Berlino si trova davanti a una scelta. Per sganciarsi dalla Russia deve comprare gnl dal Qatar che però vuole contratti di almeno 20 anni. Un lasso di tempo che vincolerebbe la Germania agli idrocarburi e rallenterebbe l’abbattimento delle emissioni previsto per il 2040

I colloqui tra Germania e Qatar per le forniture di gas naturale liquefatto non stanno andando benissimo. Secondo informazioni esclusive ottenute dalla Reuters, ci sarebbero differenze di vedute, per esempio sulla durata dei contratti, e questo sta complicando il dialogo che è parte del piano tedesco per allentare la dipendenza energetica dalla Russia.

Scelta che si è resa necessaria a seguito dell’invasione russa dell’Ucraina e che vede Berlino più in difficoltà di altri Paesi. La Germania consuma circa 100 miliardi di metri cubi (bcm) di gas naturale all’anno, con circa il 55 per cento di questi provenienti dalla Russia e volumi più piccoli convogliati dai Paesi Bassi e dalla Norvegia.

La questione col Qatar ruota attorno a una visione politica: il governo tedesco punta a ridurre dell’88 per cento le emissioni di carbonio entro il 2040, mentre i qatarini chiedono contratti almeno ventennali, perché i quantitativi di gnl di cui avrebbe bisogno la Germania sono importanti e scombussolano vendite e produzioni per Doha. Le due posizioni è evidente che non si concilino.

La durata del contratto richiesto dal Qatar mette a rischio gli obiettivi di decarbonizzazione della Germania. Quello in evoluzione tra Berlino e Doha è uno dei temi del momento: i Paesi e europei si trovano di colpo esposti alla dipendenza (storica) dal gas russo e per aumentare la differenziazione devono ricorre ad altri fornitori in via emergenziale. L’aumento delle richieste porta Paesi come il Qatar a un aumento delle produzioni davanti al quale cercare garanzie commerciali, ossia contratti di lunga durata. Questi mal si sposano con gli intenti di decarbonizzazione europei — Doha come altri ne è consapevole, ma essendo un produttore di idrocarburi cerca di sfruttare la situazione a proprio vantaggio, allungando i tempi della transizione energetica.

Il Qatar — più grande fornitore al mondo di gas — è in grado di dettare termini e condizioni in queste discussioni, perché ha volumi, potenziali e una lunga storia di affidabilità alle spalle. Tra le altre cose Doha è fermo sul voler collegare i contratti al prezzo del petrolio, che rappresenta la struttura dei prezzi delle sue vendite alternative in Asia, mentre i tedeschi stanno cercando un collegamento con il benchmark olandese TTF. Inoltre i qatarini vorrebbero una clausola secondo cui la Germania non possa rivendere il gas acquistato in eccesso ad altri Paesi europei (è una garanzia di mercato, visto il momento: i qatarini vogliono trattare direttamente con i propri clienti).

Quando, a marzo, il ministro dell’Economia tedesco, Robert Habeck, ha visitato il Qatar, insieme a funzionari delle utility tedesche RWE (che ha già un accordo dal 2016 con Qatargas) e Uniper, per discutere come procurarsi volumi aggiuntivi, il dialogo sembrava essersi intavolata su un terreno fluido. Berlino aveva la domanda, Doha l’offerta. Ma queste condizioni sono un fattore anche politico che diventa determinante per definire i contratti, la cui chiusura è sempre più stringente: Habeck ha dichiarato che “la Russia ha militarizzato l’energia” e che la “situazione del gas è in escalation”.

Nel corso di questo mese ci saranno nuovi colloqui tecnici. A metà giugno l’emiro del Qatar, lo sceicco Tamim bin Hamad Al Thani, firmerà un accordo di partenariato tra i due paesi durane una visita a Berlino. Il dossier gnl però potrebbe essere tenuto a parte, escluso da questi accordi, anche se i tedeschi sperano di poter offrire, con aziende come Siemens, una spinta concreta al tentativo di Doha di mettere in atto un piano di sostenibilità e dunque di muovere una sorta di quid pro quo.

Il piano tedesco sembra essere la strutturazione di una collaborazione più ampia tra i due Paesi che potrebbe toccare tutti i dossier aperti. Berlino vorrebbe evitare di trovarsi a scegliere tra sicurezza energetica e obiettivi climatici. I Paesi produttori hanno dalla loro parte la leva prodotta dalle circostanze correnti, e cercano di usarla a proprio interesse.

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