Nel 2021 la pressione fiscale ha raggiunto il 43,5 per cento, più alta rispetto al 42,8 per cento del 2020. Ciò ha generato un certo allarme. Tuttavia, scorporando le agevolazioni fiscali che sono classificate come spesa, e che sono aumentate nel 2021, la pressione fiscale effettiva non solo è più bassa, ma aumenta anche meno, dal 41,4 al 41,8 per cento. L’aumento di tali agevolazioni è attribuibile principalmente all’estensione del Bonus Irpef previsto dalla Legge di Bilancio 2020, a pieno regime solo da inizio 2021. Il restante aumento della pressione fiscale (0,4 per cento) è dovuto soprattutto alle imposte indirette (in particolare l’IVA). Nel 2021 il gettito IVA è cresciuto molto più del Pil, a causa del parziale spostamento dei consumi da servizi a beni (in particolare durevoli) e dal maggiore utilizzo di strumenti di pagamento cashless. L’analisi è contenuta in un articolo di Giampaolo Galli, Michela Garlaschi e Salvatore Liaci pubblicato dall’Osservatorio sui conti pubblici italiani.

Come indicato nel Documento di Economia e Finanza (DEF), il dato della pressione fiscale non è del tutto rappresentativo dell’onere fiscale che grava effettivamente sui contribuenti. Infatti, le regole internazionali di contabilità prevedono di classificare alcune agevolazioni fiscali come spesa pubblica. In particolare, tra queste vi sono:

  • il Bonus IRPEF (ex 80 euro, divenuti 100), che comporta una riduzione del carico fiscale per i lavoratori dipendenti;
  • i crediti d’imposta concessi a famiglie e imprese che sono utilizzati in compensazione di tributi e contributi;
  • alcune detrazioni fiscali riconosciute ai contribuenti anche oltre il limite della capienza in dichiarazione.

Inoltre, sono registrati come spesa anche gli sgravi contributivi “selettivi”, ossia a favore di specifiche categorie di contribuenti o aree geografiche. In particolare, tra questi vi sono le agevolazioni introdotte dalla Legge di Bilancio 2021 per favorire (i) l’assunzione di giovani e donne e (ii) l’occupazione nelle regioni del Sud. Tali agevolazioni rientrano nelle spese (in “contributi alla produzione”) poiché assimilate a interventi di sostegno alle imprese produttrici.

Nel caso del bonus IRPEF, questo è stato erogato a tutti i lavoratori dipendenti, anche agli incapienti, entro un certo reddito. Per tale motivo, è stato concepito sin dall’inizio come un trasferimento fiscale, da contabilizzare dunque nella spesa.

Le entrate fiscali sono contabilizzate al lordo delle suddette agevolazioni, il che fa risultare la pressione fiscale superiore all’effettivo onere fiscale che grava sui contribuenti. Scorporando queste voci, si può ottenere una misura forse più rappresentativa della pressione fiscale effettiva.

Quali entrate hanno aumentato di 0,4 punti percentuali la pressione fiscale nel 2021? Non sono certo le uniche ma hanno contribuito alcune entrate indirette minori, come i proventi da giochi e lotterie e le accise sui prodotti energetici, principalmente per la ripresa dei volumi di gioco e dei trasporti dopo il 2020 caratterizzato dalle misure di contenimento della pandemia. La Legge di Bilancio 2020 ha sostituito, a partire da maggio 2020, la tassa piatta del 12 per cento con un’imposta progressiva (con aliquota dal 15 al 23 per cento) per le vincite del “Gratta & Vinci” e del “Superenalotto” dai 500 ai 10 milioni di euro. È probabile però che l’aumento della tassazione abbia avuto un effetto maggiore sul gettito del 2021 per la ripresa dei volumi di gioco.

Nel 2020, le agevolazioni fiscali classificate come spese ammontavano a 23,2 miliardi. La voce più rilevante era il bonus IRPEF, che ammontava a 11,9 miliardi. Nel 2021, le agevolazioni fiscali crescono a 30,8 miliardi. Quest’aumento è dovuto principalmente alle modifiche del bonus IRPEF, apportate dalla Legge di Bilancio 2020 che lo ha esteso sia come importo (da 80 a 100 euro al mese) sia come platea di beneficiari (da un reddito massimo di 26.600 euro a 40.000). A seguito di queste modifiche, nel 2020 era in vigore un regime misto, ossia il vecchio bonus da 80 euro nella prima parte dell’anno e un trattamento integrativo (ossia bonus aumentato di 100 euro sino a 28.000 di reddito) nella seconda parte. Nel 2021 invece è entrato in vigore sin dal 1 gennaio il nuovo regime.