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Il caso Orlandi non è chiuso

#16Gennaio  #Cronaca  #CRIMINALITA  #PAPA  #PRIMOPIANO 

Contenuto originale di AdHoc News Quotidiano
Il caso Orlandi non è chiuso. Il tempo non cambia le cose, quando è stata negata la giustizia. Quando è mancata la volontà di fare giustizia.
Il caso
Emanuela Orlandi è stata rapita nel lontano 1983. A molti giovani questo nome non diceva granché, nonostante la lunga battaglia dei familiari, prima della serie Vatican Girl. Ora il caso sembra essere tornato alla ribalta, dopo tanto tempo di oblio.
Una ragazza, come tante altre, adolescente, studentessa di musica non fa ritorno a casa. Una sera d’estate . La sua è una famiglia assolutamente normale. Verrebbe da pensare che, si tratti di un triste caso di cronaca come ce ne sono tanti.
Però iniziano una serie di singolari stranezze, che rendono questa vicenda molto più complessa.
Tante piste
Inizialmente, un anonimo americano telefona più volte, chiedendo la liberazione dell’attentatore del Papa. I servizi segreti, fanno visita alla famiglia, il Vaticano non produrrà mai le registrazioni, delle conversazioni tra i sedicenti rapitori e l’allora segretario dello Stato.
Addirittura l’amante del noto malavitoso romano Enrico De Pedis, dice di aver avuto un ruolo attivo nella vicenda, nella quale sarebbe implicata anche la banda della Magliana. Vengono evocate connessioni con Roberto Calvi ed il caso del Banco Ambrosiano.
Poi spunta un personaggio curioso. Tale Marco Accetti, chi si autoaccusa di aver rapito Emanuela Orlandi ed anche un’altra ragazza nello stesso periodo Mirella Gregori. Coetanea di Emanuela, rapita un mese prima. Poi per gli inquirenti si rivelerà, almeno nel caso Orlandi, un mitomane estraneo ai fatti.
C’è però una certezza, la continua volontà di non collaborare ad alcuna indagine da oltretevere. Addirittura si parla di non competenza, perché Il rapimento sarebbe avvenuto in territorio italiano. Anche se, tuttora, Manuela Orlandi è una cittadina del Vaticano.
Il diritto di sapere
Oggi il fratello Pietro ha per l’ennesima volta chiesto di fare finalmente chiarezza, sulla vicenda. Non ha diritto ad averla?
Chi ha rapito Manuela ha commesso un gesto orrendo. Se l’ha uccisa ha compiuto un gesto mille volte più grave. Ma anche chi sa e tace, commina lo strazio del non sapere. L’angoscia che ne segue,che viene inflitta quotidianamente ai familiari di Emanuela, non commette un altrettanto orribile crimine?
C’è un punto dove anche il più spietato e crudele aguzzino, dovrebbe avere rispetto e compassione per le proprie vittime. Almeno con una segnalazione anonima, per poter piangere su una tomba.
Il diritto a svegliarsi da questo incubo, deve essere dato finalmente a queste persone. Tanti hanno potuto facilmente dimenticare il caso. Quando non tocca a noi possiamo permettercelo. Ma il fratello, le sorelle, la madre, il padre che è morto senza avere ancora una risposta, non posso dimenticare.
Debbono avere addosso tutto questo ogni giorno. E chi gli nasconde la verità, commette un delitto ogni giorno. Lo commette da quarant’anni , lo ha commesso migliaia di volte.
Cosa ancora manca
Negli anni, troppi elementi hanno dimostrato che non si è trattato di un caso così semplice. Magari neanche di un caso così difficile. Però sicuramente di un caso, dove sembra ci siano importanti silenzi, ombre ed omissioni. È mancata la volontà di dare una risposta a questa famiglia.
È emblematico ciò che scrisse anni fa l’anziana madre, che rispondeva così, in una lettera pubblica, ad un cardinale che riteneva il caso ormai chiuso: “I casi degli scomparsi si chiudono solo in due modi: o con il ritrovamento in vita di chi è sparito o con l’accertamento della sua morte. Me lo dica, allora, Eccellenza, come si è chiuso il caso di mia figlia. Perché se per Lei il caso è chiuso, allora di certo sa cosa è accaduto a Emanuela. Mi dica dove si trova mia figlia, Eccellenza, se Lei sa che è viva. Mi dica dov’è adesso, perché voglio andare subito a riabbracciarla. Attendo da troppo tempo questo momento.
Se invece Lei sa che Emanuela non c’è più, allora, Eccellenza, mi dica dove sono i suoi resti. Mi dica dove posso trovare la tomba della mia bambina. Sono sua madre, io l’ho partorita, l’ho allevata, l’ho vista crescere e poi sparire ancora prima che diventasse donna. Me lo dica, Eccellenza, dov’è sepolta Emanuela, vorrei portarle un fiore. Ogni giorno, vorrei ricoprirla di fiori. Ma se non ha risposte da darmi, allora, Eccellenza, il caso non è affatto chiuso; è ancora aperto”.
Chi ha il diritto di negarle questo? Non esiste in questo mondo persona che possa arrogarselo!
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