Durante la seduta di ieri in Commissione Politiche dell’UE della Camera, la deputata Francesca Galizia (M5S), relatrice, ha affermato quanto segue: “La Commissione è chiamata a esaminare, ai fini del parere da rendere alla Commissione Agricoltura, la proposta di legge di iniziativa parlamentare in materia di « Disciplina dell’ippicoltura », nel testo risultante dall’esame in sede referente, che si compone di tre articoli: il primo reca le definizioni dell’attività di ippicoltura ai fini civilistici e previdenziali e ulteriori disposizioni in materia anche fiscali; il secondo articolo reca la clausola di salvaguardia per le Regioni a statuto speciale e le Province, mentre il terzo contiene le disposizioni finanziarie”. Galizia ha quindi fatto presente che “la relazione introduttiva al testo originario del provvedimento evidenzia che la legislazione vigente legata al comparto degli equidi è penalizzata da una grande frammentazione, per cui risulta disomogenea per quanto concerne gli ambiti fiscale, previdenziale, urbanistico, ambientale e amministrativo. Tale disomogeneità crea, nella prassi, profili di incertezza agli operatori del settore che si trovano a dover risolvere difficoltà di inquadramento della loro attività, come, ad esempio, le associazioni sportive dilettantistiche e le aziende agrituristiche che gestiscono attività di turismo equestre, o a dovere osservare norme in materia di gestione dei rifiuti che non tengono conto delle specificità del settore operativo in esame”.

Per i profili di competenza la deputata M5S ha ricordato “che la legislazione europea è intervenuta sul settore attraverso norme in materia veterinaria, zootecnica, di controllo e di partecipazione ai concorsi ippici. Ricordo in particolare il progetto europeo Animal Welfare Indicators (AWIN) che misura indicatori di benessere animale anche con riferimento agli equidi. Richiamo inoltre la normativa europea in materia di sanità animale (regolamento (UE) 2016/429) e quella in materia di metodi di identificazione degli equidi (regolamento sul passaporto equino, di cui al regolamento (UE) 2015/262), recepite in Italia con l’articolo 13 della legge 20 novembre 2017, n. 167, che ha affidato al Ministero della salute l’organizzazione e la gestione dell’anagrafe degli equidi, abrogando le norme che la ponevano sotto il controllo dell’UNIRE”.

Passando a descrivere il contenuto del provvedimento in esame, Galizia ha evidenziato “che l’articolo 1 fornisce le definizioni inerenti all’attività di ippicoltura. Più nel dettaglio, si intende tale l’attività che interessa tutti gli equidi e che riguarda la riproduzione, la gestazione, la nascita e lo svezzamento svolte in forma imprenditoriale. Tali attività sono considerate agricole ai sensi dell’art. 2135 del codice civile e ad esse si applicano le disposizioni fiscali e previdenziali vigenti previste per il settore agricolo. Inoltre, sono considerate connesse all’attività agricola le seguenti attività: esercizio e gestione di stazioni di fecondazione, l’assistenza e la gestione della produzione del seme; la doma, l’addestramento, l’allenamento, la custodia e il ricovero dei cavalli; la valorizzazione e la promozione delle razze, autoctone e non autoctone; la gestione e il mantenimento degli equidi, anche qualora siano di proprietà di soggetti terzi non allevatori, a prescindere dall’età degli stessi equidi; la promozione delle tecniche di ippicoltura, tirocini e attività formative in collaborazione con istituti scolastici e allevamenti e le cliniche veterinarie; la promozione e l’insegnamento delle attività di mascalcia”.

La deputata M5S ha poi segnalato che “ai sensi dell’articolo 1, comma 6, si prevede l’applicazione dell’IVA con l’aliquota ridotta del 10 per cento per la cessione e la vendita degli equidi disciplinati dal provvedimento, nonché di quelli impiegati nell’attività sportiva professionale giunti a fine carriera”. Al riguardo, ha ricordato “che in passato la Corte di Giustizia dell’Unione europea, con sentenza del 25 aprile 2013 (causa C-212/11) aveva censurato l’applicazione di una aliquota Iva ridotta alle cessioni di levrieri e cavalli, non destinati alla preparazione di prodotti alimentari, al noleggio di cavalli e a taluni servizi, in quanto in contrasto con alcuni degli obblighi previsti dalla direttiva 2006/112/CE del Consiglio, del 28 novembre 2006, relativa al sistema comune d’imposta sul valore aggiunto. Tuttavia, la recente direttiva (UE) 2022/542 del Consiglio del 5 aprile 2022, recante modifica delle direttive 2006/112/CE e (UE) 2020/285 per quanto riguarda le aliquote dell’imposta sul valore aggiunto, ha inserito, nell’allegato III, punto 11-bis, della predetta direttiva 2006/112/CE, proprio la fattispecie in esame relativa agli equini vivi e alle prestazioni di servizi ad essi connessi, rendendo la disposizione in esame coerente con il diritto dell’Unione”.

Continuando nell’illustrazione del testo, Galizia ha ricordato “che il successivo comma 7 dell’articolo 1 prevede che gli operai assunti a tempo indeterminato o determinato dalle imprese che esercitano attività di ippicoltura siano considerati, agli effetti della normativa in materia di previdenza e assistenza sociale, compresa quella relativa all’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali, lavoratori agricoli dipendenti. Infine, il comma 8 fa divieto di destinare alla filiera alimentare gli equidi impiegati a scopo sociale o terapeutico. L’articolo 2 prevede la clausola di salvaguardia, stabilendo che le disposizioni della presente proposta di legge sono applicabili nelle Regioni a statuto speciale e nelle Province autonome di Trento e Bolzano compatibilmente con i rispettivi statuti e le relative norme di attuazione. L’articolo 3 prevede la clausola di copertura finanziaria per gli oneri derivanti dall’articolo 1 pari a 5 milioni di euro a decorrere dall’anno 2021”. In conclusione, considerati i limitati profili di competenza della Commissione, la deputata M5S ha proposto di esprimere “già nella seduta odierna, un parere di nulla osta”. La Commissione, nessuno chiedendo di intervenire, ha approvato la proposta di nulla osta della relatrice.

Ancora nessuna novità, invece, in Commissione Bilancio, dove l’esame del provvedimento era già stato rinviato nella seduta del 20 aprile 2022. Nella seduta di ieri Giorgio Lovecchio (M5S), presidente, ha ricordato che la Commissione era in attesa della relazione tecnica da parte del Governo. Il Sottosegretario Federico Freni (Mef) ha fatto presente che la relazione tecnica “non è stata ancora ultimata perché il Ministero dell’Economia e delle finanze è in attesa di chiarimenti da parte dei ministeri competenti” e, pertanto, ha chiesto un ulteriore rinvio. Giorgio Lovecchio, presidente, nessun altro chiedendo di intervenire, ha quindi rinviato il seguito dell’esame ad altra seduta.