HomeFonte
Urbano Cairo (Foto Ansa)

Cairo (Rcs): sbagliato spegnere voci nei talk, libertà è anche ospitare putiniani

Condividi

“Non è mica una malattia infettiva a largo raggio. Non è che uno ascolta in televisione un putiniano e allora diventa lui stesso putiniano, così, per contagio. Come fosse il Covid”. Così l’editore Urbano Cairo in un’intervista al ‘Foglio‘ interviene nelle polemiche sui troppi filoputiniani nei talk show.

E aggiunge: “La cosa sbagliata è spegnere. Non fare sentire. Silenziare. Quello è l’unico vero potere di persuasione occulta e pericolosa. Il potere da non esercitare. La7 non è una televisione putiniana. E’ ovvio. La7 fa ascoltare e vedere tutto. Il che è esattamente il contrario del putinismo, è il contrario di ciò che avviene nei paesi autoritari”.

Secondo Cairo, “quando queste persone, questi ospiti, fanno propaganda vi assicuro che il telespettatore li sgama immediatamente. Le persone non sono stupide. Oggi la gente che ascolta ore e ore di tv è molto disincantata. Non la convinci dicendo due stupidaggini. Le dico di più: di alcuni di questi personaggi televisivi filoputiniani secondo me la gente ride”, perché ci sono anche le macchiette “ma in mezzo a tante altre voci che vengono messe a confronto”. “La democrazia è anche questo. I programmi sono tanti e di generi diversi tra loro. Ma se gli ascolti di La7 salgono in concomitanza di ogni grande evento, che sia la guerra o la pandemia, questo deve farci riflettere”, osserva Cairo, spiegando che in questo processo l’editore ha “moltissima responsabilità. E’ l’editore che sceglie i direttori, che chiama i conduttori, che chiede conto dei risultati”, ma “non è un satrapo della sua azienda, specie se fa davvero l’editore. Cioè se davvero campa di editoria e non di altro”.

“Noi dobbiamo fatturare – prosegue – tenere l’occupazione alta e contemporaneamente offrire un prodotto editoriale che sia onesto sotto il profilo deontologico e aggiungo io perfino morale”. “La7 – rimarca Cairo – è una televisione di successo, con ottimi ascolti, tanti programmi e moltissima libertà”. Una libertà che “va difesa”. Anche a costo di dire stupidaggini in tv: “Io penso di sì. E lo ripeto: le stupidaggini, se sono tali, non passano”, conclude l’editore.