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Dossier

L’AI applicata alle assicurazioni. “Rivoluzione sì, ma neanche troppo”

L’AI applicata alle assicurazioni. “Rivoluzione sì, ma neanche troppo”

Da tempo si fa un gran parlare di Intelligenza Artificiale, Machine Learning, Deep Learning eccetera eccetera. Un lungo elenco di settori – dalla finanza alla salute, passando per l’astronomia e la cultura – è stato letteralmente travolto dalle innovazioni AI. In ambito assicurativo, sottolinea un rapporto pubblicato a marzo da Pictet, la disponibilità di enormi quantità di dati, e la capacità di analizzarli delle macchine, imparando a capire da sole cosa serve e che interpretazione darne, è destinato a cambiare radicalmente l’offerta dell’intero mercato. Come dire: l’Intelligenza Artificiale non è una semplice tecnologia, è piuttosto un abilitatore in grado di trasformare i prodotti. Non è solo questione di cambiare la gestione dei sinistri, di offrire prodotti e garantire assistenza ai clienti: “L’AI – sottolineano nel rapporto – comporta un cambio di approccio. Dall’attuale rileva e ripara al prossimo prevedi e previeni”.

L’AI può infatti sfruttare i dati non solo per analizzare al meglio ciò che è avvenuto, ma anche per prevedere comportamenti futuri. “Interviene quindi nel cuore del comparto assicurativo, basato proprio sul concetto di rischio”. Cioè sulla probabilità che si verifichi un evento. Così iniziano a diffondersi prodotti sempre più personalizzabili di cliente in cliente; vengono sottoscritte sempre più mini-polizze, cioè polizze da attivare in pochi click pensate per la copertura assicurativa di brevi viaggi o piccole esperienze. La tanto decantata rivoluzione dell’assicurazione Pay-per-use.

Ma è “tutto oro ciò che luccica”? Non è la prima volta che, non solo in ambito assicurativo, si diffonde l’idea che una rivoluzione sia imminente, prima di scoprire che invece ci vorranno ancora diversi anni. È un po’ lo stesso discorso che si faceva l’anno scorso sul metaverso: una nuova realtà multidimensionale destinata a soppiantare Internet. Dopo l’annuncio di Zuckerberg, per diversi mesi, esperti e riviste di settore hanno parlato ininterrottamente della rivoluzione del metaverso, quasi come fosse imminente. Per poi, col tempo, specificare che non esiste un’unica forma di metaverso e che la vera rivoluzione sarà realtà solo tra qualche anno.

Con l’AI, stiamo parlando di una tecnologia che, ad oggi, ha già cambiato tanti settori. Ma guai a pensare che la rivoluzione tanto attesa arriverà subito, spiega in un’intervista con HuffPost Andrea Battista, amministratore delegato di NetInsurance, società insurtech italiana con sede a Roma. E non solo: “La tecnologia, per quanto sofisticata, non risolverà tutti i nostri problemi di punto in bianco. Non esiste un prima e un dopo. Ci saranno innovazioni graduali, che non faranno scomparire il concetto di rischio. Lo modificheranno senz’altro, ma non scomparirà”.

Che prima o dopo, alla fine, dovremo comunque fare i conti con l’annunciata rivoluzione, è indubbio. Lo dimostra anche l’avvio di un’indagine conoscitiva dell’utilizzo dell’AI nel mercato assicurativo annunciata ad inizio giugno dall’Ivass, l’Istituto per la vigilanza nelle assicurazioni. Nello specifico, “l’analisi – si legge nella lettera al mercato – è finalizzata a comprendere l’utilizzo degli algoritmi di Intelligenza Artificiale in processi chiave come la profilatura dei clienti, la determinazione del prezzo delle polizze, la gestione dei sinistri, l’impiego di chatbot per l’assistenza alla clientela e il cross selling”.

Dott. Battista, come e quanto l’AI sta cambiando il mondo delle assicurazioni?

Vuole la verità? Al momento non sta cambiando quasi nulla. C’è un enorme gap tra quanto se ne parla e quanto la si applica veramente, soprattutto in ambito insurtech. Il che non vuol dire che non sia prospetticamente rilevante. Ma al momento in cui ne parliamo, giugno 2022, non è la rivoluzione di cui si parla sui media. Detto questo: l’Ivass fa benissimo ad occuparsene.

Ho capito bene? È più un hype che altro?

Più che altro non è stato un cambiamento così radicale, almeno fino ad oggi. Sono tecnologie orizzontali, che possono investire tanti settori, che vanno ancora calate verticalmente in ambito assicurativo. Siamo ancora alle prime luci dell’alba.

Di quest’alba quali sono le prospettive?

Non di breve periodo. Chi pensa che siamo all’ultima chiamata è fuori strada. Ci sarà tempo, le cose cambieranno progressivamente.

In quali aree?

Fino ad oggi l’impatto è stato trascurabile perché molte applicazioni dell’AI sono state fatte, noi di NetInsurance inclusi, sulle polizze instant. Un mercato molto piccolo. Inoltre, ci siamo accorti di essere di fronte ad una tecnologia troppo sofisticata per prodotti così semplici.

Ho letto che una delle applicazioni più diffuse dell’AI in ambito assicurativo è nella profilazione dei clienti…

Sì, in questo ambito funziona, o funzionerà, più o meno così: definisco un modello per interpretare i dati di un cliente. E sulla base dell’evoluzione dei dati il modello cambia. Si chiama modello predittivo dei comportamenti sulla clientela: quel dato cliente, sulla base di quello che sappiamo oggi, dovrebbe comprarmi tot polizze salute, tot polizze casa, tot polizze auto ecc.

Secondo il dossier di Pictet “grazie alla capacità di analizzare enormi quantità di dati, l’AI comporta un cambio di approccio, dall’attuale rileva e ripara al prossimo prevedi e previeni. Che significa?

Io direi più rileva e prevedi. Farei un mix equilibrato tra le due cose. Personalmente rifuggo un po’ da questa visione del c’è un prima e un dopo. Un’epoca primitiva e un’epoca tecnologica. Vedo sicuramente tante evoluzioni in arrivo e sicuramente questa tecnologia consente di autoadattarsi ad un contesto sempre più complesso. L’AI, o meglio il Machine Learning, è un’innovazione importante, ma non è una cosa che cambierà i destini del settore assicurativo. Prima di avere un impatto rilevante, di tempo ce ne vorrà.

Come cambia il concetto di rischio con l’AI?

Al riguardo circola da tempo una tesi folle secondo me. C’è chi dice: grazie a Big Data e Machine Learning conosciamo sempre di più la realtà. Quando avremo ancora più dati e modelli sofisticati, di fatto il rischio sarà ridottissimo e praticamente non esisterà più. E le compagnie assicurative, facendo morire il rischio, si saranno tagliate il ramo sul quale sono sedute.

Qual è la sua visione al riguardo?

È opposta. Tanto più sono sofisticati gli strumenti, tanto più coglierò nuovi rischi che oggi non sono in grado – o non so – valutare. Per usare il vecchio paradigma neoclassico, da incertezza alcune cose si trasformeranno in rischio. La realtà però evolve, non potremo mai veramente starci dietro. E quindi il rischio, bene o male, rimarrà al livello di oggi. Sofisticando gli strumenti che abbiamo a disposizione cerchiamo di leggere meglio la realtà. Ma questa non è mai fissa. Il rischio anche. Si evolve, si integra.

Un’ultima cosa: ho letto che con l’AI i prodotti assicurativi sono sempre più personalizzabili, se non addirittura individuali…

Alla previsione che diventeranno individuali non ci credo molto. Personalizzabili sì. Individuali significherebbe avere una quantità tale di dati su ogni singolo soggetto impossibile da ottenere. Comunque: un altro aspetto di cui non abbiamo parlato, per nulla secondario, sono le fonti dei dati. Senza quelli la macchina, il modello, non fa nulla. L’Internet of Things può essere un fonte strategica di dati. E io credo fortemente nella combinazione tra IoT, Machine Learning e Big Data. Non credo che però grazie a tutte queste novità arriveremo ad un rischio personalizzato. L’idea che c’è dietro è sempre questa convinzione positivista secondo cui l’uomo è vissuto fino ad oggi nelle caverne ed ora, grazie al Machine Learning, conosceremo tutto. Purtroppo non è così, perché le nostre limitazioni alla conoscenza sono legate alla natura imperfetta di esseri umani.

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