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Geopolitica

Tokaev e Putin si scontrano sulla crisi ucraina

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Renovatio 21 pubblica questo articolo su gentile concessione di Asianews. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.

 

 

 

Il presidente kazako difende l’integrità territoriale di Kiev. Attaccato dalla nomenclatura putiniana. I kazaki temono che il loro Paese possa in futuro trovarsi nella stessa situazione dell’Ucraina. Gli USA notano la presa di distanza e lanciano segnali di apertura a Nur-Sultan.

 

 

 

Continua a suscitare molte discussioni la diatriba tra Vladimir Putin e Kassym-Jomart Tokaev sul palco del Forum economico di San Pietroburgo, quando il presidente kazako ha difeso l’integrità territoriale dell’Ucraina negando il riconoscimento dell’annessione della Crimea e delle «quasi-repubbliche» di Lugansk e Donetsk, in un colloquio a due sul palco.

 

Putin ha mostrato il suo disprezzo chiamando più volte Tokaev con un patronimico volutamente sbagliato, mentre la moderatrice Margarita Simonyan, una delle più accese propagandiste di regime, scuoteva la testa alle affermazioni del leader di Nur-Sultan.

 

Come se non bastasse, Tokaev avrebbe anche rifiutato il conferimento da parte di Putin dell’onorificenza di Aleksandr Nevskij, una delle più prestigiose della Russia, giustificandosi con la decisione da lui presa di non accettare nessun tipo di premio o titolo finché rimane presidente del suo Paese.

 

In realtà il rifiuto sottolinea simbolicamente l’avversione dei kazaki di fronte alle avventure belliche dei russi: già ai tempi della prima guerra mondiale nel 1916 vi era stata una clamorosa «sollevazione centrasiatica» con decine di migliaia di vittime e un «grande esodo» di kazaki dalla Russia per non essere coinvolti nelle operazioni belliche.

Il ricordo degli eventi del passato è ancora molto vivo nella memoria e nei cuori dei kazaki, che non hanno accettato neppure la «mania di vittoria» russa della Seconda guerra mondiale, per loro lontana ed estranea, eppure portatrice anch’essa di tragedie per molti kazaki costretti dai sovietici a combattere, come oggi avviene per tanti asiatici e caucasici che la Russia invia al fronte ucraino come «carne da cannone». Per non parlare della stessa figura di Aleksandr Nevskij, elevato a leggenda dai russi e considerato dagli asiatici come un pericoloso simbolo dell’espansione imperiale della Russia, esaltato da tutti gli zar e i condottieri.

 

Tokaev ha quindi interpretato il sentimento radicato nel suo popolo di fronte alle guerre russe, nonostante lo stretto legame ancora esistente tra i due Paesi dopo il lungo periodo sovietico. Qualcuno ha perfino tentato di interpretare il battibecco con Putin come una «messa in scena» per far vedere che il presidente russo è pronto anche a discutere con chi non è d’accordo con lui, e concedere all’avversario una nomea di riformatore a lui oggi quanto mai necessaria per superare le criticità sociali del Kazakhstan.

 

In realtà le reazioni negative in Russia non si sono fermate ai commenti sul dibattito pietroburghese. Il vice presidente della Duma di Stato, Konstantin Zatulin, ha dichiarato che «Tokaev ha cercato di essere sincero, ma in realtà è stato scorretto, facendo apparire le sue parole come un guanto di sfida», e ha velatamente minacciato che «se c’è amicizia e collaborazione, allora non sorgono questioni territoriali, altrimenti si può ripetere per il Kazakistan quello che è successo in Ucraina».

 

La tensione tra i due Paesi è testimoniata anche dal fatto che la Russia sta bloccando le spedizioni di gas kazaco, e il Kazakhstan ferma il transito del carbone russo attraverso il proprio territorio, tanto che sulla ferrovia russa «Nord-Caucasica» sono fermi 1.700 vagoni di carbone russo destinato per lo più all’India e alla Cina.

 

Il Kazakhstan ha anche fatto una mossa di apertura all’Iran, ai cui cittadini verrà concesso il libero ingresso nel Paese senza visto per 14 giorni, in seguito alla visita di Tokaev a Teheran.

 

Anche gli Stati Uniti guardano con maggior favore a Nur-Sultan, con pubblici apprezzamenti al «processo di democratizzazione» che si è aperto con il referendum costituzionale del 5 giugno, come risulta da una lettera del dipartimento di Stato USA al rappresentante del presidente kazako per la cooperazione internazionale, Eržan Kazykhan, in cui si offre la disponibilità di Washington a sostenere il cammino delle riforme.

 

 

 

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Renovatio 21 offre questo articolo per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.

 

 

 

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Immagine di President of Russia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International (CC BY 4.0), immagine tagliata.

 

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Economia

Sri Lanka, code per la benzina con morti. Rischio di guerra civile

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Renovatio 21 pubblica questo articolo su gentile concessione di Asianews. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.

 

 

Un camionista di 63 anni è deceduto al quinto giorno di attesa per il rifornimento. Una madre ha gettato il figlio di cinque anni nel fiume Kelani e ha tentato il suicidio. Crescono i prezzi dei generi alimentari e mancano i farmaci. L’opposizione paventa il pericolo di una guerra civile in un clima di conflitto crescente.

 

 

Un’altra vittima, la decima, fra le persone in fila giornate intere al distributore, nella vana attesa di poter rifornire di carburante il proprio veicolo. E il rischio sempre più concreto che il malcontento generale e diffuso nel Paese, causato dalla crisi economica, assuma una deriva sempre più violenta, tale da innescare conflitti di piazza.

 

Lo Sri Lanka vive una situazione drammatica e non si vedono, almeno per ora, prospettive di cambiamento all’orizzonte.

 

Fonti della polizia riferiscono che il 22 giugno scorso un camionista 63enne, in attesa da cinque giorni di fare rifornimento ad Anguruwatota, nella Western province, è morto all’interno del proprio mezzo.

 

Si tratta della vittima numero 10 fra le centinaia di migliaia di persone in coda ai distributori, in una nazione piagata dai debiti e alle prese con la peggiore crisi economia dalla proclamazione dell’indipendenza.

 

Le persone decedute avevano un’età fra i 43 e gli 84 anni; la maggioranza dei decessi è dovuta ad arresto cardiocircolatorio. La scorsa settimana è morto di infarto un 53enne in fila ad una stazione di benzina della capitale.

 

Sempre la scorsa settimana una madre disperata per la situazione economica familiare ha gettato il figlio di cinque anni nel fiume Kelani (a Colombo) e ha tentato il suicidio. Il bambino è morto, mentre la madre è sopravvissuta.

 

Lo Sri Lanka, con una popolazione di 22 milioni di abitanti e un debito estero di quasi 50 miliardi di euro, sta fronteggiando una grave carenza di carburante, l’escalation dei prezzi dei prodotti alimentari e una carenza di farmaci.

 

A questo si unisce l’incapacità della Banca centrale di aprire canali di credito per favorire l’importazione di carburante.

 

In un’ottica di risparmio, il ministero della Pubblica amministrazione ha dichiarato il venerdì festivo per i prossimi tre mesi; la norma vale anche per le scuole, per alleggerire il peso dei trasporti in un settore in cui sono operativi solo il 20% dei mezzi a causa della mancanza di carburante.

 

La tensione è elevata e una parte della classe dirigente non esclude il pericolo di scontri e violenze.

 

Vasudeva Nanayakkara, leader del Democratic Left Front, prospetta il rischio di una guerra civile in un clima di conflitto crescente.

 

 

 

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Immagine d’archivio Vikalpa | Groundviews via Flickr pubblicata su licenza Creativ Commons Attribution 2.0 Generic (CC BY 2.0)

 

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Geopolitica

Le forze russe intrappolano 2.000 soldati ucraini

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Il portavoce del ministero della Difesa russo, il tenente generale Igor Konashenkov, ha riferito mattina che le forze russe hanno completato l’accerchiamento di quattro battaglioni di truppe ucraine insieme a una formazione armata di Pravij Sektor e un gruppo di mercenari stranieri dentro e intorno alle comunità di Gorskoye e Zolotoye nel regione di Lugansk.

 

Gorskoye e Zolotoye si trovano entrambi a sud di Lisichansk sul lato meridionale del saliente che è ancorato a est da Severodonetsk.

 

Il gruppo ucraino è stato completamente isolato, ha sottolineato il generale.

 

In tutto, fino a 2.000 soldati ucraini sono rimasti intrappolati, ha detto Konashenkov, ha riferito l’agenzia russa TASS.

 

«Circa 1.800 militari, 120 nazisti del settore destro, fino a 80 mercenari stranieri e anche oltre 40 veicoli corazzati da combattimento e circa 80 pistole e mortai», ha detto, aggiungendo che 41 soldati ucraini si erano arresi volontariamente in quella zona nelle ultime 24 ore.

 

«Come dicono i prigionieri di guerra, il gruppo ucraino accerchiato è esausto e con meno del 40% del personale. Il comando militare ucraino superiore ha perso il comando e il controllo delle truppe. Le forniture di armi, munizioni, carburante e altro inventario sono state completamente sospese», ha affermato il portavoce militare russo.

 

Le truppe russe stanno stringendo la presa attorno alle comunità di Gorskoye e Zolotoye, infliggendo continuamente danni al nemico con la potenza di fuoco.

 

Le forze russe hanno ottenuto il controllo di metà della comunità di Zolotoye il 23 giugno, ha spiegato il generale.

 

Il governatore del regime di Kiev della regione di Lugansk, Serhiy Haidai, ha dichiarato oggi all’Associated Press che alle truppe ucraine è stato ordinato di lasciare Severodonetsk per posizioni meglio fortificate più indietro.

 

«Purtroppo, dovremo ritirare le nostre truppe da Severodonetsk», ha detto. «Non ha senso rimanere nelle posizioni distrutte e il numero di uccisi in azione è cresciuto».

 

 

 

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Geopolitica

Lavrov: gli anglosassoni non permetteranno all’Ucraina di negoziare la fine della guerra

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In un’intervista all’emittente nazionale bielorussa andata in onda ieri, il ministro degli Esteri della Federazione russa Sergej Lavrov ha affermato che è altamente improbabile che le potenze occidentali consentano all’Ucraina di tornare al tavolo dei negoziati.

 

«Non vedo alcuna possibilità che sia loro permesso di riprendere i negoziati», ha detto, ha riferito l’agenzia russa TASS.

 

«Non vedo alcuna possibilità per l’Ucraina di avanzare proposte… ma non proporremo nulla. Abbiamo fatto le nostre proposte molto tempo fa. Ora la palla è dalla loro parte».

 

Alla domanda se dovrebbe essere redatta una nuova variante dell’accordo con Kiev, qualcosa che potrebbe essere descritto come l’accordo di Minsk-3, Lavrov ha affermato che i formati precedenti erano di scarsa utilità.

 

«Sarebbe insensato nei formati che abbiamo usato per i negoziati negli ultimi otto anni», ha detto.

 

I Paesi europei, ha proseguito Lavrov, ora raccomandano vivamente a Kiev di tornare al tavolo dei negoziati, ma «gli anglosassoni non consentono che ciò accada».

 

«Quando loro [il governo di Kiev] saranno disposti a chiederci di riprendere il processo diplomatico… esamineremo la situazione “sul campo”. Alcuni territori sono stati liberati e la maggior parte della loro popolazione muore al pensiero di tornare sotto il controllo di un governo neonazista o di un governo che incoraggia i neonazisti» ha dichiarato il ministro russo.

 

Come riportato da Renovatio 21, il Lavrov non si è tirato indietro in queste settimane in quanto ad accuse all’occidente, che praticherebbe contro Mosca una «guerra ibrida totale» e una «pirateria statale».

 

Lavrov ha altresì attaccato la Francia tacciandola di neocolonialismo riguardo a questioni africane.

 

 

 

Immagine di President of Russia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International (CC BY 4.0), immagine tagliata.

 

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