Milano Fashion Week Primavera-estate 2023, si parte! Le prime sfilate, le prime impressioni

L'apertura al grande pubblico, come da Diesel. Il ritorno del colore, come da Alberta Ferretti. Le sovrapposizioni da Gen Z, come da Fendi. E poi i tanti giovani cui guarda la moda italiana per immaginare il proprio futuro. Il racconto del day 1 di Milano Moda Donna
Milano Fashion Week Primaveraestate 2023 si parte Le prime sfilate le prime impressioni
(Photo by Tristan Fewings/Getty Images)Tristan Fewings/Getty Images

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Tristan Fewings/Getty Images

Per i prossimi giorni è annunciato il pieno coinvolgimento del pubblico di curiosi  e appassionati anche per gli show di Anteprima, che festeggia i suoi primi 30 anni a Parco Sempione, e di Moncler, che di anni ne compie invece 70 e che dà il via alle lunghe celebrazioni per l'importante traguardo sabato, in piazza Duomo, con uno show aperto a tutti e diretto dal coreografo francese Sadeck Berrabah (Sadeck Waff). Certo, poi procurarsi un invito di Prada o Bottega Veneta resta un po' come fare 4 al Superenalotto, ma qualcosa si sta muovendo.

I malpensanti staranno già mugugnando che tutto quanto sopra è stato orchestrato per gettare fumo negli occhi ed evitare di rispondere, appunto, all'annosa questione del «che cosa andrà di moda?». Bugia, ci proviamo. Quel che ci pare di avere capito è, intanto, che il colore tornerà protagonista. Quello bello, vivace, squillante e acceso, ma in tonalità non banali e soprattutto mixato coi toni più naturale e neutri. L'abbiamo visto da Fendi - palette cromatica formata da un tris di colori composto da verde menta, salmone e un ciano freddo - in divertiti giochi di sovrapposizioni, tagli e risvolti, in un evidente amarcord degli anni 90 che tanto piacerà alla Gen Z, ma forse meno a chi del marchio aveva un'idea così classicamente chic, e lo abbiamo visto da Alberta Ferretti, con la sua donna un po' viaggiatrice, un po' etnica, e un po' sensualona. L'abbiamo visto anche da N° 21, per la verità, dove sottovesti e lingerie umidicce si mescolano ai classici carne e nero di Dell'Acqua, e l'abbiamo visto pure da Roberto Cavalli, nell'interpretazione del marchio in versione old Hollywood data da Fausto Puglisi. C'è l'animalier, e va bene, ma ci sono anche stampe di dipinti antichi, broccati e plissettature colorate sulle quali si agganciano divertenti spille e forma di ananas e uva.

Roberto Cavalli (Photo by Pietro S. D'Aprano/Getty Images)

Pietro S. D'Aprano/Getty Images

E poi ci sono stati i giovani, quelli che sono talenti più ascesi che in ascesa del panorama italiano: Marco Rambaldi, Andreadamo, AC9, Del Core. Tutti con la loro cifra stilistica ben definita, tutti ben sicuri di quel che stanno facendo. Tutti nella loro safe zone, però. Che va bene coltivare la propria specifica, segnare il territorio, esercitare le proprie peculiarità e inventarsi uno «stile alla XY». Ma il rischio, l'altro lato della medaglia, è quello di girare un po' su se stessi, di non fare quel passo in più che porta una collezione interessante a essere una collezione vera e completa e vendibile. Difficile, certo, in un momento storico-economico come questo. Ma only chi risica, at the end rosica.

CLICCA SULLA FOTO PER VEDERE TUTTA LA SFILATA DI:

ANTONIO MARRAS:

CALCATERRA:

MARCO RAMBALDI:

DIESEL:

FENDI:

DEL CORE:

AC9:

ALBERTA FERRETTI:

N° 21:

ROBERTO CAVALLI:

ANDREADAMO:

ONITSUKA TIGER:

Onitsuka Tiger.

Salvatore Dragone