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L’Iran, contro le proteste, non trova di meglio da fare che limitare internet

È per cercare di arginare tutte le iniziative seguite alla morte di Mahsa Amini

22/09/2022 di Redazione

La notizia della morte di Mahsa Amini, una giovane iraniana deceduta in seguito a un violentissimo arresto da parte della sedicente polizia morale per non aver indossato il velo, ha sicuramente sconvolto la comunità internazionale. L’Iran ha alzato la voce: sono state tantissime le donne che, per solidarietà, dopo la morte della giovane, hanno girato dei video di protesta, senza velo e mostrando il gesto del taglio dei capelli. Video che si sono diffusi sui social network. Per questo motivo, il governo iraniano non ha trovato nulla di meglio da fare se non limitare l’accesso a internet. Lo ha certificato NetBlocks, che monitora l’utilizzo di internet in tutto il mondo.

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Iran limita internet dopo il caso di Mahsa Amini

Whatsapp e Instagram sono stati oggetto di restrizioni in Iran. Teheran ha, del resto, bloccato già Facebook, Telegram e Twitter. L’unico modo per aggirare le limitazioni è stato quello, per i cittadini iraniani, di installare una VPN sui propri dispositivi e collegarsi a internet, senza sorveglianza da parte del governo di Teheran. Addirittura, nel Kurdistan iraniano, è stata segnalata non soltanto una limitazione d’accesso alle principali piattaforme social, ma addirittura un blocco totale della rete, che ha impedito ai cittadini anche di informarsi in maniera alternativa rispetto alle informazioni passate dai media statali.

Media statali che, a loro volta, sono stati bersaglio – nei giorni scorsi – di attacchi da parte del collettivo di Anonymous, che ha voluto offrire il proprio contributo informatico a tutti coloro che stavano lottando per rivendicare i propri diritti. Le tensioni in Iran sono palesi. L’unico modo per evitare che emergano ancora di più agli occhi della comunità internazionale è quello di limitare, per i cittadini, l’accesso a internet. Ed è davvero incredibile che, in un momento di così grandi cambiamenti, dove internet viene percepito come un bene primario, la comunità internazionale possa permettere a uno stato di compiere questa operazione.

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