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Imprese familiari, giovani a rischio fuga: il passaggio di testimone non è la priorità

Imprese familiari, giovani a rischio fuga: il passaggio di testimone non è la priorità
Poco meno del 10% degli studenti di famiglie imprenditoriali, rileva uno studio condotto dall’Università Cattaneo e dell’Università degli Studi di Bergamo, ha intenzione di entrare nell’azienda di famiglia entro 5 anni dalla fine degli studi universitari. Ma secondo gli esperti non è necessariamente un male
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Dai banchi delle università alle imprese familiari, il passaggio è tutt’altro che scontato. Almeno secondo quanto emerge dallo studio sulle intenzioni di successione degli studenti universitari italiani appartenenti a famiglie imprenditoriali, condotto dal Family Business Lab (Fabula) della Liuc - Università Cattaneo e il Center for Young and Family Enterprise (Cyfe) dell’Università degli Studi di Bergamo. Secondo la ricerca, infatti, poco meno di 1 studente su 10 ha intenzione di entrare nell’impresa familiare entro 5 anni dalla fine degli studi universitari.

Dato che per il professor Salvatore Sciascia, co-direttore di Fabula, “è per certi versi preoccupante per le prospettive di successione intra-familiare, in quanto solo una minoranza di studenti intende intraprendere il processo di successione nella propria impresa familiare finiti gli studi”. Tuttavia, si può ipotizzare, continua Sciascia, “che molti studenti, inizialmente ammaliati dalle sirene delle grandi corporation e delle startup, riconsiderino la possibilità di entrare nell’impresa di famiglia solo una volta accumulata una certa esperienza”. Anche perché, sempre secondo i dati dello studio, anche di questa minoranza che vuole entrare nell’azienda di famiglia, quasi nessuno vuole farlo direttamente dopo il completamento degli studi universitari, visto che nel 92% dei casi, chi è interessato a intraprendere il processo di successione ha intenzione di fare esperienza presso aziende diverse, prima dell’ingresso in quella familiare. 

Un aspetto che secondo il professor Tommaso Minola, direttore di Cyfe, non è affatto negativo perché “questo dato suggerisce che la nuova generazione è conscia dell’importanza di conoscere altre realtà aziendali per entrare con maggiore consapevolezza, competenza e maturità nell’azienda di famiglia”. La ricerca si basa su dati raccolti nel 2021 presso 19 università italiane che hanno aderito al progetto Guesss (Global University Entrepreneurial Spirit Students‘ Survey) 2021. Un progetto sulle attività e intenzioni imprenditoriali degli studenti universitari di tutto il mondo, la cui raccolta dei dati italiani è gestita dal Cyfe. All’indagine italiana hanno partecipato circa 3.300 studenti dei quali 543 (il 16%) appartiene a famiglie imprenditoriali. Le imprese familiari costituiscono la spina dorsale dell’economia italiana e il loro passaggio generazionale è un processo cruciale per garantire continuità e prosperità a queste aziende. 

Le imprese delle famiglie degli studenti dell’indagine sono in maggioranza aziende di servizi (29%), seguite da quelle manifatturiere (16%), di edilizia e architettura (15%) e di commercio (14%). E di queste, il 95% è di piccola dimensione. Riguardo agli studenti invece, nell’82% dei casi, sono nati dal 1996 in poi e in maggioranza studiano economia e management (37%) e ingegneria (31%) mentre il resto si divide principalmente tra discipline artistiche (11%) e informatiche (4%).

Se tra gli studenti di famiglie che possiedono un’azienda sono pochi quelli interessati alla successione, emerge invece la maggiore voglia imprenditoriale rispetto ai loro colleghi senza un’azienda alle spalle. “L’intenzione di diventare imprenditore” riporta la ricerca, “è più frequente fra chi ha un’impresa di famiglia che fra chi non la ha (35% contro 28%)” mentre è più bassa quella di lavorare come dipendente (42% contro 52%). Una spinta imprenditoriale che, per la professoressa Valentina Lazzarotti, co-direttore di Fabula, “probabilmente deriva proprio dal contesto familiare. L’imprenditorialità dei genitori si trasferisce ai figli anche in questo modo”.

Se il dato italiano sul passaggio generazionale sembra basso, “il confronto fra questo risultato e quello rilevato su scala internazionale”, 9% contro 5%, conclude Davide Hahn, ricercatore di Cyfe, “evidenzia che l’interesse per la successione appare maggiormente diffuso fra gli italiani, rispetto agli studenti di altri Paesi. Inoltre, confrontando i risultati dell’indagine del 2021 con quelli del 2016, l’intenzione di successione risulta analoga, a conferma della stabilità di queste osservazioni nel corso degli anni”.