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Preso il boss delle stragi: ha fatto uccidere i giudici Falcone e Borsellino

#16Gennaio  #CronacadallItaliaedalmondo 

Contenuto originale di Teleclubitalia notizie da Napoli e dall'Italia
È ritenuto tra i mandanti degli attentati mafiosi avvenuti in Italia tra il 1992 e il 1993. Matteo Messina Denaro, oggi tratto in arresto mentre era in una clinica di Palermo per un dayhospital, è stato condannato in passato per la strage di Capaci e per quella di via D’Amelio e per gli eccidi del 1993 a Roma, Firenze e Milano. E figura anche tra i responsabili dell’attentato a Maurizio Costanzo.
Preso il boss delle stragi: ha fatto uccidere i giudici Falcone e Borsellino
Procediamo con ordine. Nel 1992 in via Mariano D’Amelio, a Palermo, l’auto della scorta del giudice Paolo Borsellino esplode improvvisamente. A bordo, oltre il magistrato, anche 5 agenti. L’unico sopravvissuto sarà l’agente Antonino Vullo, che al momento dell’esplosione stava parcheggiando una delle auto della scorta. Tredici le condanne all’ergastolo inflitte a 16 boss accusati di essere i mandanti dell’uccisione di Borsellino, tra loro anche Matteo Messina Denaro, detto u siccu.
Messina Denaro figura anche tra i mandanti della Strage di Capaci, il 23 maggio del 1992. Nell’attentato muiono il giudice Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e gli agenti di scorta, Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro e rimangono ferite 23 persone, fra le quali gli agenti Paolo Capuzza, Angelo Corbo, Gaspare Cervello e l’autista giudiziario Giuseppe Costanza. Denaro verrà condannato all’ergastolo in contumacia dalla Corte di Catanissetta.
Le altre stragi
U siccu è ritenuto responsabile anche della Strage dei Geogofili a Firenze, avvenuta nella notte tra il 26 e il 27 maggio del 1993, nei pressi della Galleria degli Uffizi. L’esplosione di un’autobomba provocò cinque morti, oltre 40 feriti. E c’è il suo nome anche dietro l’attentato di via Fauro a Roma, quando il 14 maggio 1993, un’autobomba esplose vicino alla casa del giornalista Maurizio Costanzo, all’epoca impegnato nella lotta alla mafia. E poi c’è l’omicidio del piccolo Giuseppe Di Matteo, il figlio del collaboratore di giustizia, Santino, ucciso a soli 12 anni e sciolto nell’acido dopo 25 mesi di prigionia. Per quell’orribile delitto, Denaro nel 2012 è stato condannato all’ergastolo dalla Corte d’Assise di Palermo. Pena che dovrà scontare ora grazie all’arresto avvenuto il 16 gennaio 2023.


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