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Sony FE 24-70mm F2.8 GMaster II, minor peso e più funzioni, soprattutto per videomaker

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Sony FE 24-70mm F2.8 GMaster II, minor peso e più funzioni, soprattutto per videomaker

Sony ha aggiornato il suo zoom standard FE 24-70mm F2.8 GMaster, introducendo (a circa sei anni di distanza dall’originale) la versione Mark II (SEL2470GM2).

Come nel recente caso del 70-200mm, il produttore giapponese capitalizza il know-how acquisito in questi anni e, forte di una generazione di vantaggio rispetto ai sistemi mirrorless di Canon e Nikon, con la versione Mark II va ad affinare un prodotto già diffuso e apprezzato.

I capisaldi dello sviluppo di questa nuova ottica sono stati: miglioramento delle performance, sia ottiche sia autofocus, per sfruttare al massimo i corpi macchina di nuova generazione; più attenzione all’ambito video, tanto in termini funzionali (ridotto focus breathing) quanto ergonomici (frizionamento zoom regolabile); riduzione di peso e dimensioni.

Quest’ultimo è anche il miglioramento più facilmente percepibile. Con i suoi 695g e circa 120mm di lunghezza in posizione collassata, infatti, si distingue nettamente sia dalla versione precedente (886g, 136mm) sia dall’equivalente Canon RF (900g, 126mm), mentre l’equivalente Nikon Z risulta meno distaccato (805g, 126mm).    

Buona parte del merito di questa cura dimagrante va all’utilizzo di elementi speciali, di cui il FE 24-70 mm F2.8 GM II è letteralmente farcito. In uno schema ottico estremamente complesso per uno zoom standard – parliamo di 20 lenti in 15 gruppi – troviamo infatti la bellezza di 5 lenti asferiche (tre “standard” e due XA), due elementi a bassa dispersione ED (tra cui l’elemento frontale) e altri due Super ED.

L’elemento frontale è rivestito con fluorite, per favorirne la pulizia (la fluorite tende a repellere acqua, olii e altri contaminanti), e non manca il trattamento antiriflesso Nano Ar Coating II.  
Dal punto di vista costruttivo, il nuovo FE 24-70 mm F2.8 GM II si distingue per una dotazione molto ricca. È presente innanzitutto una piccola ghiera dei diaframmi (circa 12mm, parzialmente zigrinata), che mancava nella prima generazione.

A questa ghiera sono associati due selettori. Il primo, IRIS LOCK, consente di bloccare la ghiera dei diaframmi in posizione Auto o, viceversa, di impedire il raggiungimento della posizione Auto se ci si trova in una posizione di regolazione manuale. Il secondo è l’ormai classico CLICK ON/OFF, che permette di passare da un azionamento discreto (in passi di 1/3 EV) a uno continuo, più adatto alla ripresa video.

Salendo, si trova l’ampia ghiera di zoom, circa 28mm quasi completamente rivestiti in gomma antiscivolo. Anche questa ghiera ha un selettore associato, ed è una novità di questo modello: si tratta del selettore SMOOTH/TIGHT, che ne rende il movimento dello zoom più duro o più morbido. È una soluzione particolare. In altre occasioni ci è capitato di vedere un frizionamento regolabile, ma con continuità.

In questo caso, invece, è possibile scegliere solo uno dei due estremi, con il più morbido che è pensato espressamente per favorire la ripresa video, e risulta a nostro avviso troppo morbido per la fotografia (lo zoom tende a scivolare per gravità), e il più duro che effettivamente è forse un poco troppo duro, ma in ogni caso preferibile al primo.    
L’ultima ghiera è quella di messa a fuoco, by-wire, di circa 20mm. Molto fluida, si può ruotare facilmente con il solo dito indice, ma è comunque abbastanza consistente da non generare rotazioni involontarie (anche grazie alla posizione avanzata).

Tra le due ghiere, si trovano anche il selettore AF/MF e due pulsanti programmabili, ruotati di 90° e sistemati in posizione tale da essere perfettamente raggiungibili con il pollice della mano sinistra quanto la macchina è in posizione orizzontale o verticale.

Data la focale, Sony ha scelto di non aggiungere uno stabilizzatore. Bisogna comunque ricordare come tutti i recenti corpi macchina Sony siano stabilizzati, e ovviamente anche per questo il costruttore può permettersi di rinunciare alla stabilizzazione in-ottica per alcune focali non critiche.   

La qualità costruttiva è indubbiamente buona ma, a differenza di altre ottiche professionali, va sottolineata la scelta del barilotto estensibile, non comune in obiettivi di questo livello. Per quanto la costruzione sia buona, il barilotto interno in plastica è inevitabilmente soggetto a usura e, con essa, a incrementi di “gioco” e impuntamenti. Proprio (e solo) per questa scelta, non abbiamo avuto quella sensazione di robustezza granitica che abbiamo sperimentato con altre ottiche Sony GMaster. A titolo personale, avremmo senza dubbio preferito una soluzione a zoom interno, anche a fronte di un’ottica qualche centimetro più lunga. 

La messa a fuoco è affidata a 4 motori lineari XD (eXtreme Dinamyc), esattamente come il fratello maggiore 70-200mm. Per un 24-70mm le prestazioni AF sono verosimilmente meno importanti ma, a scanso di equivoci, Sony ha deciso di dare anche allo zoom standard prestazioni all’altezza della sua A1. Oltre che fulminea, la messa a fuoco è molto silenziosa, e, sempre a beneficio dei filmmaker, caratterizzata da ridotto focus breathing e ad azionamento lineare (identico movimento per identico angolo di rotazione), cosa che favorisce la ripetibilità del risultato con messa a fuoco manuale.  

Sempre a proposito di messa a fuoco, e come tutte le ottiche Sony di ultima generazione, anche l’FE 24-70 mm F2.8 GM II è caratterizzato da una distanza minima di messa a fuoco molto ridotta (21-30 cm, in funzione della lunghezza focale), che si traduce in un ingrandimento massimo sopra la media – in questo caso, 0,32x a costante (da confrontare con 0,24x @ 70mm della versione precedente).

Il diaframma è a 11 lamelle e si chiude fino a f/22, e il diametro filtri è pari a 82mm. A proposito di filtri, segnaliamo anche il nuovo design del paraluce, con finestra inferiore, per consentire l’uso di polarizzatori e simili.   


Nitidezza eccellente già alla massima apertura. Sopra: f/2.8. Sotto: f/5.6 (miglior risultato). Ingrandimento 200%.

Messo alla prova sulla Sony A1, che con i suoi 50 Mpixel rappresenta ovviamente un banco di prova impegnativo, il nuovo 24-70mm ha certamente mantenuto le promesse in termini di nitidezza e livello di dettaglio.

Entro una generosa area centrale d’immagine, si osserva una risoluzione strepitosa, con questo (tipico) andamento generale: potere risolvente massimo a 24mm e decrescente verso le focali maggiori; miglior diaframma di lavoro f/5.6; differenze tra f/5.6 e apertura massima minime alle focali inferiori, più evidenti al crescere della focale – ad esempio, a 35mm si passa da poco meno di 5500 LW/PH @ f/5.6 a 5180, mentre a 70mm si parte da poco meno di 4900 LW/PH @ f/5.6 per arrivare a poco più di 3900 LW/PH a tutta apertura.


Sopra: confronto tra f/2.8 (sinistra) e f/5.6 (destra). In entrambi i casi, la lunghezza focale è 70mm. Sotto: ingrandimento al 200% del particolare a f/2.8.

La differenza tra centro e bordi estremi è percentualmente rilevante – ad esempio, considerando ancora i 70mm, che rappresentano l’estremo più debole, il punteggio MTF al centro spazia tra 3900 e circa 4900 LW/PH, mentre ai bordi tra circa 3100 e 3250 LW/PH. Invitiamo chi fossero portato a denigrare questo risultato a valutare il dato assoluto. Oltre 3000 LW/PH sono un punteggio eccellente ai bordi del fotogramma, come crediamo ben testimoniano i sample in questa pagina.

Semmai è utile sapere, per il fotografo che userà quest’ottica, che se a 70mm c’è poca differenza tra i primi tre diaframmi, alle focali inferiori si guadagna molto diaframmando di un paio di stop. Sempre a titolo di esempio, a 35mm, chiudendo il diaframma fino a f/5.6, si superano ancora le 4800 LW/PH!

Alla massima apertura, la vignettatura è molto pronunciata a 24mm, dove la caduta di luce supera i 3 EV agli angoli a tocca 1,5 EV ai lati sinistro/destro del fotogramma, e non è affatto trascurabile nemmeno a 70mm, dove fa segnare circa -2EV agli angoli e -3/4EV ai lati. Se, poi, a 70mm basta chiudere il diaframma di uno stop per risolvere il problema, a 24mm, ancora a f/5.6, si perdono ancora 1,6 EV agli angoli e 2/3 di EV ai lati.      

Sempre sotto controllo l’aberrazione cromatica laterale, il cui valore massimo non raggiunge mai il singolo pixel. Più visibili invece, come per altre ottiche Sony, le distorsioni, che si presentano sottoforma di barilotto piuttosto evidente all’estremo gradangolare (-2,5% circa), per poi cambiare segno piuttosto velocemente e arrivare a un +1,5% circa all’estremo tele. Soprattutto quest’ultimo dato potrebbe essere migliore ma, come sempre, la disponibilità di un profilo specifico rende ormai le distorsioni un difetto poco importante.

A livello visivo, ciò che abbiamo notato maggiormente è l’effetto cipolla, che le lenti XA avrebbero dovuto eliminare, ma che risulta invece ben visibile. Più in generale, troviamo lo sfocato di questo obiettivo un pizzico troppo “duro” e, pur più che buono in assoluto, non esattamente all’altezza della fama delle ottiche G Master.

Tirando le somme,  il GMaster FE 24-70mm F2.8 Mark II è un ottimo obiettivo, che però non ha saputo farci davvero innamorare. Come già accaduto per il 70-200, per i fotografi i vantaggi rispetto alla generazione precedente sono soprattutto fisici. Molto evidenti ma, per un obiettivo di questa tipologia, meno importanti – parliamo, in assoluto, di circa 200g di risparmio. Avremmo senza dubbio preferito un cambio di direzione e un design a zoom interno. Molto più interessante, invece, per i videomaker, che beneficeranno di una serie di importanti ottimizzazioni non disponibili nella versione precedente.

Il Sony GMaster FE 24-70mm F2.8 Mark II è già disponibile al prezzo di listino di 2400 Euro.
Fonte: http://feeds.hwupgrade.it/

 

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