Il Tribunale Amministrativo Regionale della Campania (Sezione Quinta) ha respinto – tramite sentenza – il ricorso presentato contro Ministero dell’Interno, Questura di Napoli, in cui si chiedeva l’annullamento del provvedimento con il quale la Questura di Napoli ha rigettato la richiesta di autorizzazione di licenza ex art. 88 T.U.L.P.S. presentata dalla ricorrente; del provvedimento di comunicazione di preavviso di diniego della richiesta di autorizzazione di licenza ex art. 88 T.U.L.P.S.; del Regolamento del Comune di Visciano (NA) “Regolamento Sale da Gioco e Giochi leciti”, ove e per quanto lesivo dei diritti ed interessi del ricorrente; degli artt. 6 e 24 del Regolamento del Comune di Visciano “Regolamento Sale da Gioco e Giochi leciti”, ove e per quanto lesivi dei diritti ed interessi del ricorrente; della Circolare del Ministero dell’Interno (…), ove e per quanto lesiva dei diritti ed interessi del ricorrente; della nota del Comune di Visciano, di cui si ignorano estremi e contenuto con la quale sono stati riportati i rilievi sulla distanza dai luoghi sensibili; della nota prot. Arma 12240/13-1 “P” della Legione Carabinieri, stazione di Tufino ove e per quanto lesiva dei diritti ed interessi della ricorrente; della relazione di servizio del 13.02.2019, ove e per quanto lesiva dei diritti ed interessi della ricorrente; della relazione di servizio del 08.06.2019, ove e per quanto lesiva dei diritti ed interessi della ricorrente; di ogni altro atto e/o provvedimento, preordinato, connesso e/o conseguente, ove e per quanto lesivo dei diritti ed interessi del ricorrente.

Nella sentenza si legge: “La società ricorrente, premesso di essere abilitata all’attività di raccolta delle giocate tramite gli apparecchi ex art. 110, comma 6, lett. B. del TULPS, in virtù di apposita convenzione stipulata con la società (…) (concessionario AAMS per l’attivazione e conduzione operativa della rete per la gestione telematica del gioco lecito mediante apparecchi da divertimento e intrattenimento, di cui all’art. 110, comma 6, lett. B.), contesta la legittimità del provvedimento di rigetto dell’istanza tesa ad ottenere il rilascio della licenza ex art. 88 T.U.L.P.S., per l’installazione dei giochi pubblici di cui all’art. 110, comma 6, lett. B, del T.U.L.P.S. (apparecchiatura V.L.T.) nei locali siti in Visciano (…).

Il diniego della Questura di Napoli è motivato con riferimento alle seguenti duplici circostanze ostative: la constatazione del ruolo attivo svolto nell’attività della società dal sig. -OMISSIS- ex marito di una delle due socie per il 50% delle quote sociali della -OMISSIS- soggetto pluripregiudicato, più volte arrestato e condannato, dichiarato socialmente pericoloso e delinquente abitualela rilevata violazione del Regolamento del Comune di Visciano sull’insediamento delle sale da gioco e sull’installazione dei giochi leciti, nella parte in cui fissa le distanze minime dai luoghi sensibili.

Il ricorso è infondato. Con il primo motivo parte ricorrente lamenta che l’amministrazione avrebbe erroneamente ritenuto esistente un’influenza nella gestione della società da parte dell’ex coniuge di una delle due socie (senza poteri di amministrazione) della società, soggetto pluripregiudicato, senza tuttavia fornire neppure un rigo di motivazione circa le modalità di esercizio della temuta influenza e senza procedere ad alcun ulteriore accertamento istruttorio da cui emergessero fatti imputabili alle dirette interessate (ovvero alle uniche due socie al 50% della società), sulla base dei quali fosse ragionevole dubitare della loro buona condotta o di un eventuale abuso della licenza richiesta.

La tesi di parte ricorrente è fuori centro. Ed invero, con chiara ed esaustiva motivazione, il provvedimento impugnato dà conto dell’approfondita istruttoria svolta, all’esito della quale è emerso, in base a plurimi indizi, che il soggetto in questione, gravato da numerosi precedenti penali, più volte arrestato, più volte condannato, dichiarato socialmente pericoloso e delinquente abituale, ha sempre rivestito un ruolo attivo nella conduzione dell’attività, come puntualizzato nella precisa ricostruzione dei fatti minuziosamente riportata nelle premesse del provvedimento, con cui si dà conto della circostanza, confermata da plurime testimonianze, che il predetto svolgeva il ruolo di amministratore di fatto della società.

E’ inoltre infondato il secondo motivo in diritto, con cui parte ricorrente lamenta che l’Amministrazione comunale, nel contestare il mancato rispetto delle prescrizioni sulle distanze delle sale slot dai luoghi sensibili di cui al regolamento comunale (rilevazioni, in tesi di parte, comunque affette da patente difetto di istruttoria), non avrebbe tenuto conto delle norme transitorie del medesimo regolamento, che, appunto prevedevano un differimento di 5 anni dell’entrata in vigore; differimento, in tesi, operante nella specie, avendo la società presentato la propria richiesta di autorizzazione prima dell’entrata in vigore del medesimo Regolamento.

Gioverà richiamare l’art. 6 del Regolamento comunale, a mente del quale «Nei casi di agenzie per la raccolta di scommesse, sale VLT o nel caso dell’esercizio di giochi con vincita in denaro, il locale dove viene svolta l’attività deve essere distante almeno 250 metri, misurati per la distanza pedonale più breve, da: a) istituti scolastici di qualsiasi grado, sedi e strutture universitarie; b) luoghi di culto, intendendosi come tali anche i cimiteri; c) impianti sportivi e centri giovanili o altri istituti frequentati principalmente da giovani; d) strutture residenziali o semiresidenziali operanti in ambito sanitario o socio- assistenziale, strutture ricettive, ed inoltre strutture ricettive per categorie protette; e) giardini, parchi e spazi pubblici attrezzati e altri spazi verdi pubblici attrezzati; f) musei civici e nazionali» (comma 1).

Ed ancora, che «Al fine di tutela della salute pubblica, per evitare che la disponibilità immediata di denaro contante costituisca incentivo al gioco, all’interno del locale non potranno essere presenti sportelli bancari, postali o bancomat e non potranno essere aperte sale nel raggio di 250 mt da sportelli bancari, postali o bancomat, né agenzie di prestiti di pegno o attività in cui si eserciti l’acquisto di oro, argento od oggetti preziosi» (comma 3).

Le disposizioni di cui al citato art. 6 del Regolamento trovano senz’altro applicazione al caso all’esame in quanto, ai sensi del successivo art. 24, l’entrata in vigore delle prescrizioni relative alla localizzazione e alle distanze è differita di 5 anni, ma solo «per gli esercizi già autorizzati».

Ciò posto, è evidente che la ratio sottesa alla disciplina transitoria, come emerge anche dal tenore letterale della disposizione, è quella di posticipare l’applicabilità del Regolamento stesso per le agenzie o i punti di scommessa già autorizzati e funzionanti nel territorio del Comune, al solo fine di consentire alle stesse di adeguarsi alla nuova disposizione regolamentare più restrittiva, di talché la stessa non trova certamente applicazione nel caso all’esame.

Il motivo all’esame, nella parte in cui, sotto altro profilo, si articola nella deduzione dell’erroneità dell’accertamento svolto dal comune in relazione alla asserita violazione delle distanze tra la sala slot e alcuni punti sensibili, è per il resto inammissibile.

Ed invero, la ricorrente si è all’evidenza limitata ad asserire, del tutto genericamente, un preteso difetto di istruttoria, adombrando, peraltro in modo del tutto dubitativo, la violazione delle prescrizioni di legge in relazione alle modalità di effettuazione dei rilievi e delle misurazioni, senza tuttavia fornire nemmeno un principio di prova sul fatto che le dette attività siano state mal espletate e senza contestare specificamente le risultanze dell’istruttoria stessa.

Né, infine, potrebbe giovare all’accoglimento della tesi della difesa ricorrente la censura, con cui ci si duole della violazione da parte del regolamento comunale dei principi di libertà di impresa e dei principi di libera concorrenza e di non discriminazione, in quanto inammissibilmente formulata solo con l’ultima memoria, peraltro nemmeno notificata.

In conclusione, il ricorso è respinto.

Le spese di lite seguono la soccombenza e sono liquidate come da dispositivo in favore del Comune resistente; spese compensate per il resto, stante la costituzione solo formale dell’avvocatura erariale

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale della Campania, sede di Napoli, Sez. V, definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo respinge.

Condanna parte ricorrente alla refusione delle spese di lite verso il Comune resistente, che si liquidano in €. 1.500,00, oltre accessori come per legge. Spese compensate per il resto”.