aveva scelto come luogo per la fiera un capannone che si trovava in Rue Jean Goujon e aveva invitato anche i fratelli Lumière che avrebbero portato delle “fotografie in movimento”, certi che questa attrazione avrebbe attirato molti visitatori.
Sofia Carlotta si occupava insieme ad altre ragazze di un banco nel quale erano esposti i ricami fatti a mano, il cui ricavato sarebbe stato destinato a una casa per ragazze “cadute”. La fiera stava avendo molto successo, con i visitatori attratti soprattutto dall’evento delle fotografie in movimento.
Accadde però una disgrazia: il materiale portato dei fratelli Lumière prese fuoco provocando un incendio che si propagò in un attimo nel capannone. Nella struttura scoppiò il panico e iniziò un fuggi fuggi generale.
Sofia Carlotta si preoccupò di salvare prima le ragazze che lavoravano insieme al lei al banco.
Leggenda vuole che esclamò “Il dovere prima di tutto”
Sofia Carlotta riuscì a portare in salvo le ragazze che lavoravano con lei, ma quando anche l’ultima fu uscita dall’edificio in fiamme ed era il momento per Sofia Carlotta di mettersi al sicuro era ormai troppo tardi.
Il fuoco fu più veloce della duchessa e la uccise
Il duca d’Alençon, che aveva accompagnato la moglie all’evento, si era allontonato perché aveva incontrato un conoscente. Alla vista delle fiamme cercò di entrare nel capannone per salvare la moglie ma nella ressa cadde e si ferì alla testa. Continuò a cercare la moglie e anche le sorelle Maria Sofia e Matilde, che si trovavano a Parigi, si misero in cerca di Sofia Carlotta. Anche loro non ebbero fortuna.
La loro unica speranza era che Sofia Carlotta fosse tra i feriti trasportati in ospedale, ma quando seppero che non c’era nessuna persona con quel nome ormai le speranze erano del tutto perse. Sofia Carlotta era morta arsa viva nell’incendio del capannone. Quando le fiamme furono spente venne ritrovato il teschio di Sofia Carlotta che venne identificato tramite l’esame della dentatura. La sua cameriera disse addirittura che i resti bruciati di quel che rimaneva del corpo di Sofia Carlotta non erano tutti i suoi. Sofia Carlotta era morta il 4 maggio 1897, aveva solo 50 anni. Le sue spoglie (o quel che ne rimaneva) vennero sepolte nel castello di Dreux.
Alla fine il suo desiderio che i capelli le venissero bruciati era stato esaudito
“Tutti moriamo di una morte violenta” pare abbia detto l’imperatrice Elisabetta al cognato Fernando andandolo a trovare nel castello di Mentelberg. Quel giorno era il 10 settembre 1897. Esattamente un anno dopo anche l’imperatrice Elisabetta sarebbe andata incontro al suo tragico destino.
Alexandra Capponi Alessandra, 30 anni e sostengo da sempre che senza conoscere il passato non si può costruire il futuro.


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