Roma, 9 ago – Così Alessandro Di Battista ha rotto il silenzio, con un lungo video di quasi venti minuti in cui tira fuori un bel “vaffa” a Beppe Grillo e spiega perché ha deciso di non candidarsi con il M5S. “Non ritengo ci siano le condizioni per una mia candidatura alle prossime elezioni politiche”, dice l’ormai ex enfant prodige del firmamento pentastellato. Pur ringraziando le “decine di migliaia” di persone che nelle ultime settimane gli avrebbero scritto per chiedergli di correre e ammettendo di averci pensato a lungo, Dibba spiega nel dettaglio il motivo del suo rifiuto. Una decisione maturata anche dopo aver parlato con Giuseppe Conte e aver “compreso che ci sono tante componenti dell’attuale M5S che non mi vogliono, da Grillo passando per Fico”.

Di Battista, il vaffa a Grillo: “Padre padrone, non mi fido” 

Di Battista, mantenendo sempre il piglio indignato del contestatore e al contempo il tenero sguardo da orsacchiottone sognatore, cita una serie di interviste in cui esponenti grillini si sono palesati piuttosto refrattari all’ipotesi di una sua candidatura. “Le più gentili erano ‘se torna si deve allineare’ e le meno erano ‘non abbiamo bisogno di lui perché è un distruttore tipo Attila”, “quando forse i disboscatori di consensi sono stati altri”. Al contrario, quasi a sorpresa, salva Conte: “E’ stato molto sincero” ed “è un galantuomo”.

Ma è il vaffa al fondatore dei Cinque Stelle a emergere su tutto. “Io di fatto sono stato costretto a lasciare il M5S, proprio perché soprattutto Grillo ha indirizzato il Movimento” nel “governo dell’assembramento”, dice Dibba. Tuttavia “anche precedentemente io ho avuto momenti difficili, quando fondamentalmente mi hanno impedito di fare il capo politico del M5S evitando di votare, quando non hanno neppure voluto pubblicare i voti degli Stati Generali perché io avevo preso il triplo dei voti di Di Maio”. “E quindi non si doveva far sapere”, tuona Di Battista.

Politicamente oggi non mi fido di Beppe Grillo” perché “ancora, in parte, fa da padre padrone“, dunque “io sotto Grillo non ci sto”. Per poi sottolineare, quasi a dare l’ultima carezza al fondatore : “Io non dimentico quello che Grillo ha fatto per il paese e anche per me…” “perché se sono la persona che sono”, con “determinati valori”, “è anche perché me li ha insegnati Grillo e Gianroberto Casaleggio”.

Cosa farà ora Dibba

“Nei prossimi mesi insieme ad altre persone creerò un’associazione culturale per fare politica da fuori, per darci una struttura e un’organizzazione civica, per fare cittadinanza attiva perché ci credo tanto, per fare proposte, scrivere delle leggi al di fuori del Parlamento”. E “poi, vedremo in futuro a cosa potrà portare questo percorso”.

Eugenio Palazzini

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2 Commenti

  1. Quando si sbaglia campo da subito e sei nel fosso… non ne salti più fuori con chiacchiere di convenienza e rimpianti non troppo nascosti. Gli anni passano e stare sulla riva del fiume prosciugato serve a poco. Nessuna speranza, salvo l’ ulteriore instradamento civico fine a sé stesso, alle porte aperte “non si sa mai”.

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