Il parlamentare: “Il Pd è assolutamente convinto della correttezza e dell’autorevolezza delle posizioni espresse dal governo italiano in tutte le fasi di questa grave crisi internazionale. Per cui accanto all’esigenza di armare gli ucraini perché possano difendersi dall’aggressione, ora bisogna evitare di scivolare verso una guerra di attrito di lunghissima durata”

Senza le armi a Kiev la Russia avrebbe invaso l’Ucraina, dice a Formiche.net il parlamentare del Pd Alfredo Bazoli. Ma accanto a quella prima fase emergenziale, è adesso ragionevole evitare di scivolare verso una guerra di attrito di lunghissima durata, così come sostenuto da Mario Draghi nella sua visita alla casa Bianca.

Il discorso di Draghi a Washington e quello di Macron a Strasburgo aprono di fatto ad una fase nuova dell’Ue?

Si tratta di due discorsi che riflettono anche una fase nuova della guerra in corso tra Russia e Ucraina: ovvero un conflitto che rischia di prolungarsi oltremisura, per il quale è sempre più urgente, accanto all’esigenza di armare gli ucraini perché possano difendersi dall’aggressione, evitare di scivolare verso una guerra di attrito di lunghissima durata. E chiedersi quale sia la via di uscita possibile, pur in un quadro complicatissimo.

Ovvero?

La posizione assunta da Draghi, condivisa anche da Macron, non solo è quella prevalente all’interno dell’Ue ma riflette anche l’evoluzione del quadro bellico che oggi, ancora più di ieri, richiede uno sforzo diplomatico per capire come porre fine alle ostilità.

Il premier italiano ha parlato a Joe Biden in quanto singolo soggetto, oppure agli Usa come alleato di Italia e Ue?

Come presidente del Consiglio italiano ha parlato all’alleato americano con il quale c’è una totale sintonia, non mi pare che da parte degli Usa sia giunta una riserva sul merito delle posizioni espresse, al pari di quelle esposte da Macron. Per cui penso che, al di là delle dichiarazioni di facciata o delle posizioni che sembrano un po’ divergenti tra Ue e Usa, alla fine l’amministrazione americana potrà condividere l’esigenza di cominciare ad affrontare una fase nuova con modalità nuove.

Si riferisce al post conflitto?

Direi anche con uno sforzo diplomatico che individui una possibile via di uscita, evitando il rischio di una guerra di attrito infinita che non farebbe bene a nessuno.

Sull’invio di armi si rischia la crisi di governo per i distinguo del M5S?

Mi auguro proprio di no. Penso che l’invio di armi sia stata una scelta condivisa da tutti gli Stati europei, compresi quelli che solitamente sono stati neutrali rispetto ai conflitti del mondo come Svizzera e Svezia, che hanno anch’essi accettato di contribuire ad aiutare Kiev. Quindi non si è trattato di una decisione solo italiana: l’invio è stata una necessità ineludibile se si vuole costringere l’aggressore a fermarsi, per tentare l’avvio di un’azione diplomatica. Senza queste armi oggi l’Ucraina sarebbe già capitolata e la Russia avrebbe già raggiunto i suoi obiettivi in spregio a qualunque norma internazionale. Mi auguro che, alla fine, prevalgano queste ragioni e che non ci sia il rischio di una crisi di governo che sarebbe incomprensibile per tutti gli altri Paesi europei. In questo momento occorre essere molto compatti.

L’informativa di Draghi del prossimo 19 maggio, prima al Senato e poi alla Camera, chiude la polemica?

Auspico di sì, certamente vi sono sensibilità diverse emerse nelle ultime ore, però siamo assolutamente convinti della correttezza e dell’autorevolezza delle posizioni espresse dal governo italiano in tutte le fasi di questa grave crisi internazionale: sia nella prima fase che in questa dove, accanto alla condivisione dell’invio di armi alla resistenza ucraina, c’è anche una maggiore accentuazione per individuare delle soluzioni. Spero che tutti i partner della maggioranza siano dello stesso avviso. Senza dubbio il Pd è su questa posizione, per una volta senza distinguo e senza tentennamenti.

Stefano Fassina di Leu dice che “l’informativa di Draghi non basta. Sono necessarie le comunicazioni del premier affinché le Camere possano riesprimersi con un voto sull’invio delle armi”. Che ne pensa?

Dipenderà dal tipo di intervento del premier, se prevederà o meno una risoluzione. Se ne parlerà in capigruppo. Se anche ci dovesse essere un voto, spero si trovi il modo di mostrare una grande compattezza da parte della maggioranza in una fase così delicata, dove l’unità del Paese e dell’Italia sono fondamentali.

Enrico Letta ha osservato che “lo scenario è esattamente quello di due mesi fa: con gli Ucraini che continuano ad essere uccisi e massacrati”. É un ulteriore mattoncino di una politica spiccatamente euroatlantica dopo gli squilibri italiani degli ultimi anni?

Il Segretario ha detto ciò che appare evidente a tutti: che l’Ucraina è stata aggredita in maniera ingiustificata ed illegittima, che si stanno perpetrando ai suoi danni crimini inenarrabili e che l’unico responsabile è la Russia. Credo che la reazione dell’Occidente sia stata forse addirittura così tanto compatta da non essere prevista nemmeno da Mosca. Inoltre mai come oggi l’alleanza atlantica è unita. Quella di Letta è una posizione condivisa dalla stragrande maggioranza dell’opinione pubblica italiana ed europea.

@FDepalo

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