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Presidenzialismo, la figuraccia del centro-destra

Presidenzialismo, la figuraccia del centro-destra

Introduzione

Il Presidenzialismo è un vecchio cavallo di battaglia del centro-destra, sostenuto dal duo Berlusconi-Fini fin dal sodalizio politico partito a metà anni ’90 e naufragato il 2009, quando l’allora Premier cacciò dal partito il secondo. La sinistra lo ha invece sempre ritenuto un tema pericoloso, per il rischio di accentrare troppi poteri in una sola persona.

Personalmente, ritengo invece che il Presidenzialismo sia una forma ideale, con i giusti contrappesi in stile americano o francese. La sceneggiata recente con la rielezione di Mattarella, proprio come avvenne con Napolitano, non fa che portare acqua a questa formula.

Tuttavia, sembrano lontani i tempi in cui il centro-destra era unito e governava il paese. Allora Berlusconi faceva da collante e da sintetizzatore delle varie istanze. Avendo anche le spalle forti di un partito che arrivava anche al 24-25 percento. Gli altri erano a debita distanza.

Invece adesso pesa per circa un terzo e l’età avanza non poco. Inoltre, gli alleati hanno molta più forza elettorale, anche del doppio o di quattro volte tanto. Vale a dire Fratelli d’Italia e Lega, mentre i post-democristiani sono ormai ridotti a partitini di scarso peso (l’Udc ai tempi prendeva anche il 5-6 percento).

E questo scollamento si sta notando spesso. Si pensi proprio alla elezione del Presidente della Repubblica, dove il centro-destra aveva la storica occasione di imporre un proprio nome. Oppure, in questi giorni, in occasione del voto sul Presidenzialismo proposto da Fratelli d’Italia. Naufragato malamente tra varie defezioni proprio a destra.

Perché Presidenzialismo non è passato

La Camera ha approvato gli emendamenti soppressivi degli articoli del provvedimento e respinto le proposte aggiuntive, quindi il testo risulta respinto.

Sono risultati 71, dei quali 24 in missione, i deputati del centrodestra assenti. Dei 37 rappresentanti di Fratelli d’Italia, il partito proponente, 3 non erano in Aula, di cui 2 in missione. Per quanto riguarda gli altri partiti della coalizione, 39 gli assenti della Lega su 133, di cui 13 in missione. 23 quelli di Forza Italia su 80, di cui 7 in missione. Infine, 6 su 20 quelli di Coraggio Italia, di cui 2 in missione.

Centro-destra lacerato all’interno

In missione significa che erano impegnati in altri lavori istituzionali, come per esempio le commissioni bicamerali. Erano impegni improrogabili? Nessuno poteva rinunciare? O forse, andava scelta un’altra data tenendo conto degli altri impegni?

Il centro-destra non ha certo fatto una bella figura e la concorrenza interna tra Salvini e Meloni potrebbe portare altri problemi. Vedi in Sicilia, dove non c’è pieno appoggio al governatore uscente Musumeci di Fratelli d’Italia, che Forza Italia e Lega non vorrebbero confermare. Problemi anche per il candidato a Sindaco di Palermo.

A livello nazionale, infine, non giova il fatto che FdI sia all’opposizione, mentre il resto della coalizione appoggi Draghi.

Pubblicato da Luca Scialò

Sociologo, blogger, web writer. Amo il Cinema, l'Inter e ovviamente scrivere. La mail per contattarmi: [email protected] Ricevi le News su Telegram senza censure Le voci di dentro su Telegram

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