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“Non eravamo pronti”: la provveditrice scolastica del Veneto è disgustata “per la strumentalizzazione” della morte di Cloe Bianco

La direttrice dell’Ufficio scolastico regionale parla dopo l’avvio delle indagini ministeriali sul suicidio della professoressa transgender

cloe bianco

Tre procedimenti, ma nessun demansionamento. L’Ufficio scolastico regionale del Veneto sta ultimando la propria relazione da inviare al Ministero dell’Istruzione in merito alle decisioni prese – nel corso degli anni – nei confronti di Cloe Bianco, la professoressa transgender morta suicida lo scorso 11 giugno. Secondo le ricostruzioni fatte dal provveditorato, non ci possono essere collegamenti tra quel gesto e i provvedimenti presi nei suoi confronti dopo il suo coming out davanti agli studenti.

Cloe Bianco, le parole delle provveditrice scolastica della Regione Veneto

Ad annunciare tutto ciò, ancor prima dell’invio al Ministero del plico con la ricostruzione dello storico dei provvedimenti , è stata la direttrice dell’Ufficio scolastico regionale Carmela Palumbo a Il Corriere della Sera. Nella sua intervista parla dei tre procedimenti nei confronti di Cloe Bianco. Il primo, quello già trapelato all’epoca dei fatti (nel 2015), portò a una sospensione di tre giorni dall’insegnamento subito dopo il suo coming out davanti ai suoi studenti. Il secondo, che si concluse con un’archiviazione, dopo l’accusa di aver rivolto “frasi inopportune” ai suoi alunni. Il terzo, nel 2016, portò a una sospensione di un giorno per essersi presentata in classe con una minigonna.

Ma, secondo la direttrice dell’Ufficio scolastico regionale (che all’epoca dei fatti non ricopriva quel ruolo), non ci fu alcun demansionamento:

“Era una supplente iscritta a due graduatorie: quella per i docenti tecnico-pratici e quella relativa al personale amministrativo. Accettò di insegnare nei due anni successivi, mentre nell’anno scolastico 2018-2019 scelse di lavorare in amministrazione. Poi più nulla […] Sostenere che fu demansionata è una fesseria e nessuno può sostenere che l’Ufficio scolastico regionale, o gli istituti nei quali ha lavorato, l’abbiano spostata arbitrariamente”.

Secondo Carmela Palumbo – e secondo quel resoconto che sarà inviato al dicastero dell’Istruzione -, non ci fu nessuna procedura irregolare e fu Cloe Bianco a decidere di non insegnare più, anche se nel maggio scorso chiese l’aggiornamento della propria graduatoria. Un mese prima della decisione di suicidarsi a bordo di quel camper nel quale viveva. Ma, facendo un passo indietro, la stessa dirigente sottolinea come nel 2015 il mondo (e l’Italia) fosse diverso rispetto a oggi.

“I fatti risalgono a sette anni fa, quando l’intera collettività, e non solo la Scuola, non era pronta ad affrontare queste scelte con la stessa serenità con quale vengono accolte oggi. Con questo intendo dire che un percorso è stato fatto e ora, un episodio come quello del 2015, non scatenerebbe lo stesso scandalo”.

Dunque, tempi diversi e reazioni diverse. Ma la stessa Palumbo si dice “disgustata” per la strumentalizzazione della morte di Cloe Bianco, accusando chi ha collegato questo suicidio a quel che è accaduto sette anni fa.