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Il libro. "Quattro centesimi a riga", la storia di un cronista del Sud morto di precariato

Il giornalista calabrese Alessandro Bozzo
Il giornalista calabrese Alessandro Bozzo 
Il romanzo di Lucio Luca, ripercorre la triste vicenda di Alessandro Bozzo, morto suicida dieci anni fa. Fra precariato e diritti negati
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Un giornalista da quattro centesimi a riga. Pagato soltanto quattro centesimi a riga. La storia di Alessandro Bozzo, cronista calabrese di Cosenza, suicida a quarant’anni, è il racconto nudo e crudo del precariato giornalistico nel Sud. E forse anche del precariato e basta. Di eccezionale, in questa storia, c’è soltanto la decisione da parte di un uomo di mettere fine alla propria vita con un colpo di pistola. La regola, invece, per tutti quelli come Alessandro, è l’eterna insicurezza, lo sfruttamento, salari al di sotto della decenza, pressioni, mobbing, editori senza scrupoli, minacce da parte di politici potenti o dalla ’ndrangheta, il tutto vissuto nell’inferno di una provincia italiana. Un matrimonio in crisi e un contratto che da “tempo indeterminato” diventa “a scadenza”, nel caso di Alessandro scateneranno la crisi mortale. Ma era già da tempo un conto alla rovescia e una bomba a orologeria. Tanto da chiederci, leggendo la sua storia: quante crisi psicologiche sfociate in tragedia nascondono oggi non tanto e non solo lacerazioni psicologiche individuali, quanto piuttosto orrori di natura storica, sociale, ambientale?

Lucio Luca, siciliano, da oltre trent’anni a Repubblica e autore di questo Quattro centesimi a riga (Zolfo editore, prefazione di Attilio Bolzoni) mette nel libro la stessa asciutta empatia di Horace McCoy in Non si uccidono così anche i cavalli? spietato romanzo americano del 1969 da cui il regista Sydney Pollack trasse un film capolavoro. McCoy narrava una delirante maratona di danza di una coppia per ottenere i 1500 dollari in palio; Luca racconta, grazie al diario che Alessandro Bozzo teneva e alle testimonianze di familiari e amici, una altrettanto allucinante corsa dentro un giornale italiano meridionale di provincia. «Che vuol dire stare in prima linea?» diceva Bozzo «che facciamo bene il nostro mestiere, non abbiamo paura di raccontare, che facciamo domande ai potenti. E per questo saremmo degli eroi? Non siamo eroi, siamo solo gente che ci crede ancora».

Ci credi ancora, finché arriva il giorno in cui non puoi crederci più e tutto crolla. Hai già accettato marginalità, salario modesto, lotte di Davide contro Golia quando, come tutti i giovani cronisti del Sud, devi misurarti ogni giorno con lo strapotere del crimine organizzato e i rischi che comporta raccontarlo. Ma poi ti soverchia un macigno in più, e quello ti spezza. Ci sono quotidiani, nel Meridione d’Italia, promossi da personaggi locali al solo scopo di influenzare conventicole di potere. I soli costi da tagliare sono esclusivamente le “risorse umane”. Un aspetto, quest’ultimo, messo in luce anche nel processo seguito al suicidio di Alessandro del 15 marzo del 2013. Tre anni dopo, il tribunale di Cosenza ha condannato l’editore per violenza privata. Nelle motivazioni del verdetto, riportate in calce al libro, si parla di “clausole vessatorie” del nuovo contratto che era stato imposto al cronista. Di più: vi si dice che «a fronte di una previsione di trenta ore di lavoro settimanali, veniva prevista la corresponsione di cinque euro mensili forfettari per le prestazioni di lavoro straordinario superiore alle sei ore, notturno, domenicale, festivo».

Vogliamo essere provocatori? Può esserci qualcosa di più pesante e pericoloso persino delle buste con proiettili che Bozzo riceveva dai clan calabresi, in risposta ai suoi articoli. Un veleno più subdolo e quotidiano: la perdita totale di ogni sicurezza e prospettiva in un lavoro in cui credevi e che ti appassionava, un senso globale di fallimento della propria vita. Quattro centesimi a riga non è solo il racconto della vita di centinaia, migliaia, di giovani giornalisti, ma anche l’odissea di quella modernissima forma di avvelenamento sociale e individuale che si chiama precariato, che sta condannando all’inferno una, forse due generazioni di ragazzi italiani. Una storia, questa di Alessandro Bozzo, che riguarda indistintamente tutti noi.

Il libro

Quattro centesimi a riga

di Lucio Luca

Zolfo Editore

pagg. 304, euro 18