LEO GULLOTTA/ “Non avevo il fuoco sacro per la recitazione, devo tutto al teatro”

- Carmine Massimo Balsamo

Leo Gullotta protagonista di “Quel posto nel tempo”, incentrato sull’Alzheimer: “Per un attore è sempre difficile interpretare qualcosa lontano da sé”

leo gullotta
(RTL 102.5)

Leo Gullotta protagonista in sala a partire da oggi con il film “Quel posto nel tempo”, diretto da Giuseppe Alessio Nuzzo. Intervenuto a RTL 102.5 News, ai microfoni del programma Trends and Celebrities condotto da Francesco Fredella, il celebre attore ha presentato il progetto, che affronta una tematica impegnativa come quella dell’Alzheimer: “Per un attore è sempre difficile interpretare qualcosa lontano da sé. Questo è un ruolo ancora più complicato e approfondito. I passaggi dall’oggi al domani, un direttore d’orchestra di successo che di colpa si accorge che qualcosa inizia ad andare via”.

“In lui subentra lentamente la paura di questa malattia degenerativa. L’unica cosa che il malato di Alzheimer ricorda è l’adolescenza, oppure una canzone”, ha aggiunto Leo Gullotta. Un ruolo molto delicato, che ha comportato molto studio: “L’attore deve avere la conoscenza di tutti i linguaggi, si prepara sempre e studia. Non è una professione così semplice, è molto complessa. Mi sono preparato insieme al regista, prima della lavorazione ci siamo incontrati con un gruppo di medici del settore”.

LEO GULLOTTA RIPERCORRE LA SUA CARRIERA

“Mi sono appassionato alla storia particolare”, ha aggiunto Leo Gullotta nel corso del suo dialogo con Fredella e i suoi ospiti. Nel film di Nuzzo, ha proseguito l’interprete siciliano, “la malattia è filo rosso di una storia. Ha paura di perdere il suo passato, dalla moglie mancata alla figlia. E tratta anche lo scontro genitoriale con i figli, un tema attuale, come la solitudine. Ci sono vari temi all’interno. Lo spettatore entra dentro gli occhi di questo protagonista e lì vede lentamente la malattia”. Leo Gullotta si è poi soffermato sulla sua carriera e ha messo in risalto l’importanza del periodo trascorso al Teatro Stabile di Catania: “Io sono catanese, nato in un quartiere popolare. Ero un bambino sicuramente curioso, non sapevo nulla e non avevo il fuoco sacro. Ma una serie di eventi mi hanno portato ad entrare dentro una struttura professionale – al Teatro Stabile di Catania – e tutto quello che so l’ho appreso in quei dieci anni. Ho appreso anche dal siparista. Ho guardato e ascoltato molto. Ho certo di rubare e di incamerare”.







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