Otto persone, personale sanitario che ha ‘assistito’ Diego Armando Maradona negli ultimi giorni di vita, saranno processati per presunta negligenza. È la decisione presa oggi da un giudice di San Isidro, che ha disposto il rinvio a giudizio per i professionisti che avevano in cura il Pibe de Oro, come richiesto ad aprile dalla Procura.

Maradona è morto il 25 novembre 2020 all’età di 60 anni, mentre si trovava in casa, per un arresto cardiaco. La notizia della svolta processuale arriva, paradossalmente, nel giorno in cui si celebrano i 36 anni dagli storici gol segnati nel Mondiale 1986 in Messico contro l’Inghilterra: era il 22 giugno quando Diego segnò prima la rete della ‘mano de dies’, quindi il ‘gol del secolo’ con la serpentina da centrocampo finita con la palle in rete dopo aver scartato anche il portiere inglese.

Secondo i pubblici ministeri, la morte di Maradona è stata causata da “omissioni” delle persone che lo stavano assistendo, che lo hanno abbandonato “al suo destino” durante il ricovero domiciliare. Il personale preposto ad accudire Maradona era stato “protagonista di un ricovero domiciliare senza precedenti, totalmente carente e sconsiderato”, e aveva commesso una “serie di improvvisazioni, cattiva gestione e inadempienze”, è l’atto di accusa della Procura.

Maradona in quel periodo si stava riprendendo da un intervento chirurgico al cervello per un coagulo di sangue e dopo decenni di battaglie con la dipendenza da cocaina e alcol.

A processo per “omicidio semplice con dolo eventuale”finiscono dunque il neurochirurgo Leopoldo Luque, la psichiatra Agustina Cosachov, lo psicologo Carlos Díaz, la coordinatrice delle cure domiciliari Nancy Forlini, il coordinatore degli infermieri Mariano Perroni, gli infermieri Ricardo Omar Almirón e Dahiana Gisela Madrid e il medico Pedro Di Spagna.

Gli otto rinviati a giudizio rischiano una pena dagli 8 ai 25 anni di carcere. Ad oggi nessuna data è stata avanzata in questa fase per lo svolgimento del processo: gli otto indagati restano in stato di libertà perché la procura di San Isidro non ha chiesto la custodia cautelare per nessuno di loro.

Napoletano, classe 1987, laureato in Lettere: vive di politica e basket.