“Il mondo social si è scatenato senza le giuste informazioni. Lavoro nel settore dell’apparecchio senza vincita denaro, così come in quello degli apparecchi a vincita, con due brand separati. Noi il mondo delle sale LAN non lo vediamo come un competitor perché il comparto dell’intrattenimento è molto ampio. Non siamo sostenitori del pensiero che non debbano esistere. Anzi, il contrario”. Lo ha detto Sergio Milesi, amministratore delegato della LED srl, durante il webinar organizzato dall’Osservatorio Italiano Esports per fare chiarezza sui motivi che lo hanno portato a presentare un esposto e un interpello all’ADM, da cui è poi nata la vicenda LanGate, con il sequestro di alcune sale.

“Quando abbiamo affrontato l’argomento lo abbiamo fatto con l’intenzione di integrare questa forma di intrattenimento nei nostri centri. Ci siamo però resi conto che non c’erano informazioni chiare sulla normativa di riferimento. Quindi questo mondo esisteva, ma non era inquadrato da un punto di vista legislativo. Con l’esposto abbiamo segnalato la presenza ad ADM di attività di questo tipo e abbiamo appesantito l’esposto ritenendo che queste attività facevano concorrenza alle nostre, ma con una differenza normativa molto importante. Ricordo – ha proseguito Milesi – che da maggio 2021 i Monopoli hanno normato tutte le varie categorie delle offerte di intrattenimento, quindi abbiamo chiesto all’Agenzia se fosse a conoscenza dell’esistenza di queste sale LAN ed Esports. Volevamo rendere coscienti i nostri legislatori della presenza di tali attività. Non è che volevamo farle chiudere, la nostra intenzione era quella di chiedere se queste forme di intrattenimento fossero conformi alle normative e, in caso di risposta negativa, proponevamo di intervenire. Naturalmente non abbiamo specificato il tipo di intervento che avrebbe dovuto attuare il legislatore. In seguito abbiamo presentato un interpello per capire se la nostra interpretazione della norma fosse corretta”.

“Ad oggi – ha chiarito Milesi – non hanno ancora risposto al nostro interpello, penso stiano riflettendo sulla cosa seriamente, stanno cercando una soluzione costruttiva. Sicuramente con l’interpello sono obbligati a risponderci, speriamo in maniera costruttiva e non con ulteriori quesiti. Attendiamo con ansia e ci auguriamo che esista una forma per cui le sale LAN e il mondo Esports possano lavorare in Italia e se non esiste una forma definitiva ci auguriamo che trovino una soluzione transitoria nella normativa per farli operare. Di sicuro è arrivato il momento di dire basta al preconcetto che per tutto ciò che viene offerto al pubblico, anche in ambienti senza gioco d’azzardo, ci debba essere la verifica e l’omologa. In Italia, in questo settore, il concetto della buona fede praticamente non esiste. Oltre che seguire le regole dobbiamo ogni volta anche dimostrare allo Stato che lo stiamo facendo. Non solo devo essere cosciente di quello che devo fare ma devo anche certificare quello che faccio, ogni singola forma di intrattenimento che offro al pubblico deve essere verificata”.

“Il discorso dei software sicuramente va cambiato – ha evidenziato poi l’amministratore delegato della LED srl -. E’ impensabile che si chieda a case produttrici di gaming di dare a un ente dello Stato italiano l’accesso ai propri software, che sono oggetto di brevetto e copyright, però se questo non avviene l’ente omologatore dice non possono essere utilizzati in Italia. Questa è una cosa assurda. Ci sono fornitori che si rifiutano di portare in Italia un prodotto proprio perchè non vogliono fornire l’accesso al proprio software”.

“Oggi si parla di centinaia di migliaia di euro di investimenti per fare le omologhe – ha aggiunto Milesi -. Se non rispetto le regole sanzionatemi pesantemente, ma non ha senso che mi fate fare preventivamente delle omologhe perchè non vi fidate. In questi giorni abbiamo iniziato un dialogo costruttivo con le sale LAN, anche perchè noi volevamo solo segnalare che c’è un vuoto normativo e il gaming e l’intrattenimento senza vincita in denaro non possono essere paragonati all’azzardo. L’assurdità è che le omologazioni alle quali siamo sottoposti come locali di puro intrattenimento sono le stesse per gli apparecchi con vincita in denaro, l’unica differenza è che con noi devono applicare le norme al contrario. Questo fa sì che l’Italia, indipendentemente che si tratti di gaming o amusement, si ritrovi indietro rispetto ad altri Paesi europei”.

E ancora: “Sia le nostre realtà che le sale LAN offrono intrattenimento, anche se diverso, vanno quindi trattate allo steso modo. Una problematica che noi già affrontiamo è quella dei minorenni, che nelle sale amusement possono entrare solo se accompagnati dai propri genitori, di conseguenza anche le sale LAN dovranno andare incontro a questa difficoltà. Noi non chiediamo un’unica regolamentazione per tutto, però non si può penalizzare un’offerta di intrattenimento rispetto a un’altra. Non si può temere che l’amusement possa sfociare nel gioco d’azzardo e il gaming no. Sono realtà diverse, sicuramente non possono sottostare alle stesse regole, ma il legislatore non può trattare un settore dicendo che questo può diventare azzardo mentre l’altro no, non va bene. Ci devono essere normative diverse ma che partano dalla stessa base. Da maggio 2021 tutte le nostre associazioni si sono riunite in una confederazione, gli Stati Generali dell’Amusement, per dialogare con ADM e affrontare le varie problematiche nate con la nuova normativa. Il calciobalilla rientra tra gli apparecchi che devono essere certificati, così come il biliardo, i kiddie rides, come possono questi diventare gioco d’azzardo?”.

“Per me gli Esports dovrebbero avere le proprie norme, indipendentemente dal luogo dove vengono praticati – ha spiegato infine l’amministratore delegato della Led srl -. Ritengo che le sale LAN, che solitamente offrono intrattenimento allo stesso target delle sale amusement, rappresentino un argomento, gli sport elettronici un altro, anche perchè il gaming non è tutto Esports. Gli sport elettronici meritano una trattazione completamente diversa, soprattutto se venissero riconosciuti come un vero e proprio sport. In Italia dobbiamo poter offrire intrattenimento e divertimento senza dover tutte le volte dimostrare che non siamo gestori di gioco d’azzardo. Mi auguro arrivi presto una normativa che ci permetta di ampliare la nostra offerta con quanto è presente nelle sale LAN”, ha concluso Milesi.

E’ quindi intervenuto l’avvocato Stefano Candela (Lexsential), legale della LED srl: “Ci dispiace per le conseguenze che ci sono state per le sale LAN, ma da parte di LED non c’è mai stato un atteggiamento negativo contro di loro. Il problema è che a volte, quando si legifera, sembra non si tenga conto della realtà. Quelle di oggi appaiono come circolari fatte su software della preistoria. La finalità non era quella di far chiudere le sale LAN, ma di evidenziare che nell’omologa rientravano anche gli apparecchi presenti all’interno di queste attività. Per LED l’omologa interessa circa 700 macchine come calciobalilla e flipper. Noi volevamo reindirizzare il modello di business ma eravamo nell’impossibilità tecnica di farlo. Una sala giochi rispetto a una sala LAN il software deve averlo all’interno della macchina e questo crea non pochi problemi. Volevamo rendere edotti i Monopoli e la politica, che si sveglia sempre all’ultimo momento. ADM dovrebbe far riaprire queste sale, ma dal nostro punto di vista il legislatore dovrebbe cogliere l’opportunità di regolare tutto il settore dell’intrattenimento senza vincita in denaro in modo costruttivo, pensando che il tema Esports è un’opportunità economica non solo per i singoli operatori, ma anche per far stare l’Italia all’avanguardia, che altrimenti si ritroverà come spesso accade ad essere l’ultima ruota del carro. Non c’è nessuna volontà di fare la guerra a operatori che noi consideriamo concorrenti, semplicemente quello che fanno loro vorremmo poterlo fare anche noi”.

Parlando poi dei software, l’avvocato ha aggiunto: “Poichè non sempre sono brevettati, ma non solo per questo, è evidente che quando il legislatore chiede al creatore di avere una copia dei codici sorgente questi mostri una certa resistenza. C’è mancanza di sensibilità, il legislatore a volte non si rende conto degli enormi problemi che crea legiferando”.

“Dal punto di vista normativo – ha spiegato ancora Candela – l’approccio dovrebbe consistere nel dare delle indicazioni, anche precise, fidandosi poi del fatto che l’imprenditore le segua. Nel caso in cui si scoprissero poi delle inadempienze è giusto che vengano emanate sanzioni pesantissime, anche penali”. Inoltre “la normativa relativa all’omologazione per le sale LAN non ha senso, perchè il collegamento è in rete. E’ possibile che la soluzione per queste attività consista nel considerarle dei centri culturali di intrattenimento, la questione va però affrontata in modo serio. Per quanto riguarda gli Esports bisogna ricordare che questi rappresentano un’opportunità e andrebbero normati in modo semplice senza complicare la vita agli operatori. In ogni caso l’importante è non dimenticare che sale LAN e sport elettronici sono argomenti che andrebbero trattati diversamente. Quello che bisognerebbe chiedere al legislatore è di fare una fotografia della realtà, confrontandosi con associazioni di categoria e soggetti esperti, vedere quale è lo stato dell’arte e poi intervenire scrivendo regole semplici che evitino di trattare in modo diverso situazioni omogenee e in modo uguale situazioni diverse. La politica si dovrebbe preoccupare di prevenire quello che è successo, non si può intervenire sempre dopo. Servirà una norma transitoria, poi non bisognerà inventare nulla di nuovo, basterebbe ispirarsi ad altri Paesi europei”, ha concluso Candela.