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Questo video non c’entra con l’uccisione della giornalista Shireen Abu Akleh

L’11 maggio 2022 su Facebook è stato pubblicato un filmato di 27 secondi che mostra un uomo con il passamontagna mentre spara, circondato da abitazioni e da civili. Il video è accompagnato da un testo, scritto dall’autore del post, in cui si legge: «Questa mattina la corrispondente della Tv Al-Jazeera Shireen Abu Akleh, 51 anni, palestinese cristiana, e’ stata uccisa mentre copriva un violento scontro a fuoco tra truppe israeliane e terroristi palestinesi a Jenin. I soldati israeliani erano entrati per arrestare dei sospetti terroristi e cercare di fermare l’ondata in corso di attacchi omicidi contro civili israeliani. Da parte araba hanno cominciato a sparare contro le truppe e a lanciare ordigni esplosivi e i soldati sono stati costretti a rispondere al fuoco. Seppur indossando un giubbotto e un casco, la giornalista e’ stata colpita al volto».

Il post prosegue aggiungendo che «nel video si sentono i terroristi dire: “Abbiamo colpito un soldato, e’ sdraiato a terra”. Ma attenzione: nessun soldato israeliano e’ rimasto ferito! Pertanto c’e’ un’alta possibilita’ che siano stati i terroristi palestinesi a colpire mortalmente la giornalista». L’autore del post conclude sottolineando che l’esercito israeliano «sta indagando sull’incidente e ha anche invitato i palestinesi a un’indagine patologica congiunta, ma ovviamente si sono rifiutati. Se la colpa e’ dei soldati israeliani come hanno dichiarato, cosa hanno da nascondere?».

Si tratta di un video presentato senza il contesto necessario alla sua comprensione, che veicola una notizia falsa.

Innanzitutto, la giornalista palestino-americana di Al Jazeera Shireen Abu Akleh è stata uccisa l’11 maggio 2022 nella città palestinese di Jenin, colpita a morte da un proiettile mentre indossava una pettorina che la identificava come membro della stampa mentre seguiva un raid delle forze israeliane nella Cisgiordania occupata. Il ministero della salute palestinese ha immediatamente accusato dell’accaduto le forze armate israeliane, mentre l’emittente Al Jazeera ha pubblicato un duro comunicato di condanna nei confronti di Israele, ritenuto responsabile per «l’uccisione a sangue freddo» di Abu Akleh. 

Il filmato oggetto della nostra verifica è stato originariamente pubblicato l’11 maggio 2022 su Twitter dal primo ministro israeliano Naftali Bennett, come presunta prova di una responsabilità palestinese nell’uccisione della giornalista. Bennett ha pubblicato il filmato insieme al commento: «Secondo i dati di cui disponiamo al momento, ci sono buone probabilità che i palestinesi armati, che hanno sparato selvaggiamente, siano quelli che hanno portato alla sfortunata morte del giornalista».

Come ha ricostruito il centro d’informazione israeliano per i diritti umani nei territori occupati B’Tselem servendosi delle testimonianze dei suoi ricercatori sul campo e di fonti aperte, il filmato mostra uno scontro a fuoco avvenuto a diverse centinaia di metri di distanza dal luogo dell’uccisione di Abu Akleh. Nello specifico, le vie mostrate nel filmato oggetto della nostra verifica sono qui, mentre la giornalista è stata colpita a morte qui.

La distanza tra il luogo ritratto nel filmato e quello in cui è stata uccisa Abu Akleh

Lo stesso 11 maggio 2022, Al Jazeera ha pubblicato un filmato registrato pochi secondi dopo il colpo fatale (attenzione: il video contiene scene di violenza), che mostra il corpo senza vita di Abu Akleh. In sottofondo si avvertono degli spari e la voce di un uomo che chiede di chiamare un’ambulanza. Accanto al cadavere di Abu Akleh compare una seconda donna, anch’essa munita di caschetto e pettorina da giornalista, che Al Jazeera identifica come Shatha Hanaysha. 

Raggiunta da Al Jazeera, Hanaysha ha raccontato che non c’era stato alcuno scontro a fuoco tra i combattenti palestinesi e l’esercito israeliano e che i colpi erano stati sparati volontariamente contro i giornalisti.

Non è chiaro, infine, se le forze armate israeliane abbiano realmente invitato le autorità palestinesi a condurre un’indagine congiunta, come si legge nel post. Secondo quanto riportato dal quotidiano israeliano Haaretz, il ministro palestinese degli affari civili ha negato l’esistenza di tale offerta, spiegando che il caso sarà inviato alla «Corte penale internazionale».

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