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Delirio di onnipotenza? Imbecillità bella e buona? Sta di fatto che gli Stati Uniti sembrano aver fatto i conti senza l’oste. I conti riguardano l’uranio per tenere in funzione le loro centrali nucleari e le terre rare indispensabili per mille tecnologie, comprese quelle belliche. Gli osti, rispettivamente, sono la Russia e la Cina, che ne controllano sostanzialmente i mercati.

I due osti in questione sembrano fra loro legati come non mai. Con la guerra in Ucraina, gli USA hanno cercato di tagliare in due il mondo anche dal punto di vista degli scambi commerciali. Da una parte, essi stessi, il cosiddetto Occidente e il mondo globalizzato. Dall’altra la Russia, trasformata in un paria della comunità internazionale. Le cose però non stanno andando in quel modo. La Russia non è sola e non è affiancata solo dalla Cina. E nella fetta del mondo che si sta allontanando dagli USA risiedono appunto l’uranio per le centrali nucleari e le ancora più indispensabili terre rare. Saranno il loro tallone d’Achille almeno nell’immediato futuro.

Negli Stati Uniti, circa il 20% dell’energia elettrica viene prodotta da centrali nucleari. Per funzionare, esse richiedono combustibile a base di uranio arricchito. La Russia possiede il 46% della capacità mondiale di arricchimento dell’uranio. A livello globale, si trova in una posizione forte almeno quanto per il gas in Europa. E se a proposito dell’uranio arricchito la Russia decidesse di indirizzare agli USA un bel ciaone?

Ancor più complicata la dipendenza statunitense dalla Cina per le terre rare, dato che sono indispensabili anche per gli armamenti e alla Cina fa capo il 90% della produzione mondiale. Ma la Cina è un potenziale (sempre meno potenziale?) nemico degli USA, almeno per la questione di Taiwan e poi forse anche per la sua sempre meno sotterranea aspirazione ad un mondo multipolare.

Le terre rare sono un gruppo di 17 elementi chimici di cui pochi conoscono i nomi – lantanio, cerio, praseodimio, neodimio… – ma che tutti maneggiamo nel quotidiano. Servono per telefonini, computer, touch screen, apparecchiature mediche, turbine eoliche e tante altre apparecchiature ad alta tecnologia. In ciascuno di questi dispositivi ce ne vuole pochissimo: ma quel poco ci vuole assolutamente.

La stessa cosa vale anche per gli armamenti. Non si può in nessun modo fare a meno di piccole quantità di terre rare per costruire le armi di cui gli USA sono particolarmente orgogliosi: caccia F-35, carri armati M1Abrams, missili terra-aria. Ma le terre rare sono indispensabili anche per le apparecchiature informatiche che presiedono alla gestione delle armi. Addirittura le umili radio portatili dell’esercito non funzionano senza terre rare.

Uranio per le centrali nucleari e terre rare, come gli USA hanno potuto pensare di tagliare in due il mondo globalizzato senza risentirne? Sul mondo globalizzato tutto intero erano (e sono) applicati come una sanguisuga, succhiandone linfa vitale…

Sta di fatto che i politici, a quanto pare, non ci hanno badato, o forse hanno pensato che per gli USA il ruolo di sanguisuga fosse immutabilmente scritto negli astri. Al Pentagono sono più concreti, se non altro per la faccenda delle armi. Hanno firmato un contratto con la società australiana Lynas per aprire in Texas un impianto dedicato alla lavorazione delle terre rare. Comincerà a funzionare fra tre anni. E se nel frattempo anche la Cina dicesse ciaone?

GIULIA BURGAZZI

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