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La Sugar Tax introdotta nel Regno Unito nel 2018 ha ridotto l’obesità

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Contenuto originale di Gossip News Italia
La Sugar Tax ha ridotto l’obesità
La Sugar Tax, cioè la tassa sulle bibite zuccherate introdotta nel Regno unito nel 2018, inizia a dare i primi risultati, portando ad una evidente diminuzione del numero di casi di obesità in un gruppo specifico di bambini.
Per l’Organizzazione Mondiale della Sanità, che nel 2015 ha proposto un irrigidimento delle linee guida sulle quantità massime di zuccheri naturali o aggiunti da assumere, solo il 5% delle calorie giornaliere totali dovrebbe provenire da questa fonte di nutrimento (il limite passato era il 10%).
Secondo una ricerca dell’Università di Cambridge pubblicata su PLOS Medicine, le settimane successive al provvedimento hanno visto un calo annuale dell’8% dei casi di obesità tra le bambine di 10 – 11 anni, con effetti ancora più visibili sulle bimbe provenienti dalle aree più povere.
Nel Regno Unito, negli ultimi decenni, il tasso di obesità infantile è aumentato: nel 2020 questa condizione colpiva il 10% dei bambini tra i 4 e i 5 anni e il 20% quelli di 10 e 11 anni; si tratta di percentuali davvero preoccupanti se si pensa ai problemi di salute associati all’eccesso di peso, come per esempio carie e problemi ai denti, un rischio aumentato di diabete di tipo II e di ipertensione, depressione nell’infanzia e nei periodi successivi.
Parte del problema è attribuibile al consumo di bevande zuccherate. La Sugar Tax è in provvedimento che invece di colpire le tasche dei consumatori, si ripercuote sui produttori stessi, al fine di ridurre le quantità di zuccheri presenti nelle bevande, come quelle gassate.
La tassa prevede due fasce di “prelievo”: di 18 pence al litro (20 centesimi di euro) per le bevande con più di 5 grammi di zucchero ogni 100 millilitri e di 24 pence al litro (27 centesimi di euro) per le bevande che contengono più di 8 grammi di zucchero ogni 100 millilitri.
I ricercatori hanno analizzato i dati sanitari di circa un milione di bambini degli istituti pubblici della “primary school” (le nostre elementari), in particolare nelle fasce di età ai due estremi, quella di ingresso (4-5 anni) e quella di uscita (10-11 anni). I bimbi sono stati seguiti dalla fine del 2013 al 2019 per avere un’idea dell’incidenza dell’obesità anche negli anni precedenti all’approvazione della tassa ed osservarne i suoi effetti nei 19 mesi successivi.
La tassa sulle bibite zuccherate ha comportato una relativa riduzione dei livelli di obesità pari all’8% nelle bambine di 10 e 11 anni di età, quindi la differenza tra i livelli di obesità che ci si sarebbe aspettati senza l’introduzione della tassa e quelli effettivamente registrati.
In altre parole in questo gruppo di bambine, la sugar tax ha prevenuto circa 5.200 casi di obesità all’anno. Tra le bimbe delle scuole presenti in aree economicamente più svantaggiate, dove è più elevato il consumo di bevande zuccherate, la riduzione relativa dei casi ha raggiunto il 9% all’anno.
Non pare comunque che la Sugar Tax abbia portato una riduzione dell’obesità nei bambini di fascia di età inferiore, né nei ragazzini di 10 e 11 anni. Per i più piccoli le ragioni sono piuttosto prevedibili: prima dei 6 anni infatti, il consumo di bevande zuccherate è più limitato rispetto alle altre fasce di età, per di più la tassa non include né le bevande contenenti latte né tantomeno i succhi di frutta, più consumati dai bimbi più piccoli.
Meno chiara è la motivazione della scarsa efficacia sui bambini di 10 e 11 anni. I ricercatori ipotizzano che ci sia lo zampino della pubblicità, la quale spesso associa il consumo di energy drink e bevande zuccherate allo sport, abbinamento che sembra avere una maggiore presa sui maschi.
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