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lunedì 10 marzo 2014

VECCHI FARMACI TRAVESTITI DA NUOVI: COSI’ LE MULTINAZIONALI ALZANO I PREZZI

Dosaggi cambiati e micro-modifiche, le strategie per battere i generici. Basta un milligrammo in più per ottenere il brevetto. Ma l'efficacia del medicinale resta spesso la stessa. Gli espedienti, quasi sempre legali, sono controproducenti: le vere novità rischiano di perdere valore.

A volte basta un piccolo particolare, un milligrammo appena e via, un vecchio farmaco sul punto di diventare generico si trasforma in un prodotto nuovo di zecca, da vendere ovviamente a un prezzo adeguato.
Big Pharma spinge continuamente verso il profitto e non fa prigionieri. Mette sul mercato medicine nuove, in grado di combattere malattie un tempo incurabili, ma anche doppioni travestiti da novità grazie a trucchi ormai noti ma difficili da neutralizzare, perché quasi sempre vengono rispettate le leggi.
Non c'è bisogno di arrivare agli estremi del caso Avastin-Lucentis, basta molto meno per aumentare la spesa farmaceutica e quindi i fatturati.

E poco male se vecchi medicinali ancora utili escono di produzione o molecole davvero innovative perdono il loro reale valore nel calderone di false o mezze novità.
http://managementeconsulting.it/cms/2013/04/nuovi-medicinali-a-passo-di-lumaca/

Quel milligrammo ha regalato mesi di nuova giovinezza al Procaptan (principio attivo: perindopril) della Stroder, un farmaco efficace contro l'ipertensione.
Quando il brevetto è scaduto e sono entrati sul mercato i generici a base del principio attivo perindopril, il produttore ha avuto un'idea. Ha cambiato i dosaggi da 4 e 8 milligrammi a 5 e 10, di fatto creando un nuovo farmaco.
Così quando il medico scrive sulla ricetta Procaptan il paziente non può chiedere al farmacista il generico, come avviene per altri medicinali di marca con il brevetto scaduto, e il sistema sanitario spende 20,69 euro invece di 7,14.
Proprio in questo periodo stanno entrando in commercio versioni "low cost" con il nuovo dosaggio del prodotto di marca.
Cambiare il peso è solo uno dei sistemi per continuare a vendere un farmaco ormai vecchio a prezzo alto.
Altre tecniche prevedono la combinazione tra molecole diverse, che solo in alcuni casi può essere davvero utile per il paziente, oppure il cambiamento dei tempi di assorbimento dell'organismo, creando magari un effetto "retard" (ad azione prolungata). Anche qui il risultato può non dare alcun beneficio ma solo influire sui costi.
Il sistema forse più utilizzato è quello di mettere in commercio un nuovo farmaco molto simile a quello per cui sta scadendo il brevetto. Per ricominciare da capo, promuovendo al massimo solo il prodotto più recente e spingendo i medici a prescriverlo.
È quello che è successo per il gabapentin (nomi commerciali: Neurontin, Gralise, Horizant, Gabarone, Apentin, Gabexine) e il pregabalin (Lyrica).
Ad esempio, un alto dirigente della rete di vendite suggerì ai rappresentanti come incentivare l'acquisto del Neurontin: "Neurontin per il dolore, Neurontin per la monoterapia, Neurontin per i disturbi bipolari, Neurontin per tutto." (*)
Si tratta di due principi attivi molto simili che si usano contro il dolore neuropatico.
Il primo (gabapentin) è più vecchio, e quando è il brevetto è scaduto il produttore, la Pfizer, ha messo sul mercato il secondo (pregabalin), ben più caro, organizzando campagne pubblicitarie martellanti e mettendo pure in piedi un sito insieme a medici di famiglia e Cittadinanzattiva che oggi non è più in rete. Il risultato?
Lo ha scritto l'Aifa nel suo rapporto sul consumo dei farmaci del 2011: "Il pregabalin, farmaco antiepilettico utilizzato quasi esclusivamente nel trattamento del dolore neuropatico cronico, registra un costante aumento della prescrizione (+13,5%) e della spesa (+13,8%) nonostante dagli studi clinici emerga un'efficacia limitata e comunque non superiore a quella di farmaci meno costosi, come il gabapentin, prescritto in quantità molto inferiori".
Le cose, insomma, sono andate piuttosto bene.

Lo stesso percorso ha fatto, ormai molti anni fa e con un certo successo chi produceva (più aziende farmaceutiche) l'omeprazolo (nomi commerciali: 
Prilosec, Prilosec OTC, Zegerid ) contro i problemi gastrici e poi ha messo sul mercato l'esomeprazolo (nomi commerciali: Nexium, Ariliar, Axagon, Emanera, Esopral, Lucen), una molecola molto simile, entrambe utilizzate per i disturbi gastrici e l’ulcera gastroduodenale.

Ma i casi sono tanti.

Nel campo della psichiatria, ad esempio, c'è quello degli antidepressivi citalopram (Celexa), più vecchio, e escitalopram (nomi commerciali:Lexapro, Cipralex, Entact)  venduto da Lundbeck Italia e Recordati, che hanno la stessa molecola ma una configurazione diversa.
Simile la vicenda delle statine, che contrastano il colesterolo. Via via che perdevano i brevetti venivano rimpiazzate da prodotti nuovi.
Il meccanismo sta per incepparsi, perché l'ultimo farmaco di questa classe ad essere in esclusiva, ancora per poco, è la Rosuvastatina (nomi commerciali: Crestor, Provisacor, Simestat )

E se non è possibile creare un nuovo medicinale per sostituire quello troppo vecchio si fanno manovre per ritardare i generici. È successo sempre alla Pfizer, multata dall'Antitrust (authority per la concorrenza e il mercato) per 10,6 milioni di euro per abuso di posizione dominante. La decisione è stata confermata il mese scorso dal Consiglio di Stato. Aveva ostacolato l'ingresso dei prodotti a basso costo per continuare a vendere il suoXalatan (p.a. latanoprost) contro il glaucoma.
http://www.sanita.ilsole24ore.com/art/giurisprudenza/2014-01-16/PFIZER_MULTA_CASSAZIONE-060956.php?uuid=Abcx1dGJ

Ed è anche’ quello che è successo al Glivec un farmaco costosissimo utilizzato nella cura di alcune forme di tumore.
La Novartis, colosso svizzero della farmaceutica (rientra tra le quattro maggiori industrie del farmaco mondiali), si è battuta a suon di carte, tribunali e ricorsi, con una nazione che nell’immaginario collettivo è “povera” ed arretrata, l’India (che in realtà è una delle potenze mondiali emergenti ed è molto meno arretrata di quanto si creda).
Questa, allo scadere del brevetto, ha modificato leggermente la composizione del farmaco, ottenendo così una nuova molecola. Gli effetti e la validità restano praticamente identici ma quella piccola modifica, avendo valore giuridico, permette alle aziende di spacciare per “innovativi”, dei farmaci che in realtà esistono da tempo e ed hanno innovato molto poco (o nulla), prolungando i benefici del brevetto, continuando ad avere l’esclusiva della vendita e del guadagno di quella sostanza.
Le industrie indiane hanno iniziato a produrlo per conto loro ed è a questo punto che la Novartis ha protestato chiedendo fosse rispettato il diritto alla “proprietà”, appoggiandosi soprattutto alla modifica del prodotto iniziale.
Dopo sei anni di battaglie legali fatte di documenti, ricorsi, perizie e cavilli giuridici, alla fine la Corte Suprema indiana ha negato alla Novartis l’esclusività di produzione del Glivec. Potrà continuare a produrlo ma potrà farlo anche l’industria nazionale ed è chiaro che, a quel punto, economicamente converrà sicuramente l’acquisto “casalingo”.
La “lezione” indiana quindi, non servirà solo agli abitanti di quel paese ma anche a tutti noi, ma ad una sola condizione, quella che tutti i paesi combattano le speculazioni sanitarie, in caso contrario le aziende farmaceutiche abbandoneranno le nazioni più “rigide” nei regolamenti per investire in quelle che permettono di giocare con i prezzi e con la salute.

Nella ricerca del fatturato, inoltre, Big Pharma lascia indietro medicine che sarebbero ancora efficaci, come alcuni vecchi chemioterapici antitumorali. Gli oncologi li richiedono perché possono funzionare per alcuni pazienti ma non riescono a reperirli. La scarsa domanda ha interrotto la produzione. Più volte si è parlato di produrli in strutture pubbliche in Italia, come l'Istituto farmaceutico militare di Firenze, ma i progetti non sono andati in porto.
Una situazione che rischia di far perdere di vista, per assurdo, la potenza innovativa di certi nuovi farmaci biologici, che vengono messi in commercio dopo studi che li confrontano al placebo e non alle vecchie molecole.

L'inseguimento del profitto ha i suoi effetti collaterali.

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Fonte: repubblica.it
di Michele Bocci
Roma, 6 marzo 2014    

Maximulta Antitrust a Roche e Novartis: accordo per spartirsi mercato, con danno ai malati
Fonte: repubblica.it
Di Roberto Mania
5 marzo 2014

(*) "La verità sulle case farmaceutiche" (sui conflitti di interesse)Marcia Angell, direttrice per oltre vent'anni del New England Journal of Medicine. Tratto da “The New York Review of Books, vol. 56 n.1, del 15 gennaio 2009.
                                                                                                                    

1 aprile 2013 - India, sì all’anti cancro low cost. Novartis perde il ricorso sul brevetto


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The cancer
Di admin P.M.
Lunedi 10 marzo 2014

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